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Lettere: al papà di Loris... non credere ai giudici, parla con tua moglie PDF Stampa E-mail
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di Angela Azzaro

 

Il Garantista, 30 dicembre 2014

 

Caro Davide Stival, come tanti italiani e tante italiane ti ho conosciuto in un'occasione bruttissima, terribile. In un colpo solo il mondo ti è crollato addosso: tuo figlio, il piccolo Loris è stato ucciso. Tua moglie è stata accusata di essere lei l'assassina. Hai provato non un dolore, non due dolori, ma tutti i dolori del mondo. La tua vita che prima, nell'intervista al Corriere, descrivevi felice, piena di amore, si è trasformata in un incubo. Anche nei momenti peggiori, anche quando le telecamere ti inseguivano sperando in una tua reazione, hai mantenuto un contegno impeccabile, senza cedere a nessuna lusinga dei mass media.

Sei stato te stesso, sempre. All'inizio sei rimasto vicino a tua moglie, l'hai stretta, protetta. Sembrava quasi che fosse più importante lei del tuo dolore. Il dolore di un padre che non vedrà più suo figlio. Dopo l'accusa di omicidio nei confronti di Veronica, hai deciso di non starle più vicino. Hai deciso di credere alla procura, non a lei che anche dal carcere continua a dirsi innocente. E da settimane ti rifiuti di andarla a trovare, e anche in questi giorni di Natale non hai cambiato idea.

Nessuno può giudicarti per questa scelta. Solo tu sai cosa stai provando. Solo tu puoi capire cosa sia meglio fare. Eppure mi permetto lo stesso di dirti - sperando che qualcuno ti faccia arrivare questo messaggio - che la procura, i media che hanno già condannato tua moglie, l'opinione pubblica che l'ha offesa, non sanno come siano andati veramente i fatti.

La procura, a cui dici di credere, non è la verità. Hanno espresso un'ipotesi, peraltro piena di falle, fondata sostanzialmente sulle immagini delle telecamere di sorveglianza dalle quali - lo hai detto tu stesso - non si evincono che ombre e sagome, poco chiare per poter dire che è davvero lei l'assassina.

Ieri l'altro è arrivato un altro elemento che va a favore di Veronica, o che comunque rende il quadro molto più complesso, nell'unghie di Loris non è stata trovata alcuna traccia del Dna di tua moglie. Manca il movente, le immagini non sono chiare, nessuna traccia di Dna: prima di accusare Veronica di essere l'assassina, l'omicida di suo figlio, di tuo figlio, servirebbe un'inchiesta a più largo raggio. Servono altre prove, perché quelle che sono state trovate sono davvero poca roba. Soprattutto serve un processo sereno e tre gradi di giudizio.

Il fatto, caro Davide, è che - come denunciato anche dall'avvocato di tua moglie - la condanna di Veronica è già avvenuta sui media e la Procura si è fatta pesantemente condizionare. No, caro Davide, la Procura non solo non è la verità. Ma in questi anni - tanti e tanti fatti di cronaca - ci raccontano il contrario. I giudici sono esseri umani, soggetti ad errore. È sempre stato così. Oggi però c'è un nuovo elemento: sono uomini e donne che agiscono fortemente condizionati dall'opinione pubblica e dal suo punto di vista che si crea in relazione con quanto dicono giornali e televisione. Anche Napolitano lo pensa e ha chiesto ai magistrati, soprattutto a quelli inquirenti, di stare zitti, di non eccedere in un protagonismo che fa male alla giustizia.

Invece "lo ha detto la tv e quindi è vero" è diventato per te e per milioni di italiani "lo ha detto la procura e quindi è vero". No, non ci credere, in entrambi i casi è sbagliato. Fai invece uno sforzo e parla con lei. Valla a trovare in carcere o se viene scarcerata vai a casa (mercoledì è attesa la decisione del tribunale del riesame): guardala negli occhi, senti le sue ragioni. Se davvero vuoi sapere che cosa è accaduto, non fidarti di chi in poche ore ha chiuso l'inchiesta, non fidarti di quelle immagini distorte, non credere a quello che dicono in tv. Credi a te stesso. E vai da Veronica.

 

 

 

 

 


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