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Giustizia: a Natale in prigione ci si impicca. In silenzio. Frega niente a nessuno? PDF Stampa E-mail
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di Paolo Comi

 

Il Garantista, 28 dicembre 2014

 

Uno stava dentro per detenzione di droga. L'altro in attesa di giudizio. Siamo a 43 detenuti suicidi dell'inizio dell'anno. Il giorno di Natale, alle 7 di mattina, Cataldo Bruni, di 31 anni, si è impiccato con una corda rudimentale nel carcere di Trani (provincia di Bari).

Stava scontando una condanna per detenzione di sostanze stupefacenti: sarebbe uscito, per fine pena, a febbraio. Cataldo non ce l'ha fatta ad arrivare a febbraio. Ha preferito pagare con la vita la sua colpa. Qual era la sua colpa? Fare uso di cannabis. Qualcuno risponderà per questa morte?

Qualcuno sa di avercela sulla coscienza? Se il Parlamento avesse trovato nei mesi scorsi il coraggio di fare l'amnistia, e l'indulto, Cataldo sarebbe vivo. Ma il Parlamento questo coraggio non lo ha avuto e non lo ha.

Nella notte tra il 25 e il 26 dicembre Massimiliano Alessandri, 44 anni, si è suicidato nel carcere Pagliarelli di Palermo, impiccandosi con un lenzuolo. L'uomo aveva origini fiorentine, lavorava a Palermo come giardiniere, ed era in attesa di appello dopo una condanna in primo grado. Per la Costituzione era innocente. Qualcuno risponderà per questa morte?

Qualcuno sa di avercela sulla coscienza? Se il Parlamento avesse trovato nei mesi scorsi il coraggio di fare l'amnistia, e l'indulto, o di riformare la carcerazione preventiva, in modo da impedire gli arresti e le detenzioni in attesa di giudizio, immotivate e illegali, Massimiliano sarebbe vivo. Ma il Parlamento questo coraggio non lo ha avuto e non lo ha.

In 5 anni (2009-2014) ben 19 detenuti si sono tolti la vita nel periodo delle festività natalizie tra il giorno della vigilia di Natale e il giorno dell'Epifania. Con una frequenza doppia rispetto al resto dell'anno. I motivi vanno ricercati nell'accentuato senso di solitudine per la lontananza dalle famiglie (vedi "Natale Senza", il dossier compilato da "Ristretti Orizzonti" e che abbiamo pubblicato nell'edizione di ieri del "Garantista"), nella assenza di proposte "trattamentali" (con la sospensione dei corsi scolastici e delle attività lavorative) e nella riduzione, causa ferie, di un personale già sotto-organico

durante il resto dell'anno (gli agenti di Polizia penitenziaria salvano la vita a centinaia di detenuti ogni anno, spesso togliendo loro letteralmente la corda dal collo).

Qualcuno risponderà per queste morti? Qualcuno sa di avercele sulla coscienza? Da inizio anno salgono a 43 i detenuti che si sono tolti la vita: avevano un'età media di 40 anni, 37 sono italiani e 6 sono stranieri, 2 le donne. 37 detenuti si sono impiccati, 5 si sono asfissiati con il gas del fornelletto da camping in uso nelle celle, 1 si è dissanguato tagliandosi la carotide con una lametta da barba. Le carceri nelle quali si sono registrate più vittime sono Napoli

Poggioreale (4) e Padova Casa di Reclusione (3). Questi dati sono forniti dall'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, promosso da Radicali Italiani, Associazione "Il Detenuto Ignoto", Associazione "Antigone", Associazione A "Buon Diritto", Redazione "Radio Carcere", Redazione "Ristretti Orizzonti".

Il problema è che questi dati non interessano a nessuno. I giornali, le televisioni, sono presi da problemi molto più grandi, relativi alla vita del ceto politico, o dei detentori del potere economico, o più spesso sono interamente assorbiti dal racconto delle mirabolanti imprese dei magistrati che scovano ovunque dei lestofanti, e ne riferiscono ai giornali con dovizia di particolari, ma purtroppo sono ostacolati da assurde leggi che rendono impossibili le punizioni esemplari e veloci dei presunti responsabili.

Cosa che volete che importi cosa succede nelle carceri? Qualcuno si impicca? Beh, vuol dire che si sentiva in colpa. Se stava in carcere, qualche reato doveva pur averlo commesso, se no, state sicuri, non ci finiva. Noi gente per bene in carcere non ci siamo mai andati, come mai?

Non c'è niente da fare. Gli intellettuali italiani ormai ragionano così, ragionano così i giornalisti, i politici, i professori. Difficile che il popolo possa ragionare in modo diverso. State tranquilli, nessuno risponderà per queste morti di Natale. Nessuno sa di avercele sulla coscienza?

P.S. Resta qualche lumicino di speranza? Il Satyagraha che Marco Pannello e i radicali stanno conducendo proprio per cercare di far parlare delle carceri. E i discorsi del Papa. Stop

 

 

 

 

 


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