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Giustizia: Cassazione; l'imputazione diventa flessibile, ammesso adeguamento progressivo PDF Stampa E-mail
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 30 dicembre 2014

 

Via libera alla modifica del capo d'imputazione nella fase delle indagini preliminari. E poi, la contestazione della doppia punibilità, in materia di mandato d'arresto europeo, va posta all'autorità richiesta per l'esecuzione e non a quella richiedente.

La Corte di cassazione, con la sentenza n. 53678 della Seconda sezione penale, depositata il 23 dicembre, respinge il ricorso di Chiara Rizzo, moglie in corso di separazione di Amedeo Matacena, contro, l'ordinanza del tribunale del riesame di Reggio Calabria che aveva confermato il giudizio del Gip favorevole alla misura cautelare personale.

Tra i motivi di impugnazione aveva trovato posto la radicale trasformazione dell'imputazione di trasferimento fraudolento di valori rispetto all'ordinanza originaria. La Cassazione, nel valutare legittima la condotta del tribunale del riesame, sottolinea innanzitutto che è fuori discussione la circostanza che le parti e quindi anche il pubblico ministero hanno la possibilità di presentare nuovi elementi nel corso dell'udienza, producendo nuovi documenti o altre prove sul fatto oggetto della decisione.

Nella fase delle indagini preliminari, cioè, la contestazione, avverte la Corte, è sempre in evoluzione e non può essere cristallizzata in un capo d'imputazione "per cui è sempre possibile al pubblico ministero integrare le imputazioni procedendo alle modificazioni fattuali che ritiene necessarie in qualsiasi momento della fase delle indagini preliminari, compresa la camera di consiglio convocata dal giudice per il riesame delle misure cautelari".

Pertanto, se l'originaria imputazione formulata dal pubblico ministero e indicata dal Gip nell'ordinanza cautelare viene modificata, il tribunale del riesame può legittimamente confermare la misura cautelare facendo riferimento alla nuova ipotesi di accusa.

Il provvedimento cautelare infatti può essere via via adeguato su richiesta del Pm, in relazione alle vicende dell'accusa e, se è in corso il provvedimento di riesame, è in questo momento che può avvenire l'adeguamento. Nel caso specifico, inoltre, più che davanti a una riformulazione del capo d'imputazione, ci si trovava di fronte a semplici precisazioni e integrazioni dello stesso. Che, a giudizio della Cassazione, non incidono affatto sull'esercizio del diritto di difesa. Non è stato cioè imputato un fatto nuovo o anche solo diverso.

A corroborare ulteriormente la tesi seguita sulla differenza del regime delle imputazioni tra fase cautelare e giudizio pieno di merito ci sono anche gli articoli del Codice di procedura penale dove, all'articolo 292 comma 2 lettera b), si fa espresso riferimento alla "descrizione sommaria del fatto", rendendo in questo modo evidente che il legislatore ha tenuto conto della possibilità di adeguamenti nella fase "sommaria".

Come pure su questa linea si pone l'altro chiarimento della cassazione, che dà il via libera alla possibilità per il pubblico ministero di depositare una nuova documentazione, acquisita dopo l'emissione dell'ordinanza cautelare. La documentazione depositata infatti, che ha carattere integrativo e specificativo, ha portato a una precisazione dell'imputazione.

Quanto alla verifica delle condizioni per la doppia punibilità, nell'ambito di un mandato d'arresto europeo chiesto dall'a magistratura italiana a quella francese, la Cassazione spiega che non tocca certo all'autorità giudiziaria nazionale procedere.

La questione andava piuttosto posta ai giudici francesi che avrebbero dovuto mettere a confronto il reato italiano di trasferimento fraudolento di valori con quelli francesi di "blanchement du produit du crime ou delit" e di "recel de malfaiteur", tenendo conto della possibilità, al termine dell'esame, di rifiutare la consegna della cittadina italiana.

 

 

 

 

 


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