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La delega sui reati ambientali è ammessa anche nelle piccole imprese PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 3 luglio 2015

 

Corte di cassazione, Terza sezione penale, sentenza 2 luglio 2015 n. 27862.

La delega in materia ambientale è legittima. Anche in società di piccole dimensioni. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 27862 della Terza sezione penale depositata ieri. È stato così respinto il ricorso presentato dal pubblico ministero contro l'assoluzione pronunciata dal tribunale di Cuneo nei confronti di 3 manager accusati del reato di inosservanza delle prescrizioni dell'autorizzazione integrata ambientale. Nel giudizio di merito era stata valorizzata la definizione del processo da parte di un altro amministratore che era risultato assegnatario di deleghe specifiche sulla materia.

Nei motivi di impugnazione del Pm veniva sottolineato come la delega in materia ambientale sarebbe giustificata solo nell'ambito di strutture produttive complesse, mentre nel caso in questione si trattava invece di un'impresa dalla struttura assai semplice, visto che unico era lo stabilimento e unica la sede aziendale. Se poi, metteva in evidenza, il Pm, la gestione dei rifiuti era l'oggetto dell'attività aziendale, allora non poteva che essere messa in evidenza la confusione amministrativa che regnava nell'impresa. Dare valore a all'intesa sulla delega, come fatto dal tribunale, significherebbe riconoscere efficacia a un accordo privatistico sull'attribuzione di responsabilità penale.

La Cassazione, nel bocciare le tesi della pubblica accusa, mette invece in evidenza l'asimmetria attuale con l'istituto della delega di funzioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Il Testo unico della sicurezza (articolo 16) non prevede più, tra i requisiti richiesti per attribuire efficacia all'atto di delega, le dimensioni dell'azienda. Oggi, invece, è tranquillamente ammessa l'attribuzione di funzioni delegata nella sicurezza del lavoro anche in realtà di modesta rilevanza organizzativa.

Ora, vanno ricordati gli "inevitabili e naturali punti di contatto tra l'esercizio delle funzioni e e gli adempimenti delegati nei due settori". Volere conservare, nella materia ambientale, la necessità di un paletto dimensionale per l'applicazione della delega, verrebbe a costituire un illogica e ingiustificabile disparità di trattamento tra delegati. Con l'effetto paradossale, nel caso di deleghe attribuite alla medesima persona, di considerare in un caso efficace l'atto e nell'altro no.

Quanto poi all'effetto di esenzione penale di una accordo tra privati, la posizione della Cassazione è che questo può essere la logica conseguenza delle necessità di un'impresa organizzata di "una ripartizione dei compiti e delle relative responsabilità tra coloro che collaborano con l'imprenditore, in virtù di attribuzioni preventivamente conferite nelle organizzazioni tecniche d'impresa". Allora nelle società di capitali la responsabilità penale per la violazione delle norme ambientali non può essere fatta risalire ai vertici dell'impresa, ma deve essere individuata con riferimento ai compiti e alle mansioni effettivamente svolte nei settori di competenza. Solo se questa ripartizione è assente gli amministratori di una società non possono esonerarsi da responsabilità penale sostenendo di svolgere mansioni tecniche.

 

 

 

 

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