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Campania: Opg di Secondigliano, 84 internati verso il salto nel vuoto PDF Stampa
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di Luigi Nicolosi

 

Roma, 1 aprile 2015

 

Gli ex manicomi criminali sono da oggi "fuorilegge". La loro dismissione resta però un miraggio: a Napoli sono soltanto 29 i detenuti in uscita. L'ora X è scattata. Da oggi gli Ospedali psichiatrici giudiziari italiani sono ufficialmente fuorilegge. I sei istituti del Paese si avviano, più per timore di eventuali commissariamenti che per effettiva presa di coscienza istituzionale, verso la dismissione.

Che ancora oggi, dopo tre proroghe in due anni, stenta a decollare. A farne le spese, nemmeno a dirlo, saranno centinaia di detenuti internati. Sul loro futuro continua infatti ad aleggiare lo spettro di un enorme punto di domanda. Un'anomalia giuridico-sanitaria ai cui tentacoli non è sfuggito neppure il manicomio criminale napoletano. L'Opg di Secondigliano, allo stato attuale e a fronte di una capienza di 100 posti, ospita ancora ben 84 internati. Di questi soltanto 55 sono già beneficiari di un progetto riabilitativo personalizzato che, almeno da un punto di vista esecutivo, vedrà la luce non si ancora bene quando. Di contro sono appena 29 i detenuti in uscita verso strutture atte ad accoglierli. E - questo fa molto riflettere - in nessun caso le famiglie di origine si sono rese disponibili a dar loro ospitalità. Un dramma all'interno di un dramma senza fine. È questo lo spaccato emerso dall'ultimo report stilato da Antigone Campania all'indomani dell'ultima visita all'istituto di via Roma verso Scampia.

Il report. Lunedì mattina, nell'ambito di un "blitz" su larga scala, gli osservatori dell'associazione Antigone e i responsabili regionali fanno capolino, tra gli altri, anche all'Opg di Secondigliano. E le cifre riportate nel documento redatto al termine della visita ritraggono un quadro dalle tinte quanto mai fosche. Infatti, pur trattandosi di "un edificio di recente costruzione e in condizioni manutentive generali discrete", non mancano le criticità.

Alcune anche piuttosto acute: "Tutte le celle - si legge nel testo - hanno il bagno interno, ma nessuno di questi reca la doccia, come prescritto dal regolamento di Esecuzione dell'ordinamento penitenziario, che si trova invece all'esterno, nei corridoi di ogni sezione. Le condizioni igieniche generali non sono sempre soddisfacenti". L'analisi strutturale dell'edificio è però soltanto la punta di un iceberg di proporzioni allarmanti. A rendere l'idea della portata del fenomeno ci pensano, ancora una volta, le cifre.

Più ombre che luci. Il primo dato che salta all'occhio è quello riguardante la popolazione carceraria. Infatti, a fronte di una capienza di 100 posti, al momento della visita di Antigone Campania all'interno dell'Opg di Secondigliano erano presenti ancora 84 internati. Segno che gli accessi alla struttura, seppur in forte calo rispetto al passato, non sono ancora cessati del tutto. Per quanto concerne invece le caratteristiche dei detenuti, appare degno di nota il fatto che, delle 84 unità, 52 abbiano origini campane, 22 laziali, 4 abruzzesi e una molisane. Far rientrare questi ultimi, in assenza di un adeguato piano di coordinamento inter-istituzionale, nelle regioni di provenienza sarà impresa tutt'altro che semplice. E intanto la dismissione dell'Opg napoletano continua ad allontanarsi.

Eventi critici. Nonostante i 69 agenti impegnati nell'Opg di Secondigliano - a fronte comunque dei 118 previsti dalla Pianta organica - gli ultimi sei mesi sono stati un interminabile susseguirsi di eventi critici. Spesso al limite del dramma. Dall'1 giugno al 30 marzo - denuncia il report di Antigone - si sono infatti registrate 32 aggressioni; 3 tentati suicidi; 20 episodi di autolesionismo e 14 di danneggiamento ai beni dell'Amministrazione; 19 infortuni accidentali; 17 violazioni delle norme penali; 2 manifestazioni di protesta e un invio urgente in ospedale.

Rems ferme al palo. Il completamento delle strutture destinate ad accogliere le persone dismesse - le cosiddette Rems, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza - ad oggi resta ancora poco più che un miraggio. E questo nonostante le tre proroghe in due anni di cui, tra gli altri, ha beneficiato anche la Regione Campania. Ovvero l'Ente incaricato per legge della realizzazione.

 

 

 

 

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