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Egitto: tre giornalisti di Al Jazeera detenuti in da un anno, condannati a 7 e 10 anni PDF Stampa E-mail
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www.journal.it, 30 dicembre 2014

 

La storia dello staff dell'emittente araba condannati almeno a 7 anni dietro le sbarre. Un anno in carcere per aver fatto il proprio lavoro da giornalista. E la prospettiva è quella di restare dietro le sbarre per tanto tempo. La vicenda dei tre membri dello staff di Al Jazeera in Egitto è l'esempio di come la libertà di espressione sia soffocata dal regime guidato da al-Sisi. Baher Mohamed, Mohamed Fahmy e Peter Greste sono stati arrestati il 29 dicembre 2013 con l'accusa di aver diffuso false notizie a sostegno dei Fratelli Musulmani, il partito islamico messo fuori legge dal governo del Cairo. La sentenza, arrivata a giugno, ha condannato Greste e Fahmy a sette anni di carcere, mentre la pena per Baher Mohamed è stata di dieci anni.

Da un anno Al Jazeera conteggia i giorni di detenzione del suo staff, mettendo ben visibile sul sito Internet questo contatore. La mobilitazione, tuttavia, si è intensificata a ridosso del pronunciamento sul ricorso avanzato dai tre condannati: giovedì 1 gennaio si attende la decisione della Giustizia egiziana. Il giudice ha varie opzioni, tra cui la conferma del verdetto e la revisione del processo. La vicenda, comunque, potrebbe essere chiusa dal presidente al-Sisi con un'amnistia. Ma finora ha sempre detto di non voler interferire.

L'emittente araba ha sempre sostenuto che la sentenza è stata viziata, alimentando dunque una campagna internazionale. Sul governo del Cairo è arrivata la pressione della Casa Bianca, dell'Unione Europea e di oltre 150 associazione sui diritti, tra cui Amnesty International. Tuttavia, nemmeno questa situazione ha sbloccato l'impasse.

 

 

 

 

 


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