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Giustizia: tutti i "no" all'indulto ed ai condoni... se c'entra Silvio, non se ne fa più nulla PDF Stampa
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di Carlantonio Solimene

 

Il Tempo, 6 gennaio 2015

 

Che poi, a dirla tutta, che una legge favorisca qualcuno è ovvio. Altrimenti sarebbe inutile farla. Il problema, semmai, sorge quando a beneficiarne è una sola persona e non - magari - un'intera categoria precedentemente svantaggiata. Di certo, comunque, non è questo il caso dell'articolo 19bis del decreto attuativo della riforma fiscale.

Stabilire che un'evasione di valore inferiore al 3% del reddito imponibile sia punita solo con una sanzione amministrativa, oltre che col pagamento per intero del dovuto, consentirebbe a chi elude il fisco per somme irrisorie - e magari per errori di calcolo - di evitare il tribunale e di cavarsela semplicemente regolarizzando la sua posizione. Oltre a "salvare" Berlusconi, insomma, salverebbe anche la platea di coloro che proprio non riescono a orientarsi nelle maglie labirintiche dell'erario.

Questa norma, in ogni caso, non vedrà la luce. E non perché - come sarebbe lecito - il partito di chi la ritiene un favore agli evasori abbia avuto la meglio su chi la giudica sacrosanta. Ma solo perché sarebbe applicabile all'ex premier. "La verità è che oggi in Italia tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, a eccezione di Berlusconi" ha commentato Daniela Santanché. Il paradosso non è inedito. L'elenco di tutte le norme potenzialmente condivisibili ma "morte in culla" solo per il marchio d'infamia di essere pro-Berlusconi è lungo e prende le mosse già agli albori dell'esperienza politica del leader di Forza Italia.

È il luglio del 1994 quando il primo governo del Cavaliere, appena insediatosi, fa approvare il decreto Biondi per vietare la custodia cautelare in carcere per i reati di corruzione e concussione, in piena bufera Mani Pulite. Della legge avrebbe beneficiato anche il fratello del premier, Paolo, arrestato a fine luglio. Nel frattempo, infatti, complici le proteste dell'opinione pubblica e le dimissioni in blocco del pool milanese, il governo ritira il provvedimento. I suicidi in carcere di Raul Gardini e Gabriele Cagliari, avvenuti un anno prima, nonché i casi di abuso della custodia cautelare verificatisi in seguito, mostrano come la questione andasse oltre il caso specifico. Ma c'era il "totem" Berlusconi, e l'argomento è rimasto tabù.

Caso analogo per il tentativo, da parte del centrodestra, di introdurre l'immunità per le alte cariche dello Stato. Non solo, quindi, per il premier, ma anche per il Capo dello Stato e i presidenti di Camera e Senato. Il primo testo, in questo senso, fu suggerito nel 2003 dall'allora senatore della Margherita Antonio Maccanico, che auspicava la sospensione dei processi durante il semestre italiano di presidenza Ue.

La Corte Costituzionale, però, lo annullerà nel gennaio 2004. Identico destino per i pressoché simili Lodo Schifani e Lodo Alfano, che non limitavano la sospensione dei processi alla sola durata del semestre europeo ma furono ugualmente bocciati dalla Consulta. Anche in questo caso, più che del dibattito sulla legittimità di una norma esistente in altre legislazioni europee (Francia e Spagna in primis), i giornali si occuparono delle polemiche sul "favore" a Berlusconi.

E si arriva all'ultimo governo del Cav. Nel luglio 2011 nell'ambito della manovra viene approvata una norma per evitare, attraverso il rilascio di una fideiussione bancaria, il pagamento di enormi somme a seguito di sentenze non definitive, senza alcuna garanzia sulla restituzione in caso di modifica della sentenza nel grado successivo.

La concomitanza sospetta con l'imminente verdetto di primo grado sul Lodo Mondadori - che costerà a Berlusconi quasi 500 milioni di euro da versare alla Cir di De Benedetti - fa esplodere le polemiche e il governo ritira la norma. "Spero non accada che i lavoratori di qualche impresa in crisi perché colpita da una sentenza provvisoria esecutiva, si debbano ricordare di questa vergognosa montatura" commentò con amarezza l'ex premier.

Infine, vanno ricordate tutte le circostanze in cui si è adombrato un nuovo indulto per fare da deterrente alla gravissima situazione delle carceri. E puntualmente, l'ipotetica applicazione al caso di Silvio Berlusconi ha scatenato il caos. È l'ottobre 2013 quando Napolitano invia un messaggio alle Camere per auspicare un atto di clemenza. Il Movimento 5 Stelle accusa il Capo dello Stato di voler salvare Berlusconi, dal Colle si replica con rabbia: "Se ne fregano del Paese". L'allora Guardasigilli Annamaria Cancellieri è costretta a intervenire: "L'indulto non salverà Berlusconi". Nel dubbio - quando sono passati tredici mesi - non se n'è fatto nulla.

 

 

 

 

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