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Ansia da "lavavetri", il Tar deciderà sul diritto al risarcimento dell'automobilista PDF Stampa
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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 3 luglio 2015

 

Corte di cassazione - Sezioni Unite civili - Sentenza 2 luglio 2015 n. 13568.

Sarà il giudice amministrativo a dover decidere se il comune di Udine dovrà risarcire un puntiglioso automobilista per il "danno esistenziale" derivante dal "disagio" e dall'"ansia" provocati dalla continua presenza dei "lavavetri" ai semafori. Lo hanno deciso le Sezioni unite della Corte di cassazione, sentenza 13568/2015, chiarendo che in questi casi non è configurabile un "diritto soggettivo" ma semmai un "interesse legittimo" del cittadino all'adozione da parte dell'ente di provvedimenti "contingibili ed urgenti" per tutelare la "sicurezza urbana".

La vicenda - Per il ricorrente, al contrario, la presenza di pedoni "ben vestiti e ben pasciuti" che "domandano (con insistenza) soldi sulla strada comunale" è equiparabile "al tronco caduto sull'asfalto e perciò... fuori posto rispetto al diritto di circolare dell'automobilista ricorrente". Per cui, allo stesso modo, il comune sarebbe "tenuto alla materiale attività di sgombero della carreggiata da tali pericoli/insidie per garantire la sicurezza e la fluidità del traffico". Il tribunale di Udine invece nello stabilire la giurisdizione amministrativa ha sostenuto che il danno lamentato non derivava direttamente dalla strada ("la cosa in custodia"), per effetto di un'omessa attività materiale del comune, ma dalla mancata adozione di misure volte a fermare l'accattonaggio, e cioè dal mancato esercizio di poteri autoritativi.

La motivazione - Una posizione confermata dalla Suprema corte secondo cui la richiesta di "aiuto" o il "mendacio", caratterizzandosi come "attività umane", non possono essere poste sullo stesso piano dell'obbligo di "pulizia delle strade", "mera attività materiale", gravante sull'ente proprietario ai sensi dell'articolo 14 del Cds. Nella prima ipotesi, infatti, l'azione amministrativa deve sempre muoversi nel rispetto della "dignità umana" e, come chiarito dalla Consulta (115/2011), deve sempre incontrare una "delimitazione della discrezionalità amministrativa" a tutela della libertà dei consociati i quali devono sottostare unicamente agli obblighi di fare, non fare o dare, previsti in generale dalla legge.

In definitiva, nel caso concreto, quello che viene in rilievo è il mancato esercizio da parte del sindaco del potere di emanare provvedimenti "contingibili ed urgenti" per fronteggiare "gravi pericoli" che minacciano l'incolumità pubblica. Rispetto a questo potere però, vista anche la discrezionalità dell'amministrazione, non è configurabile una posizione di "diritto soggettivo" dell'automobilista che percorre la strada. Semmai, conclude la Cassazione, si è di fronte ad un "interesse legittimo" che dunque rientra nella competenza del giudice amministrativo (anche in materia risarcitoria). Sarà dunque il Tar a valutare se nell'ordinamento vi sia o meno una norma che accordi tutela alla posizione giuridica del "cittadino automobilista fruitore di strade pubbliche".

 

 

 

 

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