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Nuovi messaggi dei lettori per ricordare Graziano "Dado" Scialpi PDF Stampa E-mail
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Ristretti Orizzonti, 21 ottobre 2010

 

Graziano Scialpi fa parlare molto di sé ora che non c'è più, magari aveva bisogno di più attenzioni prima ma se ci sono delle riflessioni ora speriamo almeno servano per coloro che in carcere soffrono ancora e che magari potranno essere ascoltati nel rispetto della loro dignità di uomini, indipendentemente dal loro colore, dal loro credo e dalla loro "cattiveria"; tra le molte cose scritte su Graziano le note più sincere mi sembrano quelle di Paola che dice: Mi mancherà la sua "cattiveria" ... Graziano brillante, intelligente, sarcastico e "cattivo", inquieto, sofferente ... Quante cose da mettere insieme! Che difficile con tutto questo bagaglio avere un po' di pace, una sua ideazione grafica per una t-shirt diceva appunto Non c'è libertà senza pace ...
Graziano negli ultimi giorni della sua vita ha avuto a fianco i famigliari e le persone con cui aveva lavorato e condiviso questi anni difficili e intensi, che gli hanno dato affetto (come Paola appunto) e lui, anche se sofferente, è sempre stato ironico, provocatorio, con un turbine di idee ed emozioni irrequiete e lontane dalla pace, lui era così ...
Lo spiritello di Graziano è rimasto tra di noi con le sue tante vignette e se devo immaginarlo lo vedo come un folletto sopra una nuvola a fare battute e sarcasmo su di noi ... lui e Dado ... alla faccia di questo mondo dove pace e giustizia sono parole inflazionate e a volte piene di retorica.

Sabrina Galiazzo
Coop. Soc. AltraCittà


Sono addolorata per la morte di Graziano, persona colta e comunicativa con la quale più volte abbiamo cercato di far riflettere gli studenti su quanto sia importante il rispetto dei diritti del detenuto e la presenta nelle carceri di un vigile garante di essi.

Anna Lucia Pizzati


Voglio anch'io fare arrivare a tutti voi della Redazione il mio saluto per la morte di Graziano. "Tra vita e morte non c'è separazione; solo perdono" ha scritto Davide Ferrario nel suo romanzo "Sangue mio", ma in questo caso è assai difficile trovare pacificazione perché prevalgono soprattutto sgomento e rabbia. Insieme a un sentimento di solidarietà per voi e Ornella sento il dovere di non dimenticare (oltre a far circolare la notizia tra i miei contatti, chiederò ai ragazzi che frequentano il laboratorio di scrittura di Rebibbia dei commenti scritti da mandarvi). Un caro saluto.

Luciana Scarcia


Carissimo Francesco, carissimi tutti della redazione di Ristretti Orizzonti, ho visto le vostre mail e ho letto nei giornali della vicenda di Graziano Scialpi. Vi ringrazio per le vostre domane difficili, profonde e per il vostro ricordo di Graziano, che ho conosciuto e apprezzato per il suo percorso, per le sue vignette e le sue riflessioni che ci aiutano a scavare dentro di noi, il nostro vivere e soffrire. Graziano ci ha aiutato con i nostri giovani a compiere percorsi veri di ascolto, conoscenza, crescita umana, e di questo gli saremo sempre grati. Mi dispiace molto per il modo in cui ci ha lasciati e mi dispiace ancor più per non essere riuscito a farmi sentire prima. Purtroppo sono alle prese con un bilancio difficilissimo da fare, con problemi nuovi conseguenti le scelte a dir poco avventate di ministri e governi a Roma come a Venezia che ci mettono letteralmente con le spalle al muro. Mi scuso e Mi unisco a tutti voi nel ricordo di Graziano.

Claudio Piron


Ho conosciuto Graziano Scialpi all’inizio della mia attività al polo universitario. Era iscritto alla facoltà di lettere e quindi non era propriamente un mio studente, ma la sua intelligenza, le sue battute feroci, il suo sorriso ironico mi hanno subito incuriosito. Abbiamo presto scoperto che ci piaceva parlare di storia e di politica, che ci piacevano gli stessi libri e le molte conversazioni, accompagnate da molte sigarette, hanno fatto sorgere una reciproca stima e una buona amicizia. Graziano mi ha insegnato molto: ero una neofita del carcere e lui mi ha fatto capire tante cose con la sua acuta lucidità, priva di retorica e vittimismo. Certamente ho avuto da lui più di quanto io sia riuscita a dargli. Era difficile dare qualcosa a Graziano: non aveva certo bisogno di aiuto nello studio, visto che la sua cultura e la sua intelligenza gli permettevano di superare ogni esame senza difficoltà; e non voleva conforto. Spero almeno di essere riuscita a fargli sentire il calore della mia amicizia. Graziano aveva una dote rara, rara nel mondo di “fuori” e ancora più rara “dentro”: non praticava tecniche di autoinganno. Guardava le cose in faccia e le vedeva per quel che sono: in altre parole, gli piaceva la verità. Non era mai indulgente, non con gli altri a cui non sapeva risparmiare il suo sarcasmo, ma ancora meno con se stesso. E’ forse per questo che non è mai riuscito a trovare un po’ di pace. Solo una volta ho creduto di vederlo cercare una briciola di serenità; ricordo un caffé bevuto insieme, quando da poco era stato ammesso al lavoro esterno: raccontava dei suoi progetti e sembrava lasciarsi andare alla voglia di vivere. Ma forse mi ero illusa di vedere quello che speravo e invece non c’era; il tormento ha finito per prevalere. E poi la malattia, quando non gli volevano credere, e lui diceva che voleva studiare ma i dolori non gli lasciavano tregua neppure per leggere una pagina. E poi l’ospedale, la diagnosi e lui “Sono ottimista, perché non riesco a pensarmi morto”. Graziano, adesso siamo noi che non riusciamo a pensarti morto. Addio.

Rosanna Tosi


È difficile scrivere qualcosa in ricordo di chi solo un mese fa diceva di essere pronto a intraprendere il programma di recupero da una malattia che lo aveva costretto a tanta sofferenza, ma che senz’altro pensava sarebbe stata meno forte di lui. Quando lo vidi in ospedale tremava di dolore: mi disse sorridendo di attendere solo un attimo, poi sarebbe passato, forse, e certo avremmo potuto chiacchierare un po’. Era da molto che non lo vedevo: da quando le mie visite al carcere si erano diradate per altri impegni e da quando soprattutto lui non era più al Polo Universitario, dove l’avevo conosciuto. Era stato uno dei primi che mi era capitato di incontrare quando, su incarico della Facoltà di Giurisprudenza, avevo cominciato a seguire la preparazione agli esami degli studenti del carcere. Ascoltava da lontano le conversazioni giuridiche e spesso sorrideva tra sé, forse compiaciuto di studiare un’altra materia! Parlava poco del suo passato e amava piuttosto commentare con noi, con arguzia, a volte burbera, le vicende attuali delle quali era sempre informatissimo. Non ho mai conosciuto la sua storia prima di leggere il racconto che lui stesso ne ha fatto sulla rivista “Ristretti Orizzonti”, alla quale teneva molto. Un racconto che meriterebbe di essere riletto oggi, alla luce delle ultime vicende che hanno segnato la sua vita. Non l’ho mai sentito dire che era tutto un errore la sua presenza lì. Era sempre lucido, consapevole che un unico attimo di non lucidità aveva rovinato tutto. Parlava volentieri dei suoi genitori e dell’amore incondizionato che continuavano a manifestargli. Era la sua intelligenza a dargli la forza per trovare un senso nella vita, anche se questa trascorreva tra il carcere ed un lavoro esterno che certo ancora non era all’altezza della sua cultura. La sua intelligenza e la sua cultura erano, però, anche la fonte del suo tormento. Conservo l’impressione che fosse un uomo forte, con l’umana debolezza di una sigaretta di troppo alla quale aveva trovato il modo, astutissimo, di non rinunciare nemmeno sul letto di ospedale!

Matilde Girolami

 

 

 

 

 


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