Sabato 15 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

Milano: pet-therapy nel carcere di Bollate, i cani dietro le sbarre per aiutare i detenuti PDF Stampa E-mail
Condividi

Askanews, 30 dicembre 2014

 

I cani giocano e si divertono in un cortile, ma non si tratta di una passeggiata qualsiasi, perché avviene dietro le sbarre del cortile del carcere di Bollate. Ogni settimana Onda, Titti, Carmela e Tatò entrano nel penitenziario alle porte di Milano, per il progetto "Cani dentro". Si tratta del primo laboratorio di Pet Therapy dentro le mura di una prigione e prevede che i cani vengano addestrati dai detenuti tramite esercizi di discriminazione olfattiva, ricerca e pista.

Il contatto con il cane permette a chi è dietro le sbarre di riprendere il filo di un'affettività forzatamente interrotta come spiega la fondatrice della Onlus "Cani dentro" Valeria Gallinoti. "È il luogo dove in assoluto c'è la totale privazione dell'affettività dove il cane al di là della terapia vera e propria, può portare serenità, armonia, buon umore, affettività, fisicità".

Il progetto è stato portato sia nella sezione femminile che in quella maschile, tra i detenuti che hanno aderito c'è Nicola. "Al momento credo che il mio cane preferito sia Carmela, perché è arrivata che non sapeva fare niente ed era spaventatissima, quasi come succede a noi quando si entra in carcere. E anche lei piano piano si sta abituando a questa esperienza come noi".

 

Rieducazione attraverso la Pet therapy

 

Pet Therapy e carceri. Esiste una circolare che prevede la presenza di piccoli animali da compagnia in carcere, è fondata su due principi che conviene sottolineare, innanzitutto prevede che persone recluse possano occuparsi di un altro essere vivente , evitando la pena aggiuntiva della privazione del contatto con altre specie, poi sottolinea il valore e il beneficio che ne si può ricavare dal punto di vista psicologico ed etico-morale.

L'assunto di base è che gli animali domestici, per mezzo della loro capacità di comunicare possono alleviare condizioni di malessere e disagio. Se è vero che la maggior parte delle persone risente in maniera positiva della relazione con il proprio animale, tanto più importante tale presenza risulterà per le persone detenute che si trovano in una situazione di durezza esistenziale e di solitudine rispetto alle relazioni affettive ed umane.

Il carcere, ha tra i suoi obiettivi non solo la punizione, ma la rieducazione , la risocializzazione ed il recupero, la presenza di animali può, in tal senso, diventare un "trattamento" volto all'umanizzazione della pena . L'attuazione di tali iniziative come la Pet Therapy è molto dipendente però dalla sensibilità dei direttori delle strutture carcerarie, non ci sono infatti delle normative precise, per cui l'innovazione ed il tempo che si vuole dedicare a tali attività è frutto di una adesione e convinzione personale.

Dobbiamo ammetterlo, però, questi buoni esempi sono limitati e spesso si tratta di progetti che hanno una durata temporale precisa e gestiti da personale esterno, eppure le esperienze positive ed i vantaggi sono tanti: limitare la solitudine innanzitutto, aumentare il senso di responsabilità e contribuire a migliorare l'affettività, tutti elementi che possono apportare miglioramenti ed evitare, perché no, anche delle tragedie preannunciate.

Sono tantissimi i detenuti che desidererebbero curare un animale, ma non osano nemmeno chiederlo, perché la "domandina" da indirizzare al direttore rappresenta un sogno proibito, un premio che sono certi di non meritare. Eppure un canarino in gabbia da curare, anche solo per poche ore, può mobilitare la sfera affettiva, entrare nella testa e nel cuore di chi vive in solitudine. Bello e forse anche un po' utopistico immaginare che progetti similari possano crescere, possano aprire un ponte verso l'esterno, verso il riscatto e la salvezza di vite interrotte come quelle dei detenuti.

 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it