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Un seminario per formare i giornalisti su carceri, pene e giustizia PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 25 ottobre 2010

Una giornata per parlare di informazione con i giornalisti si è svolta nella Biblioteca all’interno della Casa di reclusione di Padova. Organizzata da Ristretti Orizzonti e dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto per il secondo anno, è un vero e proprio seminario di aggiornamento professionale con il fine di approfondire i temi della giustizia e del carcere, con particolare attenzione agli aspetti relativi all’esecuzione della pena.
L’obiettivo era di fornire ai giornalisti spunti di riflessione e strumenti per garantire una corretta informazione, anche in considerazione del fatto che spesso i media trattano questi temi in modo superficiale e con grandi semplificazioni.
A introdurre i diversi interventi è stato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, che ha sottolineato l’importanza di questa “formazione sul campo” fatta direttamente in carcere e l’attenzione che i giornalisti devono avere alla ricerca delle fonti, che non possono essere solo istituzionali (questure, tribunali etc).
I relatori hanno approfondito vari argomenti, tra cui i reati dei minori, con la presenza di un relatore di grande esperienza e competenza, Mauro Grimoldi, psicologo, presidente dell’ordine della Lombardia e autore del libro “Adolescenze Estreme”, che ha posto l’accento sul fatto che, quando si parla di minori, l’informazione deve avere un diverso approccio: non solo trattare i dati oggettivi di un caso, ma anche e soprattutto avere attenzione per quelli soggettivi come la valutazione della personalità. Quando si parla di un minore, il quale non ha ancora sviluppato una personalità definita, bisogna cercare di arrivare a capire realmente le motivazioni profonde che l’hanno spinto al reato, per intervenire poi in modo che non vi sia la reiterazione del comportamento illegale. Grimoldi ha spiegato poi la misura della “messa alla prova”, sottolineando la sua efficacia per i minori, e il fatto che sarebbe interessante una sua applicazione anche per gli adulti che abbiano commesso reati per cui sono previste pene non molto alte.
Carlo Riccardi dell’Ufficio di Mediazione Penale di Milano, criminologo, ha invece dato ai presenti alcuni concetti di base sulla giustizia riparativa e sulla mediazione e sottolineando il fatto che i media abusano del concetto di “perdono”. Ma si sono affrontati anche temi tecnici sull’esecuzione penale con un intervento estremamente chiarificatore del Magistrato di Sorveglianza di Padova, dottor Marcello Bortolato, che ha più volte posto l’attenzione sul fatto che nella concessione dei benefici penitenziari non ci sia nulla di automatico, come invece si sente spesso dire in tante trasmissioni televisive. L’articolo 27 della Costituzione, le funzioni della pena, la finalità rieducativa della stessa, finalità sempre più disattesa, la legislazione degli ultimi anni che ha reso sempre più difficile l’accedere alle misure alternative per un gran numero di detenuti, carcere come unica risposta al disagio sociale, sono stati gli argomenti trattati dal magistrato che ha anche fornito un po’ di numeri: solo il 52% dei detenuti è “definitivo”, il restante 48% è in attesa di qualche grado di giudizio. Il 30% è tossicodipendente, gli ergastolani sono 1400, il crollo di percentuale della recidiva, dal 69 al 19 %, per chi usufruisce delle misure alternative.
Lucia Castellano, direttrice del carcere di Bollate, ha affrontato, tra gli altri, il tema del rapporto delle istituzioni con la stampa, e ha poi sottolineato che l’emergenza carcere non è una calamità naturale, ma è il frutto di determinate leggi, e solo il senso di responsabilità può far cambiare le cose e soprattutto le persone, e per questo al detenuto si deve dare responsabilità, sia all’interno del carcere, nella gestione della sua vita detentiva, sia proprio attraverso le misure alternative. L’intervento di Monica Gazzola, avvocato della Scuola Superiore di Avvocatura-sezione Diritti Umani a Bruxelles, è stato di tipo tecnico, sulla tutela dei diritti delle persone private della libertà personale. Gli interventi dei “tecnici” si sono alternati a testimonianze di detenuti, la “regia” del seminario è stata interamente nelle mani della redazione di Ristretti Orizzonti.
 

 

 

 

 


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