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Giustizia: la legge sui risarcimenti ai detenuti fa risparmiare, ma non risparmia le sofferenze PDF Stampa E-mail
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di Riccardo Polidoro (Responsabile "Osservatorio Carcere" dell'Ucpi)

 

Il Garantista, 30 dicembre 2014

 

Un anno nuovo diverso per coloro che sono detenuti negli istituti di pena in Italia? Sembrerebbe di sì. Per la prima volta il Capo dello Stato, intervenendo, come ormai consuetudine, sul tema delle carceri mostra un cauto ottimismo, ma precisa che "molto resta da fare" e bisogna "perseverare affinando gli obiettivi".

I destinatari di tale monito sono il Parlamento e il Ministro della Giustizia Andrea Orlando. A quest'ultimo il Presidente Napolitano riconosce il "cambio di passo" che potrebbe condurre finalmente a mutare complessivamente il sistema della pena in Italia.

Il Ministro, nella conferenza stampa di lunedì scorso, ha comunicato quanto è stato fatto sinora e quali sono gli obiettivi del Governo. Non vi è dubbio che il cambiamento c'è. Muta l'impostazione culturale e l'approccio al problema. Non si ricorre a facili slogan, come il terribile quanto inefficace "svuota carceri", e non si considera la detenzione, l'unica pena possibile.

Ma aver superato la "fase di febbre alta", come riferito dal Ministro in merito alla diminuzione del sovraffollamento, non vuol dire essere guariti ed occorre una cura costante sotto osservazione. Il Governo intende giustamente "sviluppare e strutturare il sistema delle pene alternative" e per questo ritiene fondamentale il contributo della Magistratura di Sorveglianza, il cui Coordinamento Nazionale, però, nella recente Assemblea, ha manifestato "seria preoccupazione per i progetti di riforma che si annunziano, nelle parti che non si pongono in completa sintonia con il modello costituzionale, da cui sembrano allontanarsi in aspetti non secondari" oltre a ribadire le carenze di organico, che non consentono di svolgere nei tempi dovuti l'enorme carico di lavoro.

È stato annunciato che il termine stabilito - marzo 2015 - per la definitiva chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, sarà perentorio, senza alcuna possibilità di proroghe. In caso di inadempienze si procederà al commissariamento delle strutture regionali. Sarebbe davvero auspicabile il rispetto di un termine che ha visto innumerevoli rinvii, ma potrà il potere centrale, sostituendosi a quello locale, evitare che la tanta invocata chiusura si trasformi nella frammentazione degli stessi Opg, in micro-organismi regionali?

Non vanno, poi, condivisi i toni trionfalistici e strettamente economici del Ministro per aver evitato la condanna dell'Italia per il trattamento disumano e degradante riservato ai detenuti. Se è vero che, come testualmente riferito, è stata "scongiurata un'onta politica", in quanto la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha dichiarato irricevibili 3.685 ricorsi, avendo l'Italia introdotto il rimedio risarcitorio davanti al Giudice nazionale, è altrettanto vero che la nuova norma si è rivelata, allo stato, un vero e proprio fallimento.

Con la pronuncia di "irricevibilità" dei ricorsi, afferma il Ministro, vi è stato "un risparmio per l'Italia di 41.157.765 euro. In prospettiva, se i 18.219 ricorsi pendenti davanti ai Giudici nazionali fossero stati proposti a Strasburgo (ove il rimedio interno non fosse stato introdotto), la stima sarebbe pari a un costo di ulteriori 203.488.011 euro, per un totale di 244.645.776 euro" (askanews). Ma i conti nascondono un vero e proprio caso di Giustizia negata. Da un lato Strasburgo ritiene di non interessarsi più dei ricorsi provenienti dall'Italia, avendo tale Paese trovato una soluzione interna; dall'altro il tanto sbandierato rimedio non funziona affatto.

L'indagine sulle istanze depositate al 27 novembre 2014, è lapidaria: istanze iscritte 18.104, definite 7.351, pendenti 10.753. Delle definite ne sono state dichiarate inammissibili 6.395 (87%) ed accolte solo 87 (1,2%). Ma la Corte Europea che aveva raccomandato rimedi effettivi, rapidi ed efficaci, lo sa? L'Unione Camere Penali Italiane ha in corso un sondaggio presso tutti i Tribunali di Sorveglianza e presso i Giudici Civili, competenti per il risarcimento (quale sconto di pena o monetario), al fine di conoscere anche le singole realtà territoriali. Allo stato sono già pervenuti dati significativi.

Al Tribunale di Sorveglianza di Palermo, al 18 dicembre 2014, istanze accolte 0, rigettate 0, inammissibili 426. A Firenze, al 15 dicembre 2014, accolte 0, rigettate 6, inammissibili 96. A Napoli, al 27 novembre 2014, accolte 0, rigettate 2, inammissibili 124.

A Cagliari su 332 istanze, ne è stata decisa solo una, dichiarata inammissibile. All'Ufficio del Magistrato di Sorveglianza di Avellino, sono stati proposti 698 ricorsi, ai primi di dicembre ancora tutti pendenti. Le Camere Penali, pur condividendo lo spirito della Legge, ne hanno apertamente criticato il testo, per le sue lacune, per gli inevitabili contrasti giurisprudenziali, per la complessità e, a volte, impossibilità delle istruttorie, per l'assoluta inadeguatezza delle risorse e dei mezzi di cui dispongono gli Uffici di Sorveglianza preposti.

È vero abbiamo evitato (per ora) la condanna e scongiurato un'onta politica, nel pieno della presidenza italiana dell'Unione Europea. Abbiamo anche risparmiato una considerevole cifra. Ma tutto questo, a ben vedere, ha un prezzo troppo alto se davvero si vuole dare un effettivo segnale di trasformazione culturale.

Va, dunque, ancora una volta condiviso il monito del Capo dello Stato sulle problematiche relative alla detenzione. La strada intrapresa può essere quella giusta, ma il percorso è ancora lungo e i tratti in salita non saranno pochi, affinché la pena in Italia sia scontata secondo i principi costituzionali, tutelando la dignità, la salute, la rieducazione, il lavoro, la famiglia, gli affetti.

 

 

 

 

 


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