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Bologna: detenuti islamici a lezione di diritto, per scrivere la Carta contro i radicalismi PDF Stampa E-mail
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Corriere della Sera, 31 dicembre 2014

 

L'idea di frate Ignazio De Francesco. Alla Dozza un corso tenuto da professori e imam.

La Costituzione riletta con gli occhi dei detenuti arabi e musulmani, diritti e doveri declinati attraverso la propria cultura, i propri usi e costumi. Una piccola costituente, composta da una trentina di reclusi della Dozza, che avrà il compito di stilare una personalissima Carta dei principi fondamentali secondo le singole sensibilità. Un modo per integrare e integrarsi, evitando ogni forma di radicalismo.

È lo scopo del corso "Diritti, doveri, solidarietà. La Costituzione italiana in dialogo con il patrimonio culturale arabo-islamico", un percorso di sette mesi e ventiquattro lezioni nato da un'idea di frate Ignazio De Francesco, islamologo e volontario dell'Avoc (associazione volontari carcere), con la collaborazione dell'Ufficio del garante regionale delle persone private della libertà e del Centro per l'istruzione per gli adulti di Bologna, che ormai da anni si occupa dei corsi scolastici all'interno del carcere.

Tutti i mercoledì, fino a maggio, le porte della Dozza si apriranno per accogliere insegnanti, professori universitari, mediatori, imam ed esperti di cultura islamica. Si parlerà di primavera araba, del ruolo della famiglia e della donna nel mondo musulmano, di Sharia e in generale delle costituzioni arabo-islamiche. "Si tratta di detenuti che già frequentano la scuola della Dozza e che studieranno il rapporto tra la nostra Costituzione e il diritto islamico.

Un'iniziativa molto importante che si propone di facilitare il loro inserimento ed evitare qualsiasi forma di integralismo. Un modello che cercheremo di esportare anche in altri istituti della Regione", auspica la garante regionale Desi Bruno.

Non è l'unica buona notizia che arriva da via del Gomito. Per la prima volta da dieci anni a questa parte la popolazione carceraria della Dozza è scesa al di sotto del livello di guardia. I detenuti sono 622, più della metà (358)stranieri e 64 donne, a fronte di una capienza regolamentare di 482 persone e di una tollerabile di 700. Solo tre anni fa erano in 1.200 a dividersi il poco spazio a disposizione, con celle abitate anche da sei detenuti per volta.

Un risultato a cui si è arrivati grazie a recenti modifiche legislative, a un maggior ricorso agli arresti domiciliari e a un minor utilizzo della custodia cautelare in carcere.

"È diminuito soprattutto il flusso in entrata ma certamente sono molte più rispetto al passato le persone che escono, anche grazie all'allargamento delle misure alternative - dice l'avvocato Desi Bruno. Con questi numeri si aprono nuove prospettive, ci sono più spazi a disposizione e gli agenti possono lavorare con maggiore serenità. È tutto un altro mondo". Resta la nota dolente del lavoro che non c'è. Sono infatti pochissimi i detenuti che riescono a trovare un impiego dentro e oltre le sbarre. Le associazioni fanno quello che possono ma i numeri di chi riesce ad accedere a un lavoro sono bassissimi.

 

 

 

 

 


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