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Giustizia: il 41-bis non si dà a furor di popolo PDF Stampa E-mail
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di Astolfo Di Amato

 

Il Garantista, 30 dicembre 2014

 

Piero Sansonetti non perde occasione per manifestare, su questo giornale, le sue perplessità e il suo disaccordo riguardo alla indagine condotta dal Procuratore Tignatone e che va sotto il nome di Mafia Capitale. Da ultimo ha qualificato come feroce e demagogica l'assegnazione di Carminati al regime di 41bis, il carcere duro. Mafia Capitale ha portato alla luce una dimensione del malaffare devastante per la tenuta del sistema democratico del nostro paese.

E emersa una contiguità, tra criminalità e politica, del tutto sconosciuta. Il punto più alto di quella contiguità era sinora costituito dalle vicende di Cuffaro e di Dell'Utri, nelle quali il paradigma del concorso esterno in associazione mafiosa è stato dilatato oltre i confini definiti in precedenza, per giungere alla condanna. Nella vicenda di Mafia Capitale non sembra siano necessarie forzature per ravvisare gli estremi di alcuni gravi reati. Essa segna anche un nuovo punto di arrivo: il coinvolgimento di tutte le parti politiche, spesso teorizzato, ma mai provato sino in fondo, qui non è neppure in discussione.

Anche rispetto a Mani Pulite vi è un salto di qualità (o forse meglio dire una ulteriore caduta) evidente. In quel caso Craxi poteva vantare di aver raccolto risorse per finanziare tutti i partiti socialisti del Nord Africa e del Medio Oriente, a cominciare dai palestinesi di Arafat. A sua volta, la Democrazia cristiana si legittimava invocando la necessità di compensare i cospicui finanziamenti fatti dall'Unione Sovietica al Pci.

Mafia Capitale ha scoperchiato un sistema nel quali tutti rubano su tutto, senza limiti e senza giustificazioni. Ma io sono con Sansonetti. Cerco di spiegare la ragione con un esempio. Pensiamo ad un reato particolarmente odioso: l'abuso sessuale di un disabile. È una condotta capace di far reagire le corde più profonde dell'indignazione. Per il quale nessuno mai potrà neppure immaginare giustificazioni capaci di attenuare la gravità e l'immoralità del fatto. Eppure, è semplicemente inconcepibile che la indignazione possa consentire di celebrare un processo per omicidio innanzi ad una Corte di Assise, invece che un processo per violenza sessuale innanzi ad un Tribunale ordinario.

Ecco, rispetto all'indagine Mafia Capitale, i confini tra le categorie sono meno evidenti rispetto all'esempio fatto, ma egualmente netti. Il punto di tensione, difatti, non sta affatto nella valutazione circa la gravità dei fatti emersi, ma nella possibilità che ad essi possa applicarsi lo strumentario previsto per la lotta alla mafia. Tale strumentario, che consente il ricorso a misure di dubbia legittimità costituzionale, come il carcere duro, è legato alla presenza di alcune caratteristiche dell'organizzazione criminale, che vedono l'aspetto più significativo nel controllo del territorio, unito ad altri indici quali la capacità di intimidazione e la condizione di assoggettamento e di omertà. Se non si presta attenzione a tali particolarità, è evidente che qualsiasi organizzazione che faccia, non importa se occasionalmente, uso della violenza è suscettibile di essere qualificata mafiosa.

Con un effetto analogo alla inammissibile qualificazione come omicidio di uno stupro. E evidente che un esito del genere viola i principi dello stato di diritto. Questo è caratterizzato dalla presenza di una legge, che è innanzitutto un limite invalicabile anche per l'esercizio delle potestà pubbliche, oltre che un argine al populismo.

Il criterio di qualificazione dei fatti, nella procedura penale di uno stato di diritto, non può essere il livello dell'indignazione popolare, su cui può influire una accorta regia della comunicazione, ma esclusivamente quello offerto dalla legge. E noto che quest'ultima può essere stuprata attraverso interpretazioni corrive con il populismo, ma si tratta di negazioni della legalità, il cui effetto, sul lungo periodo, è un degrado sempre maggiore del tessuto democratico. Anche peggiore degli effetti del malcostume portato alla luce da Mafia Capitale. È per questo che sono con Piero Sansonetti.

 

 

 

 

 


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