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Cosenza: attori di "Amore Sbarrato 2"; in cella solo sventurati, mai visti colletti bianchi PDF Stampa
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di Maria Teresa Improta

 

quicosenza.it, 21 luglio 2015

 

Un sorriso ai familiari, un bacio ai bimbi. Il sipario si è chiuso, si torna in cella. Lo spettacolo "Amore Sbarrato 2" diretto dal regista Adolfo Adamo, in scena Mercoledì scorso al Morelli, verrà riproposto in una nuova edizione anche il prossimo anno, come affermato dall'assessore Rosaria Succurro nel corso della serata. A partecipare a questa seconda edizione, in veste di attori, sette detenuti: Luigi Belladonna, Armando Bevilacqua, Eduardo Caputo, Agostino Casella, Francesco Picicco, Pierpaolo Tormento e Mario Tuoto. Insieme a loro due ex ospiti della casa circondariale Sergio Cosmai che avevano già iniziato il percorso teatrale, durato cinque mesi. Sono loro a raccontare cosa significa salire sul palco e poi rientrare in carcere.

Andrea è di Cosenza, classe 77 porta sulle spalle nove anni di detenzione. Tentato omicidio l'accusa. "Questi progetti - spiega Andrea che ha lasciato il carcere da dieci mesi - in un contesto in cui le attività sono limitate. può aiutare a trascorrere un paio d'ore diverse dove riesci a non pensare al contesto in cui vivi. Insomma distrae e non in tutte le carceri riescono a portare avanti queste iniziative. Per il resto credo che per una persona che esce da un penitenziario dopo tanti anni non è facile il reinserimento nella società soprattutto nel mondo lavorativo. I pregiudizi e le conseguenze del passato te le trovi nel presente perché gli sbocchi lavorativi sono davvero pochi. A me fa rabbia, ho subito un'ingiusta detenzione per un reato che non ho mai commesso. Nonostante tutto ho pagato.

Che la legge è uguale per tutti è solo un modo di dire. I politici che rubano miliardi non fanno neanche un giorno di carcere. Non hanno mai provato cosa significa stare in cella. Un povero sventurato che invece ruba una bottiglia da un supermercato deve scontare tre anni, dal primo all'ultimo giorno in galera, senza nessuno sconto di pena. L'ho visto con i miei occhi. In nove anni di carcere non ho incontrato né politici, né professionisti, né colletti bianchi. La borghesia in carcere non ci finisce. Mai. Purtroppo ci sono individui ed individui. Gli avvocati non hanno la bacchetta magica, quando la magistratura lavora con i paraocchi stritola sia l'imputato sia il suo legale. Certo il carcere di via Popilia può essere definito un carcere modello sia a livello di infrastruttura sia a livello di gestione. Mi sono trovato sempre bene, non mi posso lamentare. Resta però l'amarezza di un sistema ingiusto".

Rosario viene da Africo, nel reggino, ha 49 anni di cui 13 trascorsi dietro le sbarre. Ha lasciato il carcere di via Popilia circa un mese fa dopo quattro anni trascorsi in cella per aver violato la sorveglianza speciale. Era andato in auto ad accompagnare i figli a scuola, ma per lui si riaprirono i cancelli del penitenziario. Quest'anno ha recitato da libero e ne è estremamente felice "sono iniziative buone per tutto il mondo carcerario, dal personale ai familiari. I posti, però, sono limitati non tutti riescono ad accedervi. Grazie al teatro la mente va oltre le sbarre, fuori dai muri della galera. Il carcere, si sa, è dolore e tristezza. Si cerca di trascorrere le giornate dandosi forza a vicenda, andando in saletta, a scuola, al campo sportivo, lavorando nel carcere. Il lavoro però è pochissimo e ci sono graduatorie lunghissime. Via Popilia, - spiega Rosario inizialmente arrestato per associazione di stampo mafioso - è il miglior carcere della Calabria, il personale dà spazio al detenuto dandogli la possibilità di fare attività sportive andare in palestra.

È gestito bene anche se la struttura a me non piace con quegli stanzoni con sei/sette persone. Se fossero cubicoli, stanzine piccole, sarebbe meglio. Il reinserimento nella società? È una questione personale. Se l'ex detenuto ha voglia di vivere nella legalità lo fa, se non vuole farlo non c'è carcere che tenga. Il nostro codice penale è un mostro. Va cambiato. Con la recidiva, un pregiudicato può finire in carcere anni per delle banalità. Un esempio. Se abiti in un paesino di poche anime, dove sono quasi tutti pregiudicati, ma li conosci da trent'anni cosa fai? Non li saluti? Se lo fai però ti condannano e ti arrestano. Se c'è un reato sono d'accordo, ma se dico ciao e vado via perché devo finire in carcere? Non è giusto. Anche perché come ripeto, sinceramente, se una persona ha voglia di reinserirsi nella società lo fa, altrimenti anche un giovane incensurato ne esce più criminale di prima"

 

 

 

 

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