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Giustizia: Antonino Marano, il recluso più "longevo" d'Italia, torna in libertà dopo 49 anni PDF Stampa E-mail
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di Laura Anello

 

La Stampa, 29 dicembre 2014

 

Arrestato la prima volta per furto, dietro le sbarre ha commesso due omicidi.

Antonino Marano è il recluso più longevo d'Italia. Entra in carcere da ragazzo nel 1965 per aver rubato melanzane, peperoni e una moto e resta dietro le sbarre per 49 anni per reati commessi nel penitenziario: due omicidi, due tentati omicidi e una condanna all'ergastolo.

Oggi Marano, 70 anni, rilasciato dal Tribunale di sorveglianza di Torino, si affaccia in un mondo che non riconosce, "non ci sono più le botteghe e ai supermercati non trovo l'uscita, le bambine di 5 anni ora sono donne di 50, molti ragazzi mi chiamano nonno", racconta a La Stampa.

Tutto cominciò in provincia di Catania, dove Antonino Marano viveva con la sua modestissima famiglia, padre bracciante e madre casalinga. E dove alcuni furti da lui commessi "in continuazione", come dichiara il giudice, gli valgono una condanna a quasi 11 anni. Si tratta di melanzane, peperoni, una bicicletta e una Motom 48, una moto che oggi è roba per collezionisti. Dopo tre scarcerazioni, nel giugno 1971 ritorna in cella e qui imbocca un tunnel che termina adesso, mezzo secolo dopo.

Mezzo secolo in cui è stato coinvolto nelle risse, nelle vendette, nelle rivolte a colpi di coltello degli Anni 70-80. Nell'ottobre del 1975 il primo delitto nel carcere di Catania "per difendere mio fratello da un accoltellamento", poi per due tentati omicidi nel marzo e nel giugno 1976, un altro delitto nel luglio dello stesso anno "contro un disgraziato che aveva violentato un ragazzino in cella tutta la notte". Per i giudici Marano resta un temibile "killer delle carceri", ma negli ultimi anni alcuni volontari si sono espressi per tirarlo fuori, descrivendolo come un uomo sfortunato, con una ricchezza e una dignità interiore inaspettate.

In tutti questi anni, Marano si è messo a dipingere madonne e angeli, "perché mentre pensavo di morire di dolore mi sono ricordato delle preghiere che facevo da bambino. E sono stato ascoltato".

 

 

 

 

 


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