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Venezia: detenuto romeno di 19 anni suicida nel carcere di Santa Maria Maggiore PDF Stampa
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di Roberta De Rossi

 

La Nuova Venezia, 6 gennaio 2015

 

Arrestato per un reato contro il patrimonio, si è ucciso dopo che aveva visto sfumare gli arresti domiciliari. Si è impiccato a 19 anni, nella doccia di una cella del carcere di Santa Maria Maggiore. È morto così un ragazzo di nazionalità rumena, residente sin da piccolo in Italia, arrestato il 31 dicembre dai carabinieri su ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Como, per un reato contro il patrimonio: nulla di così drammaticamente grave, tanto che il giudice per le indagini preliminari avrebbe disposto per lui gli arresti domiciliari, se non fosse che la famiglia ha negato l'autorizzazione ad accoglierlo in casa.

La madre sperava che tenendolo lontano dal Comasco, sarebbe rimasto fuori dai guai e si sarebbe disintossicato. Così il giovane è tornato in cella, ma al momento della doccia ha portato con sé un lenzuolo e si è impiccato nel piccolo bagno.

Nel tardo pomeriggio di domenica, l'allarme, dato dai due compagni di cella che hanno tentato inutilmente di aiutare il giovane, come vano è stato l'intervento del personale del carcere (prima) e dei medici del Suem 118 (dopo).

Non ha lasciato alcuno scritto o detto parole, riferisce il sostituto procuratore che si è occupato del caso la notte scorsa, Lucia D'Alessandro, che lasciassero presagire quanto compiuto. La procura lagunare tende ad escludere la responsabilità di terze persone sull'accaduto. Per più di un'ora i sanitari, intervenuti sul posto, hanno tentato inutilmente di rianimare il giovane detenuto romeno. Sulle ragioni legate alla mancata attuazione degli arresti domiciliari, il pm ha riferito che la questione era stata esaminata dalla Procura di Como.

Fino a tarda ora sono proseguiti gli accertamenti da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo e dei Ris, alla presenza del pubblico ministero di turno, Lucia d'Alessandro. Non sono emerse responsabilità da parte del carcere, ma gli accertamenti proseguiranno con l'autopsia, affidata al medico legale Antonello Cirnelli: il suicidio di un ragazzo affidato allo Stato in un carcere è un dramma da chiarire in ogni aspetto.


Muore a soli 19 anni in una cella al carcere di Venezia (La Provincia di Como)

 

Un inizia di anno tragico, con un ragazzo di 19anni morto a centinaia di chilometri da casa, nel carcere di Venezia. Un episodio terribile, quello avvenuto domenica all'interno dell'istituto penitenziario di Santa Maria Maggiore, dove il cuore di Adrian Furtuna, 19 anni, residente ad Appiano Gentile, originario della Romania ma in Italia da una vita, ha smesso di battere. Una morte improvvisa, quella del giovane, che è stato trovato privo di sensi da due compagni di cella, che hanno subito cercato di prestare soccorso e hanno chiamato aiuto. Sia il personale del carcere, poi i soccorritori del 118, hanno provato a rianimare il ragazzo, ma non c'è stato nulla da fare.

In carcere sono quindi arrivati i carabinieri del Nucleo Investigativo del Ris: il pubblico ministero di turno, Lucia d'Alessandro, ha quindi disposto l'autopsia, che sarà effettuata nei prossimi giorni. Adrian Furtuna viveva con la madre ad Appiano Gentile. Il padre, invece, abitava in una roulotte non lontano da Venezia. Per questo il giovane si trovava spesso in Veneto. E così è stato anche il 31 dicembre, quando durante un controllo dei carabinieri, è stato tratto in arresto per un'ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura di Como per un reato contro il patrimonio. Portato in carcere la stessa notte di San Silvestro, il giudice non ha concesso i domiciliari. E domenica è sopraggiunta l'inattesa morte.

 

 

 

 

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