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Lettere: troppo potere nelle mani dei magistrati PDF Stampa
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di Massimo Krogh

 

Corriere del Mezzogiorno, 21 luglio 2015

 

Oggi il pubblico ministero possiede mezzi (mandati, avvisi di garanzia, iscrizione della notizia di reato, richiesta di rinvio a giudizio, ecc.) potenzialmente idonei a condizionare la vita del Paese. Può dirsi con ragionevolezza che il servizio giudiziario è divenuto un potere, il potere forte dello Stato.

Quest'anomalìa vorrebbe una spiegazione, vale a dire, perché tanto potere non bilanciato, come invece avviene altrove? Come rimuovere questo squilibrio fra i poteri dello Stato; provocato da un potere che fra l'altro dovrebbe essere un servizio? È o no un cardine della democrazia la regola che un potere statuale non possa mai condizionarne un altro?

Una risposta va necessariamente trovata, visto che siamo l'unico Paese del mondo cosiddetto sviluppato a presentare questa visibile supremazia del potere giudiziario, irruente al punto di squilibrare il sistema Stato. I magistrati, con la prescrizione che ne straccia il lavoro, sono anch'essi le vittime di un'incultura politica che non ha saputo dare al Paese una giustizia che non faccia uscire di testa chi vi s'imbatte, come non di rado avviene.

Sarebbe molto sciocco prendersela con loro. Mentre bisognerebbe chiedersi se la ragione di questo poco ambito primato non stia per caso in quell'identità di carriera Giudice/Pm che distingue il nostro Paese dal resto dei paesi avanzati. Abbiamo pubblici ministeri che agiscono sentendosi giudici e giudici che decidono sentendosi pubblici ministeri. La confusione è andata molto avanti e nuoce sostanzialmente al normale funzionamento della giustizia. In Trancia dove la carriera è unitaria, l'ufficio del pubblico ministero è peraltro coordinato dal ministro della giustizia. Non si vede perché preconcette preoccupazioni debbano mantenerci isolati nell'incredibile paradosso che chi giudica e chi accusa siano compagni di banco.

L'ulteriore unicum che ne deriva è l'uso eccessivo della custodia cautelare, in qualche modo legata allo strapotere del pubblico ministero e che è fonte di un sovraffollamento delle carceri italiane francamente vergognoso. Sembra che il legislatore ci stia pensando (meglio tardi che mai), visto che con una modifica normativa in coreo il carcere preventivo è ora limitato ai reati particolarmente gravi. A Napoli, comunque, non manca il camorrista per strada, direi però la caricatura del camorrista; gestisce il parcheggio abusivo, ed anche le strisce blu per un supplemento sul ticket. Si tratta di spiccioli, ma a Napoli è sempre questione di spiccioli, che messi insieme fanno una somma, ed è un costo che la pazienza dei napoletani si adatta, meglio si costringe, a pagare per sottrarsi alla "fatica" di reagire.

La giustizia non funziona, anzi è al collasso; nel suo precipitare in basso può portarsi dietro il Paese se manca una forte reazione politica capace di dare speranza ai cittadini. A Napoli, però, uno "spicciolo" di reazione dovrebbe partire anche dal basso, per una risalita alle regole.

 

 

 

 

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