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Albania: in carcere per furto di energia si suicida, polemiche fra opposizione e governo PDF Stampa E-mail
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Nova, 30 dicembre 2014

 

Il suicidio in Albania di un uomo di 52 anni, Qamil Zela, in carcere perché accusato di furto di energia elettrica, ha provocato dure polemiche fra l'opposizione di centrodestra guidata da Lulzim Basha e il governo di centrosinistra del premier Edi Rama. Secondo le prime notizie, Zela sarebbe stato arrestato perché risultava debitore nei confronti dell'operatore di distribuzione di energia. L'opposizione ha accusato direttamente il premier per il "clima di terrore diffuso in tutto il paese".

L'atto di suicidio in cella "è un'accusa contro il premier e le ingiustizie di questo governo che promuove in alti incarichi statali chi ha debiti enormi e chiude in carcere invece chi ha un debito di soli 3.500 lek" (circa 25 euro, ndr), ha scritto Basha, in un post su Facebook.

Il premier Edi Rama ha replicato, considerando "una politica delle iene", le reazioni dell'opposizione. "Nessun debitore di energia è stato mai arrestato", ha precisato Rama sempre su Facebook. Mentre l'operatore della distribuzione di energia e il ministero dell'Interno, hanno spiegato invece che Zela sarebbe stato arrestato per furto di energia. Due suoi negozi risultavano ottenere la fornitura di energia elettrica da un collegamento illecito, dall'abitazione di Zela. Tuttavia, sul suo suicidio è stata aperta un'inchiesta.

 

 

 

 

 


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