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Giustizia: le Coop al Ministro "con noi si risparmia... e i detenuti imparano un lavoro vero" PDF Stampa E-mail
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di Francesca Paci

 

La Stampa, 29 dicembre 2014

 

L'imperativo in questi mesi in Italia è risparmiare: che abbia speso troppo o male l'amministrazione deve far quadrare i conti hic et nunc, anche se sull'altare dei tagli vanno a finire esperienze virtuose come il sistema di cooperative sociali alle quali negli ultimi dieci anni sono state affidate le mense di alcune prigioni.

La vicenda, raccontate in più puntate da La Stampa, è all'epilogo: domani i rappresentanti delle 10 cooperative interessate incontreranno il ministro della giustizia e il garante dei detenuti per provare a fermare il conto alla rovescia che il 15 gennaio 2015 vuole il passaggio delle consegne e il ritorno al vecchio regime, quello precedente alla sperimentazione del 2004, quando in nessuna prigione italiana c'erano cucine e i pasti venivano tutti confezionati dai reclusi assunti dal carcere e pagati con le mercedi (è il regime in vigore nelle altre 195 carceri italiane).

Chi perde e chi vince in questa ennesima partita a scacchi tra bilancio dello Stato e portafoglio dei cittadini? Silvia Polleri è la presidente di Abc, quella delle 10 cooperative di questa storia che gestisce la mensa di Bollate, periferia di Milano, uno dei migliori istituti penitenziari d'Europa con una percentuale di ex detenuti recidivi tra le più basse (il 20% contro il 68% nazionale). La Polleri è parte in causa, ma una parte unanimemente riconosciuta come virtuosa dal momento che i suoi catering sono richiesti fino a Roma.

È lei a spiegare fatto e antefatto: "Per dieci anni abbiamo fornito colazione, pranzo e cena a circa 350 ospiti di Bollate, formato e assunto 9 detenuti con uno stipendio di 1100 euro al mese e creato una professione nonché un futuro ai nostri dipendenti che imparano a essere camerieri, maître e chef super professionisti e che, quando possono uscire, utilizziamo già per catering esterni di altissima qualità.

L'appalto scadeva nel 2014 e ci aspettavamo che venisse rinnovato, invece il ministero ha deciso che è più conveniente tornare alle mercedi, salari calmierati erogati dallo Stato per lavoro affidato ai detenuti a rotazione e non in base alle competenze. Ci hanno detto che non ci mandano via e che possiamo fare altro ma la ragion di esistere della Abc è la cucina dentro Bollate perché assumiamo personale che nella stragrande maggioranza non può uscire, vale a dire che senza appalto non c'è la cooperativa".

L'obiezione della Polleri è di merito e di prospettiva: "Il risparmio è da dimostrare. Ogni mese fatturiamo all'amministrazione 12.500/13.500 euro per l'alimentazione di 350 detenuti a 1,29 euro a testa al giorno. In quella cifra facciamo rientrare lo stipendio di 9 detenuti, la manutenzione dei macchinari, il medico e l'attrezzatura.

In pratica guadagniamo tutto dai catering esterni. Il ministero vuole tornare alla mercede pretendendo che costi meno pagare solo 10/12 persone 600 euro al mese, ma non calcola le altre spese tipo guasti e riparazioni. Inoltre, ed è il punto più importante, il lavoro a mercede non è lavoro, perché senza formazione non c'è cultura del lavoro, e non riduce la recidiva, mentre quasi nessuno dei nostri dipendenti torna a delinquere. Insomma, questa esperienza funziona e ottimizza: la direzione di Bollate ha calcolato che con noi risparmia circa 49mila euro l'anno". La Cassa ammende, con cui vengono pagate le mense delle cooperative, piange. Ci sono poi cooperative e cooperative, come prova Mafia Capitale. Ma un veterano dalla direzione delle carceri ammette che tagliare l'albero vivo è un errore: "Questo sistema non è vantaggioso economicamente ma lo è alla lunga perché crea circuiti virtuosi e ricolloca i detenuti con un guadagno netto per la società".

 

 

 

 

 


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