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Giustizia: così il decreto legge Renzi-Orlando ha peggiorato la situazione delle carceri PDF Stampa E-mail
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di Maria Brucale

 

Il Garantista, 28 dicembre 2014

 

L'Europa ha richiamato l'Italia, il governo è intervenuto molto male. Continua il sovraffollamento, mentre è di difficile interpretazione la norma sul "risarcimento". le richieste sono state respinte o sono ancora in attesa di una risposta.

Prima ancora che entrasse in vigore il decreto "Renzi-Orlando", il Garantista si era soffermato sull'evidente criticità di una legislazione approssimativa, farraginosa e, nella sostanza, inutile che - mossa da un impeto riparatore di mera forma - sputava fumo negli occhi di una Corte Europea assai ben disposta ad accontentarsi.

La sentenza Torreggiani contro l'Italia, aveva rimarcato la drammaticità della situazione delle nostre carceri ed aveva posto delle linee guida intimandoci di predisporre un insieme di rimedi idonei a offrire una riparazione adeguata del pregiudizio derivante ai detenuti dal sovraffollamento carcerario.

Oltre ad individuare lo spazio minimo da destinare ad ogni persona ristretta dentro a una cella, la sentenza "pilota" si soffermava su una serie di condizioni che rendono la detenzione disumana e, dunque, inaccettabile e contraria ai parametri europei. "La pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità", grida la nostra Costituzione, ma nessuno la sente!

E così, nel determinare la qualità delle condizioni di vita intramuraria, occorre verificare, oltre ai metri quadri di vivibilità in gabbia, anche la qualità della luce esterna, gli spazi per l'attività fisica, l'accesso allo studio e alla lettura, alle cure sanitarie, l'igiene, la possibilità di godere di acqua calda, di ambienti salubri, di privacy.

L'Italia raccoglie le indicazioni di Strasburgo e sventola un programma di intenti di risarcimento e di cambiamento, urgente, immediato. L'Europa sospende la sanzione e proroga il tempo concesso. Ancora un anno per ripristinare (concetto suggestivo e ottimista, ripristino di uno status quo, meglio di no!) la legalità. Un anno per risarcire chi ha patito indebitamente una ingiustificabile afflizione suppletiva e rendere le carceri un luogo di pena che non mortifichi la dignità dell'uomo. 28 giugno, sei mesi fa.

Il decreto Renzi è ormai in vigore e promette all'Europa il cambiamento. E come? Risarcimenti in denaro, ben 8 euro per ogni giorno di tortura, per i detenuti tornati in libertà che sono stati costretti a vivere in uno spazio inferiore a tre metri quadrati, in violazione dell'articolo 3 della Convenzione dei diritti dell'uomo. Per chi è ancora detenuto, invece, verrà applicato uno sconto sulla pena residua pari al 10%. Il carcere minorile potrà ospitare persone fino a 25 anni, non più a 21 così ritardando l'ingresso dei non più "minori" nelle strutture carcerarie ordinarie e rallentando il sovraffollamento conseguente.

E subito caos. Gli uffici di sorveglianza, già traboccanti di istanze inesitate, vengono sommersi da una valanga di richieste. Ma come risarcire? La legge è ambigua e mal scritta: il "dies a quo"? Quando inizia il periodo di detenzione valutabile ai fini del risarcimento? Il pregiudizio deve essere attuale e perdurante? E se è cessato nel corso della carcerazione?

La tortura cessata è dimenticata? Se una persona è stata dieci anni detenuta in uno spazio infimo, in condizioni igieniche disperate e da pochi giorni è stata trasferita in una struttura che offra tutte le condizioni per rendere la detenzione in linea con i dettami europei, per quella detenzione inumana ormai "cessata", nulla è dovuto? La carcerazione patita in custodia cautelare, può determinare una decurtazione della pena ormai definitiva? Chi verifica le condizioni di inumanità della carcerazione? Chi dà conto della fruizione dentro le celle di spazi adeguati? Di una detenzione decorosa? I primi, numerosi provvedimenti partoriti dagli uffici di sorveglianza dichiarano l'inammissibilità delle istanze: non sono corredate dalle indicazioni che specificano in cosa esattamente sia consistita la violazione delle norme Cedu.

Provvedimenti pigri, in realtà, o solo non lungimiranti. I detenuti riproporranno le istanze, stavolta specificando la sofferenza patita che il magistrato dovrà comunque verificare interpellando la struttura penitenziaria. Il carico di lavoro aumenta a danno di tutti. Ma tant'è! Per il resto, una gran confusione. Sulla misura delle celle; sulla valutazione delle condizioni di vivibilità; sui criteri; sui soggetti deputati a specificare le condizioni di detenzione oggetto di accertamento e di ristoro.

Ad Alessandria il pregiudizio può non essere attuale, a Roma deve esserlo. Per qualcuno nello spazio abitabile rientra il letto che puoi comunque utilizzare. Un camerone di quindici persone è giudicato "a norma" calcolando nello spazio vitale anche il letto, quindici letti affastellati. Tante pronunce quante teste, e intanto i detenuti aspettano. Grandissima parte delle istanze rimangono, invece, non decise. Immobili.

Nel frattempo la Corte Europea respinge migliaia di ricorsi. Ormai in Italia i detenuti vengono risarciti, che senso avrebbe la tutela comunitaria? Sarebbe una duplicazione ormai indebita. La montagna ha, insomma, partorito il topolino. Ma l'anno di proroga è già a metà. I magistrati di sorveglianza constatano l'impossibilità di emettere provvedimenti armonici ed efficaci e - finalmente! - chiedono un'interpretazione autentica della normativa. Fioccano le interrogazioni parlamentari. Dal ministero della Giustizia arriva, per voce del vice ministro, ampia rassicurazione di interventi di chiarimento.

La situazione, intanto, è peggiorata se si pensa che tanta dispersione di energie ha provocato una definitiva paralisi degli uffici e il sonno eterno di istanze di ogni genere volte all'ottenimento di permessi, benefici, misure alternative al carcere. Mesi per avere risposta, per ottenere la fissazione di un'udienza, il deposito di un provvedimento, l'accesso ai propri diritti.

Gli istituti penitenziari sono ancora sovraffollati ed ospitano una popolazione di oltre il 20% superiore alle loro capacità. Lo spazio per persona raramente raggiunge i tre metri quadri, spazio ulteriormente ridotto dalla presenza di mobilio.

Le celle spesso sono fatiscenti e non riscaldate; la doccia è in comune per numerosi reclusi, servita da modesta possibilità di acqua calda, quando c'è; non ci sono spazi adeguati alle attività sociali all'esterno della cella; pochissimi privilegiati svolgono attività lavorative; non c'è alcun rispetto per l'igiene dei luoghi; spazi piccoli e maleodoranti fungono insieme da bagno e cucina e contengono latrina, lavabo, secchio per l'immondizia, secchi per fare il bucato e un tavolino dove poggiare fornelletti per cucinare, stoviglie e le poche provviste che è consentito e possibile conservare; non ci sono acidi per pulire la latrina e il pavimento col rischio sempre incombente di malattie infettive; manca la minima privacy anche nell'uso della latrina perché è solitamente proibito chiudere la porta dall'interno; l'illuminazione artificiale non è conforme alle norme in materia; non è presente un sistema d'allarme che permetta al detenuto di contattare il personale di custodia in caso di necessità o di urgenza.

D'estate il caldo è insopportabile e gli ambienti sono infestati da zanzare che stazionano infettandosi nelle latrine alla turca, nonché da mosche, blatte e formiche e non è consentito l'uso di insetticidi o di zanzariere; non c'è un frigo nelle celle né nei corridoi di pertinenza delle sezioni per cui è impossibile conservare il vitto. L'accesso alle opportunità tratta-mentali tutte patisce le conseguenze del sovraffollamento e così risulta pressoché virtuale la possibilità di incontrare psicologi, educatori, assistenti sociali, magistrati di sorveglianza; tempi lunghissimi di attesa sono necessari per visite specialistiche interne anche per patologie acute; struggenti sono i sacrifici imposti ai familiari che viaggiano per incontrare a colloquio i loro congiunti ristretti: tempi infiniti e mortificanti per accedere all'incontro, per pesare il cibo e il vestiario preparato con cura, per lasciare al loro caro il denaro da spendere all'interno del circuito; il vitto somministrato è scarso e di pessima qualità. Intanto l'Europa sta a guardare, in silenzio, aspetta mentre l'anno scorre sulla sofferenza dei detenuti, sulle loro attese, sulle loro speranze disilluse.

 

 

 

 

 


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