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I Comuni entrano in carcere PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 13 novembre 2010

 

Organizzato dalla cooperativa “AltraCittà”, si è svolti il 10 novembre un incontro nella Biblioteca all’interno della Casa di reclusione di Padova, durante il quale sono stati protagonisti i sindaci della provincia che in vari modi collaborano con il carcere e con la cooperativa nel reinserimento lavorativo dei detenuti. Alcuni di essi eletti nell’ultima tornata elettorale delle amministrative si sono ritrovati queste collaborazioni già avviate dalle giunte precedenti, ma volentieri, almeno a sentire le loro dichiarazioni, le manterranno. Rappresentanti di S.Giorgio in Bosco, di Galliera, di Limena, di Trebaseleghe, di Massanzago e di Padova, comuni con cui le collaborazioni sono ormai avviate da anni, erano presenti, ma c’erano anche rappresentanti di altri comuni come Rubano, Loreggia, Masi, Solesino, Campo San Martino, Vigodarzere, che si son detti disponibili – crisi economica permettendo – a impegnarsi in questo senso e che erano presenti per ascoltare e capire, le esperienze dei loro colleghi.
Rossella Favero, presidente della cooperativa AltraCittà, ha introdotto i lavori presentando gli ospiti e spiegando in che modo e con che attività i detenuti sono impiegati nei vari comuni: aiuto-bibliotecari, manutentori, curatori dell’ecocentro, sono le attività più diffuse.
Un detenuto della redazione di Ristretti ha illustrato i progetti, specialmente quello con le scuole, di cui si occupa la rivista, per stimolare i Comuni a un’attività di prevenzione con i giovani che abbia al centro il carcere.
Tutti gli amministratori locali presenti si son detti d’accordo sul fatto che gli enti locali debbano impegnarsi nel reinserimento delle persone che escono dal carcere, che, nella maggioranza dei casi, sono dei buoni lavoratori, e soprattutto che gli iniziali pregiudizi che potevano esserci nei confronti di questi lavoratori si sono dissipati con la conoscenza della persona. Da sottolineare l’intervento di Angela Venezia, del Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria del Triveneto, Angela Venezia, che ha proposto un maggior impegno dei Comuni per il reinserimento, chiedendo, per esempio, che quando un Comune ha un lavoratore-detenuto valido, lo proponga all’imprenditoria privata in modo da dargli un futuro dopo il fine pena. Ma ha anche parlato di “senso della pena” e del “senso della vita” dei detenuti che senza la prospettiva di un futuro di normalità scontano una pena inutile. È intervenuta poi la direttrice dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna, Graziella Palazzolo, sottolineando l’importanza della collaborazione con il territorio anche sul fronte della giustizia riparativa – che presuppone che gli enti locali accolgano gli affidati per quel volontariato che è parte fondamentale nell’affidamento ai servizi sociali, e infine i rappresentanti dei Comuni che ancora non impiegano detenuti, ma si sono detti disponibili per il futuro.

 

 

 

 

 


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