Sabato 15 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

Giustizia: mense delle carceri affidate a cooperative sociali, "no" del ministero alla proroga PDF Stampa E-mail
Condividi

Avvenire, 31 dicembre 2014

 

La Cassa delle ammende non finanzierà per il 2015 le cooperative di detenuti che si occupano di mense dentro le carceri e servizi di catering al di fuori di esse. È l'esito dell'incontro che si è svolto nella mattinata agli uffici di via Arenula, tra i rappresentanti delle dieci cooperative coinvolte nel progetto, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il capo gabinetto Giovanni Melillo e i vertici del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap).

"Il capo gabinetto del ministro ha detto che si cercheranno delle soluzioni individuali, per ogni singola cooperativa, in modo che non si perda l'esperienza", commenta all'uscita dall'incontro Luigi Pagano, vice direttore del Dap.

La strada da seguire perciò è ancora tutta da costruire: "Il capo dipartimento Santi Consolo ha chiesto un po' di tempo per capire la situazione, è stato nominato da due settimane". La sostanza però è che senza i 4 milioni circa all'anno versati dalla Cassa delle ammende (il fondo alimentato dalle multe comminate dai tribunali) il progetto della gestione delle mense carcerarie affidato direttamente a cooperative di detenuti rischia di saltare in toto.

Sono dieci le realtà coinvolte, provenienti da 9 tra le più importanti case circondariali italiane. In tutto, sono strutture dove si trovano ristretti 7 mila detenuti. Di questi, sono in 170 quelli che hanno lavorato dal 2004 ad oggi per le cooperative incaricate della gestione delle mense. Sono la Ecosol a Torino; la Divieto di sosta a Ivrea; la Campo dei miracoli a Trani; L'Arcolaio a Siracusa; La Città Solidale a Ragusa; Men at Wotk e Syntax Error a Rebibbia; Abc a Bollate (Milano); Pid a Rieti e la Giotto a Padova.

"Secondo il progetto avrebbero dovuto implementare le commesse esterne e rendersi autosufficienti ma purtroppo non è successo", continua Luigi Pagano. Il numero due del Dap non mette in discussione gli esiti positivi di questa sperimentazione: il tasso di recidiva drasticamente ridotto per chi ha fatto parte del progetto, l'indotto per i dipendenti e le ore passate fuori dal carcere. Ma non basta: "Il Dap non può costringere la Cassa delle ammende a pagare, per quanto siano presieduti dalla stessa persona", aggiunge.

Questo è un altro dei lati paradossali di questa vicenda: il Capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è anche presidente della Cassa delle ammende, la quale però ha poi un consiglio d'amministrazione che prende le decisioni collegialmente. E che questa volta ha deciso di non finanziare più le cooperative che avevano cominciato dieci anni fa a impiegare detenuti nella ristorazione.

 

Verso nuove forme di finanziamento pubblico?

 

Le Cooperative dei detenuti che si occupano dei pasti in dieci carceri italiane non saranno chiuse ma dovranno essere ripensate nel loro insieme. È questo il senso dell'intervento del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a poche ore dall'incontro con i rappresentanti delle cooperative che da tempo denunciano il rischio che il ritorno alla gestione statale del servizio finisca per rendere vane le esperienze di recupero dei detenuti. "Non si tratta di tornare a vecchie formule e non escludiamo la possibilità di una gestione esterna, ma va ripensata tutta l'architettura che sarà diversa da quella attuale", ha affermato il Guardasigilli nel corso di una conferenza stampa al ministero di via Arenula.

Orlando ha tenuto a precisare che "non abbiamo preso in considerazione sospensioni per la vicenda di Roma" legata all'inchiesta su mafia capitale. Il 15 gennaio scadrà la sperimentazione con cui lo Stato aveva affidato ad alcune cooperative sociali l'appalto delle cucine. "La proroga non è più rinnovabile - ha spiegato Orlando. Ci siamo presi un mese di tempo per ripensare il sistema nel suo insieme e utilizzare la cassa delle ammende per nuovi finanziamenti".

Dall'1 febbraio, dunque, Orlando ha ipotizzato che sarà definita una "tabella di marcia per la gestione integrata di questi servizi. Bisognerà verificare caso per caso e vedremo se ci saranno nuove forme di finanziamento pubblico". Finanziamenti che, come ha ribadito il ministro, non saranno più erogati dalla Cassa delle ammende.

 

Si deciderà a fine gennaio (Redattore Sociale)

 

Si deciderà a fine gennaio. La Cassa delle ammende per 10 anni ha versato in media 4 milioni di euro all'anno affinché 10 cooperative di detenuti gestissero il servizio mensa di nove carceri. I risultati positivi ci sono stati, ma non basta per il rinnovo.

Il faccia a faccia è durato quattro ore e mezzo, ma alla fine l'esito ha confermato quanto stabilito il 21 dicembre: la Cassa delle ammende, il fondo alimentato dalle multe comminate dai tribunali, non rifinanzierà più i dieci progetti di mense in gestione a cooperative di detenuti cominciato nel 2004. O almeno, non nello stesso modo in cui la partita è stata gestita fino ad oggi. Il Guardasigilli Andrea Orlando e il Capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (nonché presidente della Cassa delle ammende) Santi Consolo si sono presi ancora il mese di gennaio "per valutare caso per caso" le situazioni delle dieci cooperative coinvolte in questo progetto.

Tutto nasce nel 2004, quando la Cassa versa il finanziamento iniziale del progetto. Obiettivo: offrire un servizio di maggiore qualità, portare fuori i ristretti dalle celle, creare occupazione, visto l'effetto molto positivo che ha sulla riduzione della recidiva. La cooperativa Ecosol sta a Torino; la Divieto di sosta a Ivrea; la Campo dei miracoli a Trani; L'Arcolaio a Siracusa; La Città Solidale a Ragusa; Men at Work e Syntax Error a Rebibbia; Abc a Bollate (Milano); Pid a Rieti e la Giotto a Padova: sommate insieme producono lavoro per 170 detenuti e 40 operatori sociali. Si trovano negli istituti penitenziari più importanti d'Italia: insieme contano 7mila detenuti. E i risultati del progetto si vedono, come dichiara il 17 marzo Giovanni Tamburino, l'allora presidente del Dap: "Il giudizio è fortemente positivo: non si torna indietro, anzi si va avanti". Ma i tempi sono cambiati e i 4 milioni di euro in media utilizzati per finanziare il progetto non sono più a disposizione della Cassa delle ammende: "Secondo il progetto iniziale le cooperative avrebbero dovuto implementare le commesse esterne e rendersi autosufficienti ma purtroppo non è successo", spiega Luigi Pagano, attuale numero due del Dap. E così, se ci sarà, il finanziamento sarà vincolato ad una singola realtà e non più complessivo. Paradossale che l'ente finanziatore sia presieduto dallo stesso capo del Dap, ma così dice il sistema. Le decisioni sui finanziamenti erogati dalla Cassa delle ammende vanno poi stabiliti collegialmente dal Cda, esterno al Dipartimento.

"Per quanto piccola, c'è ancora una speranza", commenta Nicola Boscoletto, presidente della cooperativa Giotto. È uno degli firmatari delle lettere del 28 luglio, dell'8 ottobre e del 18 dicembre con cui le cooperative hanno chiesto un'incontro al ministro Orlando. Evento che si è verifcato per la prima volta. "È un segnale", dice Boscoletto, consapevole che i problemi sono solo rimandati al primo febbraio. "Adesso è il momento di darci reciprocamente fiducia per costruire un bene che non è solo nostro, ma di tutta la società civile", aggiunge il presidente di Giotto, che sottolinea come la priorità sia quella di salvaguardare il patrimonio di esperienza e professionalità acquisito negli anni dai detenuti attraverso questo progetto. La partita ormai è ai supplementari: entro un mese, però, bisognerà vedere chi la spunterà. Per tutte le mense dove il progetto non riceverà finanziamenti la gestione delle mense tornerà in mano al Dap, come prima del 2004. (lb)

 

Garante del Lazio: proroga troppo breve

 

"Nella riunione di oggi, con una proroga solo fino al 31 gennaio, e non di 6 mesi come chiedevo, si sono concessi tempi troppo brevi per risolvere un problema che però esiste. Ora il rischio è che alcune cooperative possano chiudere, che la qualità del cibo peggiori e che diminuisca la cifra riconosciuta ai lavoratori per il lavoro svolto delle mense".

È l'opinione del Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, in merito alla decisione presa oggi al ministero, a seguito di un'apposita riunione, sulle 10 cooperative sociali che svolgono il servizio mensa in altrettante carceri finanziate dalla Cassa Ammende.

Un sistema che ora il ministero intende interrompere. Questo significa trovare altre forme di finanziamento per coprire costi tra i 4 e i 5 milioni di euro all'anno. E al momento non è ancora chiaro come. "Nella riunione odierna - afferma il garante - si è ipotizzato di ricorrere ad altri fondi ministeriali o anche a fondi Ue. In linea generale è giusto che la Cassa Ammende non sia usata a questo scopo, perchè è nata per avviare i progetti, non per finanziarli in via continuativa".

La Cassa, che si finanzia soprattutto, ma non solo, con le sanzioni pecuniarie, dispone oggi di circa 100 milioni di euro. E in passato fondi furono usati anche per l'edilizia carceraria, finalità che non rientrava fra quelle per cui era stata istituita. Le 10 cooperative operano nel servizio mensa di altrettante strutture carcerarie, tra cui Bollate, Rebibbia, Torino, Padova, Ragusa, Siracusa, Rieti, Trani. Complessivamente, forniscono pasti per circa 7mila detenuti. E sono 150 i detenuti che lavorano per le coop.

"Attualmente - spiega Marroni - sono a tutti gli effetti dipendenti delle coop e ricevono un conseguente stipendio. Ovviamente, se si tornerà a una gestione interna, il detenuto che lavora in mensa sarà inquadrato sotto l'amministrazione penitenziaria e sarà molto probabilmente rimodulato anche il compenso".

Non tutte e 10 le coop, inoltre, sono in condizioni analoghe. Alcune hanno diversificato nel tempo le proprie attività e possono pensare di restare in piedi da sole, altre vivono quasi esclusivamente del servizio mensa e ora sono quindi più esposte. Il ministero non intende tagliarle fuori tout court, ma vuole rivedere le loro funzioni. "Ma i tempi sono molto stretti - sottolinea Marroni - anche perchè il capo del Dap, Santi Consolo, ha detto oggi che gli incontri con le coop inizieranno dopo il 15 gennaio. E nei mesi scorsi le cooperative avevano più volte chiesto di essere sentite".

Sulle cooperative "non abbiamo fatto una scelta ideologica" e "non è escluso che alcuni servizi possano continuare ad essere gestiti dalle stesse cooperative, ma va ripensata l'intera architettura del sistema e le sue forme di finanziamento", perchè "Cassa Ammende deve essere usata per nuovi processi, per gestire delle start up per il lavoro nelle carceri".

Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando in merito alle 10 cooperative che organizzano il servizio mensa in alcune carceri con cui oggi c'è stata una riunione. penitenziaria, valuterà caso per caso l'attività svolta dalle 10 coop in altrettante strutture carcerarie e deciderà il da farsi. Ma in ogni caso ci sarà un superamento del sistema che oggi prevede la copertura dei costi da parte di Cassa ammende, ente che al Dap fa capo e che è nato per favorire progetti di reinserimento dei detenuti. Orlando ha spiegato che "non si è presa in considerazione una sospensione sulla scorta delle vicende di Roma Capitale" e delle cooperative implicate nell'inchiesta.

"Noi - ha detto - abbiamo avuto l'incombenza di gestire una proroga di un anno che si esaurisce il 31 dicembre e che non è rinnovabile, in base a quanto stabilisce la delibera della Cassa Ammende del dicembre 2013. Cassa Ammende deve essere usata per fare nuovi processi , per gestire delle start up per il lavoro nelle carceri".

Quindi per il servizio mensa gestito dalle 10 cooperative, servizio che quindi in parte potrebbe tornare alla gestione interna, "si cercheranno altre forme di finanziamento pubblico. E intanto dal 1 febbraio si definirà una tabella di marcia per capire quali progetti possono sostenere. La cooperazione deve avere la funzione di portare il lavoro dentro il carcere, di garantire un più significativo livello di occupazione all'interno del carcere".

 

Verini (Pd): proseguire con coop detenuti nelle cucine

 

"Auspichiamo che l'esperienza ormai decennale delle cooperative di detenuti che in diverse carceri italiane gestiscono le cucine possa non solo continuare, ma essere estesa ad altre situazioni". Così Walter Verini, Capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera. "Questa esperienza - prosegue il parlamentare - è unanimemente giudicata positiva. Èun'esperienza di lavoro concreta durante la pena, un esempio che favorisce i processi di rieducazione e di reinserimento dei detenuti, che evita le recidive dopo la fine della detenzione, investendo così in sicurezza per tutti i cittadini. Per questo Confidiamo molto nella sensibilità del Ministro Orlando e dei nuovi dirigenti del Dap perché non si interrompa questa importante testimonianza di carcere umano".

"Dopo i risultati raggiunti per combattere il disumano sovraffollamento - conclude Verini - dopo i provvedimenti che vanno nella direzione di favorire la messa alla prova, le pene alternative, occorre proseguire con determinazione perché le carceri italiane siano sempre più luoghi dove si sconta una giusta pena ma si lavora per dare speranze e chances di nuova vita e reinserimento sociale a chi ha sbagliato. Come prescrivono la Costituzione e i principi di umanità".

 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it