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Torino: Messa nel carcere minorile, ecco il Natale di speranza dei ragazzi detenuti PDF Stampa E-mail
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di Marina Lomunno

 

Avvenire, 30 dicembre 2014

 

Sono un'esigua minoranza i ragazzi cattolici detenuti al carcere minorile di Torino "Ferrante Aporti": eppure anche tutti gli altri, insieme con loro - musulmani, ortodossi e non credenti - hanno accolto l'invito del cappellano, il salesiano don Domenico Ricca, a partecipare alla Messa di Natale.

A "far le veci" dei familiari e degli amici dei 26 minori, don Domenico ha invitato i volontari della vicina parrocchia della Visitazione di Maria Vergine e S. Barnaba che ogni quindici giorni si occupano dell'animazione della liturgia domenicale al Ferrante, il gruppo dei "Giullari di Dio", il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni Anna Maria Baldelli e la direttrice del carcere Gabriella Picco.

Al di là dei ruoli di ciascuno - come sottolinea don Ricca - invitando i ragazzi a pregare per i propri cari che oggi non possono abbracciare - le persone che sono qui al Ferrante "vogliono dirvi che non siete soli nel percorso di ripensamento della vostra vita, delle vostre scelte". Parole che fanno sciogliere nella commozione la finta spavalderia di alcuni dei detenuti: ma poiché "neppure in carcere oggi ci deve essere spazio alla tristezza", don Ricca annuncia una bella notizia come si usa in famiglia: Barbara e Arturo, coordinatori del gruppo dei volontari, aspettano un bambino... e scoppia un applauso.

Un clima di famiglia: è lo stile di Don Bosco - che a metà Ottocento, giovane prete, proprio andando a trovare i giovani "pericolanti" detenuti nel carcere minorile torinese, ebbe l'intuizione del suo "sistema preventivo": aprendo gli oratori si sarebbero tolti i ragazzi più a rischio dalla strada e dall'illegalità.

E così si cerca di fare anche oggi in tutte le parrocchie salesiane del mondo. Per questo motivo i cappellani del Ferrante per tradizione sono salesiani e, nelle prossime settimane, in occasione del bicentenario di Don Bosco, verrà collocata nella cappella del carcere una statua del santo che abbraccia due ragazzi, donata dagli amici di don Ricca. Sarà l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, a benedire la statua.

Nell'omelia il cappellano parla direttamente ai ragazzi: cosa significa celebrare il Natale dietro le sbarre anche per chi non è cristiano? "Innanzitutto ricordarci che è un Bambino, non un potente, che ci richiama alla pace. Natale è la festa della pace e Dio, non importa come lo invochiamo, ci invita a fare la pace tra di noi, con i compagni di cella".

E poi non può mancare un richiamo a papa Francesco che tutti i ragazzi qui, al di là della loro religione, sperano di incontrare il prossimo 21 giugno quando verrà in visita a Torino: "ci speriamo - dice don Ricca -la sua prima visita dopo l'elezione a Papa è stata al carcere minorile di Casal del Marmo a Roma. Francesco viene a Torino per vedere la Sindone ma anche per le celebrazioni di Don Bosco. I giovani a cui il Papa spesso si rivolge perché "vittime della cultura dello scarto", nella nostra città sono innanzitutto i ragazzi del Ferrante a cui il santo dei giovani anche oggi riserverebbe la sua parte migliore".

 

 

 

 

 


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