Domenica 17 Novembre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Immigrazione: richiedenti asilo, le misure urgenti della nuova agenda europea PDF Stampa
Condividi

di Mimma Amoroso

 

Il Sole 24 Ore, 26 maggio 2015

 

La rivoluzionaria agenda europea sui richiedenti asilo, approvata precipitosamente il 13 maggio scorso, in realtà non appare per nulla improvvisata. La complessità delle misure messe in campo, infatti, lascia pensare che da tempo era pronta nel cassetto di qualche funzionario di Bruxelles.

Dal punto di vista italiano è positivo che finalmente siano state prese decisioni che in qualche modo dovrebbero attenuare il peso del fenomeno migratorio, e allo stesso tempo è comprensibile - ma non accettabile - che Paesi come Gran Bretagna, Irlanda e Francia si oppongano alla prospettiva di dover sostenere con maggiore impegno i flussi provenienti dai confini meridionali e orientali dell'Unione. Di certo è solo un primo passo, cui dovranno necessariamente seguirne altri decisivi per raggiungere una disciplina davvero comune tra gli Stati europei e che consenta di superare gli atteggiamenti protezionistici di alcuni membri.

Le misure proposte dalla Commissione sono diverse, ognuna strettamente collegata all'altra e non tutte convincenti. Tuttavia, superano l'inazione registrata fino a ora e probabilmente con la loro realizzazione coordinata potranno vedersi dei miglioramenti concreti.

 

Operazioni "salva vita"

 

Per assicurare il salvataggio delle vite umane si arriverà a un maggiore finanziamento delle operazioni Triton e Poseidon (aventi solo competenza territoriale diversa) e al conseguente ampiamento delle finalità e della sfera territoriale di intervento delle forze impegnate.

Ci si è resi conto, infatti, come il passaggio da Mare nostrum (interamente finanziato dall'Italia ed esclusivamente diretto al soccorso dei migranti) a Triton (avente maggiore propensione per gli aspetti di polizia, con budget di gran lunga inferiore e competenza territoriale più limitata rispetto a quella di Mare nostrum) sia stato perdente e non abbia prodotto i risultati sperati in termini di contrasto all'immigrazione irregolare. I detrattori di Mare nostrum sostenevano che l'operazione avesse incoraggiato la partenza dei barconi, ma con Triton non c'è stato l'auspicato effetto di contrasto e riduzione degli sbarchi, che invece sono aumentati. Su questo punto la Commissione ha precisato che Gran Bretagna e Irlanda non sono tenute a partecipare, ma ciò non esclude che la prima contribuisca alle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, come di fatto è successo recentemente, quando una nave inglese ha soccorso e condotto sulle coste italiane oltre 600 migranti.

 

Contrasto ai trafficanti

 

a commissione si propone di individuare procedure che consentano di identificare e distruggere le imbarcazioni utilizzate dai trafficanti e di cancellare le pagine internet pubblicate per attrarre i migranti, sempre nel quadro della legislazione internazionale. Come ciò potrà avvenire in concreto è ancora da verificare e in ogni caso è rimesso alle intelligence militari che certamente non potranno rivelare i dettagli delle operazioni.

 

Riallocazione dei profughi

 

Bruxelles ritiene che una delle risposte al massiccio flusso migratorio che attraversa il Mediterraneo possa essere una più equilibrata distribuzione dei richiedenti asilo provenienti soprattutto dai confini meridionali dell'Unione. Si intende procedere alla distribuzione dei rifugiati secondo una proporzione derivante dalla combinazione di un insieme di fattori: il Pil, la popolazione, il tasso di disoccupazione e il numero di richiedenti asilo e rifugiati reinsediati.

La Danimarca è esclusa dall'applicazione di questa misura, mentre Irlanda e Regno Unito possono esercitare il diritto di opt in se vogliono prenderne parte.

La Commissione, inoltre, ha annunciato che entro la fine dell'anno sarà presentata una proposta legislativa per disciplinare in maniera più strutturata la redistribuzione dei richiedenti asilo. Quest'ultimo è il punto più interessante dell'intero pacchetto e che consentirà di mettere finalmente in discussione il famigerato regolamento di Dublino, che impone allo Stato membro ove il richiedente asilo ha fatto ingresso di esaminarne la domanda (e fin qui non ci sarebbe nulla di male) e di inserirlo nella propria società (non essendo ammesso che costui si stabilisca in altro Paese dell'Unione). Anzi, se l'intenzione è quella di assegnare i richiedenti asilo in misura proporzionale tra i Paesi aderenti, il regolamento di Dublino perderebbe di fatto gran parte della sua efficacia.

 

La procedura del resettlement

 

Per evitare che milioni di persone in fuga da scenari di guerra e di persecuzione si rivolgano a trafficanti senza scrupoli non c'è che facilitare il loro trasferimento direttamente dai Paesi di origine. In quest'ottica la proposta dell'Agenda prevede che, con la collaborazione dell'Unhcr, vengano individuati ogni anno 20mila profughi da accogliere complessivamente nei Paesi europei, sempre nel rispetto di criteri proporzionali e tenendo conto che alcuni Paesi non hanno adottato alcuna iniziativa in tal senso (mentre l'Italia, con questa procedura, quest'anno ne accoglierà 500). L'iniziativa è certamente apprezzabile, ma la cifra di rifugiati che si intende accogliere è risibile se si considera che solo nel 2014 sono sbarcati in Italia 170mila profughi e che quest'anno le previsioni parlano di 250mila migranti. La misura, dunque, appare estremamente debole e inefficace rispetto al proposito di assicurare protezione agli aventi diritto e di scoraggiare il traffico di migranti.

 

Collaborazione con i Paesi terzi

 

L'impatto migratorio verso l'Europa non può essere ridimensionato se non si interviene presso i Paesi di provenienza. Occorre ricordare che non tutti i migranti sono effettivamente meritevoli di protezione internazionale anche se provengono da Paesi molto poveri e arretrati.

In tal caso è fondamentale che i Governi di quei Paesi vengano sostenuti con programmi che favoriscano lo sviluppo della loro società: si spera solo che i fondi che la Commissione intende stanziare non finiscano come al solito in progetti che avvantaggiano solo chi li realizza e non contribuiscono a risolvere durevolmente i problemi dei Paesi bisognosi di sostegno.

 

Aiutare gli Stati membri di frontiera

 

La Commissione Ue riconosce la necessità di aiutare i Paesi di frontiera, con un approccio definito hotspot, individuando uno o più punti di accesso ove i migranti possano essere identificati mediante la raccolta delle impronte digitali. Infatti, proprio nel caso dell'Italia, il fenomeno assume dimensioni evidenti agli occhi di tutti: i migranti sbarcati sono stati "contati", ma non tutti sono rimasti in Italia, molti hanno proseguito il loro percorso migratorio verso i Paesi del nord Europa, suscitando l'ira degli Stati interessati (al contrario, in Paesi come la Germania, i cui confini sono tutti interni all'Unione, coloro i quali transitano per recarsi in Olanda, Belgio o Danimarca non vengono contati).

Presso gli hotspot si pensa di selezionare i migranti effettivamente bisognosi di protezione da quelli che hanno motivazioni economiche, e di assumere iniziative per il trasferimento di questi ultimi verso i Paesi di provenienza. Tale misura coincide grosso modo con quanto l'Italia sta già cercando di realizzare - per quanto si sa - nelle vicinanze dei principali porti di approdo delle navi soccorritrici, ove si pensa di ampliare la capacità di posti per la primissima accoglienza per consentire alle forze di polizia di effettuare le operazioni di foto segnalamento prima del trasferimento in altre strutture. La Commissione, inoltre, vuole sostenere economicamente gli Stati con frontiere esterne per assicurare l'accoglienza e la prestazione delle cure mediche ai migranti.

 

 

 

 

06


06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it