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di Adriano Sofri

 

Il Foglio, 30 dicembre 2014

 

Che siano ancora lodati Rita Bernardini, Marco Pannella, Roberto Giachetti e le altre e gli altri che con loro trascorrono Natale e Capodanno dentro un carcere. Non c'è esibizionismo né demagogia in questa scelta. Magari all'inizio, chissà, poi diventa un'altra cosa. Fra i luoghi in cui le feste affabili, le feste di famiglia, e specialmente il Natale, sono più sentite, c'è la galera. Sentite, nei modi più diversi. Quest'anno si sono suicidati in due, impiccati.

Uno a Trani, uno a Palermo. Dall'inizio dell'anno, riferisce l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, si sono tolti la vita 43 detenuti: "Avevano un'età media di 40 anni, 37 gli italiani e 6 gli stranieri, 2 le donne. 37 detenuti si sono impiccati, 5 si sono asfissiati con il gas del fornelletto da camping in uso nelle celle, 1 si è dissanguato tagliandosi la carotide con una lametta da barba".

Vorrei fermarmi un momento sul penultimo, Cataldo B., 31 anni, che l'ha fatta finita alle 7 di mattina di Natale. Condannato per detenzione di stupefacenti, sarebbe uscito nel prossimo febbraio. Chissà se gli sono pesati di più i due mesi da scontare ancora in galera, o una vita da scontare fuori fra solo due mesi. Un ergastolano dev'essere davvero molto forte per affrontare una vita intera da trascorrere dentro. A Cataldo B., a 31 anni, una vita intera da trascorrere fuori dev'essere sembrata un fardello troppo grave.

 

 

 

 

 


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