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Il magistrato di Sorveglianza spiega la pena agli studenti del Duca D’Aosta PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 13 novembre 2010

 

Nel percorso che gli studenti fanno con il progetto “Il carcere entra a scuola. Le scuole entrano in carcere” oltre all’incontro con i detenuti fuori e dentro il carcere, alcuni classi hanno l’occasione di incontrare anche il Magistrato di Sorveglianza. Venerdì 12, nell’aula del tribunale di Padova dedicata alle udienze della magistratura di sorveglianza, tre classi del liceo delle Scienze sociali Duca d’Aosta hanno potuto assistere a una vera e propria lezione del dottor Bortolato, magistrato di Sorveglianza. Hanno così potuto rendersi conto che quello che i detenuti dicono durante gli incontri per ciò che concerne le misure alternative al carcere e le conseguenze positive della loro applicazione a livello di aumento della sicurezza sociale, non sono solo discorsi “di parte”, ma hanno solide basi teoriche. Il dottor Bortolato ha prima spiegato in termini molto chiari le possibili funzioni della pena, retribuzione, prevenzione speciale, prevenzione generale, ricorrendo anche a richiami storici e soffermandosi poi sulla Costituzione, che all’articolo 27 parla della finalità rieducativa della stessa. Ma il discorso più importante è stato quello che riguarda proprio le misure alternative e i benefici, di cui il magistrato ha spiegato gli aspetti tecnici, ma anche il senso. Al centro del suo intervento, il fatto che “certezza della pena non significa certezza del carcere”.
Il magistrato ha parlato anche della revisione critica del proprio reato, senza la quale è difficile che venga concesso un beneficio. Infatti alla domanda di una studentessa, se sia giusta nei confronti delle vittime la concessione di tali benefici, il magistrato con molta chiarezza ha ribadito come non sia accettabile, da un punto di vista giuridico ma anche di civiltà, che le vittime vengano interpellate nell’esecuzione penale, altrimenti si tornerebbe alla giustizia come vendetta, e ha poi accennato alla mediazione penale, in Italia ancora poco o per nulla usata nei procedimenti degli adulti, e però usata molto per i minori.
L’ultimo tema trattato è stata la funzione di tutela dei detenuti che la magistratura di Sorveglianza ricopre, perché “la pena è privazione della libertà personale ma tutti gli altri diritti devono venire tutelati”. L’ora e mezza dell’incontro è volata e le domande degli studenti sono state molte, a dimostrazione che se si parla di argomenti interessanti, i ragazzi non restano mai passivi!

 

 

 

 

 


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