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Giustizia: il diritto di Berlusconi allo sconto di pena PDF Stampa
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di Piero Sansonetti

 

Il Garantista, 3 febbraio 2015

 

Silvio Berlusconi sta per tornare alla politica attiva. Proprio all'indomani dell'elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, che ha segnato quasi simbolicamente l'annus horribilis del Cavaliere. Prima l'ordine di esecuzione della pena per la sentenza Mediaset (evasione fiscale per la sua azienda, quattro anni di condanna di cui tre coperti dall'indulto), poi la sconfitta alle elezioni europee, poi la nascita dell'opposizione Fitto in Forza Italia, infine la rottura da parte di Renzi del patto del Nazareno e l'esclusione dalla scelta del candidato da mandare al Quirinale.

Berlusconi sta per tornare in campo perché il tribunale di sorveglianza - respingendo la scontata opposizione della Procura di Milano - gli ha concesso lo sconto di pena di 45 giorni previsto dalla legge Gozzini (è una legge degli anni ottanta e dice che in caso di buona condotta ogni sei mesi di condanna si ha diritto a uno sconto di 45 giorni).

La decisione del giudice di sorveglianza ha sollevato delle polemiche. Si è detto che non si capisce perché altri cittadini, di fronte all'opposizione della Procura, non abbiano ottenuto lo sconto, e Berlusconi sì. Penso che siano polemiche infondate. Per due ragioni. La prima ragione è che trovo che sarebbe ragionevole - se le cose stanno così - protestare per i diritti negati a questi cittadini e non - viceversa - per i diritti riconosciuti al cittadino Berlusconi.

La seconda ragione è evidente: probabilmente anche la giudice di sorveglianza che ha deciso di concedere lo sconto di pena ha ben chiaro quello che più o meno tutti sanno: e cioè che la Procura di Milano è impegnata in una crociata ad personam contro Berlusconi che ha ormai assunto il carattere di una vera fissazione. La Procura di Milano ha già ottenuto di collocarsi, nella battaglia politica in Italia, in una posizione di primissimo piano. Vent'anni fa , come sapete, sciolse tre o quattro partiti; in questi mesi - dopo oltre due decenni di inchieste a raffica, la grandissima parte delle quali finite in una bolla di sapone - è riuscita a infliggere un colpo micidiale a Berlusconi - cioè a uno dei massimi protagonisti della battaglia politica in Italia e il capo indiscusso di uno dei due schieramenti - determinando le condizioni nelle quali - con grande abilità - Renzi ha trovato la maniera per imporsi come capo assoluto di questo paese.

Francamente non si capisce perché, dopo aver portato a casa questo risultato politico ragguardevolissimo (che non era stato raggiunto, usando le armi tradizionali della lotta politica, né da Occhetto, né da D'Alema, né da Veltroni, né da Ber-sani) ora deve incattivirsi fino al punto di voler negare i 45 giorni di sconto. Con una motivazione singolare: Berlusconi ha in più occasioni attaccato la magistratura. Più che singolare, potremmo dire che è una motivazione "imperiale".

E cioè si ritiene di poter imporre la propria sacralità, la sacralità dei pm, simile a quella degli imperatori romani. Si afferma il principio che in Italia è un atto di "cattiva condotta" esprimere opinioni non lusinghiere nei confronti della magistratura. È così: non c'è niente da fare.

Come succedeva in una qualunque dittatura sudamericana o dell'est Europa negli anni ottanta. Del resto la stessa giudice che ha concesso lo sconto, ha dovuto precisare che lo ha fatto non perché non considerasse gravi gli attacchi di Berlusconi alla magistratura, ma perché questi avvennero prima dell'inizio dell'esecuzione della condanna, mentre la legge prevede che la buona condotta - come è ovvio - sia mantenuta durante la pena.

In questo clima un po' medievale c'è da rallegrarsi almeno un po' per l'atto di cortesia del nuovo Presidente della Repubblica, il quale ha invitato Berlusconi alle cerimonie per il suo insediamento. È logico che l'abbia fatto, visto che Berlusconi è il capo del partito giunto secondo alle ultime elezioni (a poche migliaia di voti di distanza dal primo partito). Però in questo clima è chiaro che Mattarella ha dovuto superare delle resistenze. Speriamo che sia un segnale. O addirittura che sia l'inizio dell'opera di un Presidente che ha voglia di riportare la magistratura dentro l'alveo della democrazia repubblicana, dal quale è uscita ormai da un paio di decenni.

 

 

 

 

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