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Il Natale triste delle famiglie divise dalle sbarre PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, 29 dicembre 2014

 

Il Natale è una festa che dovrebbe riunire le famiglie, persino là dove ci sono conflitti e rancori, una festa che vive della presenza di tutti, nessuno escluso. Ma se in una famiglia c'è una persona detenuta, quella festa che unisce diventa la festa dell'assenza.

Lo testimoniano, con tutto il dolore che porta vedere la gioia degli altri e la propria sofferenza, una persona detenuta che ha il figlio ammalato in ospedale, un altro detenuto che ha la famiglia lontana e non può neppure fare colloquio, la sorella di un detenuto, che il Natale l'ha passato con quel posto a tavola così tristemente vuoto.

 

Lettera di Natale a Kevi, il mio bambino

 

Questo è il quarto anno che non posso festeggiare Natale con te, e neppure il tuo compleanno il 21 dicembre, papà non può stare vicino a te. Non ti posso fare gli auguri di buon compleanno e portarti un regalino. Non posso starti vicino a Natale, ma non ti ho dimenticato. Ogni giorno ti penso, ogni giorno guardo le tue foto e i disegni che mi avevi portato. Quando sei nato io ero giovane e non potevo credere che ero diventato un padre. Mi ricordo quando avevi un mese e non smettevi di piangere e io dalla camera da letto mi alzavo e andavo a dormire in cucina. Non dimenticherò mai le tue prime parole, mi dicevi: tati .. tati .. tati.

Adesso sei cresciuto, quest'anno sei andato a scuola ma io non ti ho potuto accompagnare il primo giorno di scuola e neppure gli altri. Mi sono perso tanto di te, tutto! Le colpe sono tutto mie se non ho potuto fare il padre come si deve. Per i miei capricci e per le mie stronzate tu devi crescere senza un padre.

Ogni minuto, ogni giorno, ogni compleanno, ogni Natale papà ti ha pensato, ma quest'anno per me è l'anno peggiore perché tu sei in ospedale e non posso fare niente, soprattutto starti vicino. Tu puoi pensare qualsiasi cosa di me, perché non ti vengo a trovare, perché non ti posso fare i regali e gli auguri per il compleanno come per Natale.

Tutte le colpe sono mie, ma non vuol dire che papà non ti vuole bene. Io sono disposto a fare tutto per te. Per te sono disposto a vendere anche il mio sangue, purché tu sia felice. Io ogni giorno ti penso e ogni notte prima di dormire prego per te, affinché tu possa uscire al più presto dall'ospedale e sempre prima di dormire guardo la tua foto che ho attaccato al muro vicino a me e ti do un bacio.

Io non ho mai saputo fare il papà, non capivo che tu dei regali non te ne fai niente se il tuo papà non ti sta vicino. Ora con la tua sofferenza ho imparato cosa deve fare un papà, spero che non sia tardi.

Prego ogni giorno per questo motivo, affinché, presto, io abbia la possibilità di dimostrarti che ho imparato davvero. Spero che tu riesca a perdonarmi. Buon Natale Kevi. Il tuo Papà

 

Marsel H.

 

Spero che questo sia l'ultimo Natale senza mio fratello a tavola

 

È vigilia di Natale. Sono le sei di mattina e con mia sorella partiamo per Padova. Mio fratello è in carcere e andiamo a trovarlo. So che le feste per chi sta dentro sono particolarmente dolorose, allora ad ogni festività, cerchiamo di esserci.

Eccolo entrare, si nota subito il suo sorriso perché è felice di vederci. Oggi siamo solo noi tre fratelli e quale gioia più immensa passare due ore insieme proprio alla vigilia di Natale. Si parla del più e del meno. Abbasso spesso la testa. Cerco di non fissarlo negli occhi per più di tre secondi proprio perché temo di non riuscire a controllare e farmi scappare qualche lacrima significherebbe rovinare questo momento così bello. In un colloquio così, la parte che preferisco di più è quando iniziamo a prenderci in giro e a ricordare i momenti passati insieme. Accidenti dovreste proprio sentirci... Poi, quando abbiamo esaurito i ricordi, iniziamo a fantasticare sul nostro futuro, sulle cose belle da fare quando avrà scontato la pena, ma soprattutto iniziamo a fantasticare su come passare il prossimo Natale.

Il Natale di solito si festeggia a casa, ma ormai, da anni abbiamo perso il vero senso di cosa vuol dire essere una famiglia. Ed ogni volta, quando ci sediamo a tavola, penso a mio fratello, che non può venire. E mi accorgo che vorrei vederlo accanto a me per poterlo abbracciare, parlare e semplicemente vederlo mangiare insieme. Anche quest'anno è andata così, ma il prossimo lo festeggeremo insieme.

Ormai sono cresciuta seguendolo in giro per le carceri. Ho cercato di stargli il più vicino possibile, ma la distanza non ci ha sempre permesso di seguirlo nelle diversi carceri in cui è stato. Ad esempio, una volta l'hanno trasferito in un carcere della Campania, a 900 km di distanza da noi, e abbiamo sofferto moltissimo perché non ce la facevamo ad andare a colloquio. Così non lo abbiamo visto per un anno intero.

Da quando è arrivato a Padova facciamo più colloqui, ma si tratta sempre di poche ore al mese. E a volte gli impegni lavorativi e le possibilità economiche ci costringono a saltare qualche settimana.

Ora, che ha scontato sette anni di carcere, abbiamo saputo che è nei termini per usufruire di qualche permesso premio. Ma ci rendiamo conto anche che questo non sarà semplice. Da ciò che ci racconta, sembra che le procedure sono lunghe, perché il magistrato deve valutare il comportamento, e altri aspetti che non conosco.

Ormai questo è un altro Natale senza mio fratello. Il settimo. Ma ho fiducia nella giustizia e la mia speranza è che questo sia l'ultimo Natale senza di lui a tavola. Sono sicura che accadrà presto e allora mi alzerò alle cinque per andare al carcere di Padova, ma non entrerò per fare un'ora di colloquio. Invece, aspetterò fuori per vedere mio fratello uscire e lo porterò via con me per passare tutti insieme una vera festa in famiglia.

 

Irena, sorella di un detenuto

 

Natale senza di me... per la mia famiglia è un peso nel cuore

 

Il Natale. Una festa grande, che fa riflettere. Ecco, quando sei una persona sensibile, quando senti, senti tutto: senti la grandezza, senti la miseria, e senti, fortemente, con tanto dolore, la mancanza. Quando poi sei ormai grande, senti la terribile forza della tua assenza per tutti coloro che ami e che ti amano. La senti quando sai di essere in galera e quindi sei impotente davanti ad un consueto, normale "Natale con i tuoi". Lo so già che i miei amati faranno tutto ciò che potranno per non dimenticarsi di me in questo ennesimo Natale senza di me. Ma in realtà la loro gioia esteriore sarà fortemente turbata dalla consapevolezza, ancora più forte ora, che io manco, e fa già male. Manco perché sono chiuso in carcere ed è ancora peggio, quasi che questa mancanza obbligata tutto l'anno, ogni anno in questa data spingesse tante persone, invece che a essere più generose, a giudicare...

Una cosa del tipo "Pensa, il loro figlio è carcerato anche a Natale, come può essere, non hanno neanche il figlio a casa!". Sembra surreale, questa cattiveria, eppure è più concreta di quanto possa sembrare, è reale la sensazione di mancanza ed è vero che i miei cari saranno provati un'ennesima volta, perché, di natali senza, ne son passati tanti, forse fin troppi.

Per la mia famiglia, il 25 dicembre non è un giorno di festa, è ciò che con semplicità si potrebbe definire un "peso" al cuore, un dolore in più in mezzo a tanti altri; perché la realtà puoi provare a stravolgerla come vuoi ma, come la gioia vera è gioia vera, il dolore è dolore, con tutte le sue sfumature. Quando sei solo con te stesso e ti metti in discussione puoi fare a finta per un pò di non vedere la tua responsabilità, ma non puoi mentirti sempre. Allora giungi, ragionando, a questo tipo di conclusione: sai, e non puoi più nasconderti, che anche il prossimo Natale sarà uno dei moltissimi momenti difficili della tua famiglia, l'unica vera speranza è che in mezzo a tutto questo dolore trovino almeno dei momenti di conforto. Io, qui, sto imparando a dialogare, come sto facendo ora scrivendo, a dialogare ragionando, altrimenti, se fossi ciò che ero, un detenuto, un ragazzo ancora, messo in cella a vegetare senza la possibilità di dialogare e confrontarsi... io starei urlando di dolore e di rabbia.

 

Andrea Zambonini

 

 

 

 

 


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