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Giustizia: l'ordinaria giornata di suicidi che piace a Salvini PDF Stampa
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di Alfredo Barbato

 

Il Garantista, 21 luglio 2015

 

"Non sono tanto dispiaciuto", così il leader leghista commenta la morte del presunto killer del gioielliere, ieri i funerali della vittima. Poche ore dopo si sarebbe celebrato il funerale di Giancarlo Nocchia, il gioielliere ucciso a Roma, nel quartiere Prati. Lui, Ludovico Caiazza, 32 anni, è accusato dell'assassinio.

È nel carcere di Regina Coeli, da solo in cella, quando decide di farsi un cappio con le lenzuola e di togliersi la vita. Sono le 22.50 di domenica, gli agenti lo tirano giù quando è già morto. L'ennesimo suicidio dietro le sbarre. Appena qualche ora prima nella questura di Milano un ragazzo di 22 anni, Gianluca Mereu, si era lanciato dalla finestra, in preda a una crisi psicotica, ed era morto. Il capo della Lega Salvini ha commentato: "non posso dire di essere dispiaciuto".

A poche ore dal funerale di Giancarlo Nocchia, il gioielliere ucciso la settimana scorsa a Roma, si suicida in cella il suo presunto assassino. Ludovico Caiazza, il pregiudicato napoletano arrestato sabato con l'accusa di aver compiuto la rapina finita in tragedia nel quartiere Prati, è stato trovato appeso a un lenzuolo domenica sera dagli agenti penitenziari in servizio nella settima sezione di Regina Coeli. Ha approfittato dell'intervallo tra le due "ronde" che il poliziotto compie, come sempre in questi casi, ogni quindici minuti. Poche ore dopo, ieri mattina, arriva il momento dell'ultimo saluto al gioielliere, nella chiesa di San Gioacchino a Roma. "Era un onesto lavoratore e una brava persona.

Un uomo giusto che si è impegnato con amore nella sua arte orafa", sono le parole che il parroco gli dedica nell'omelia. Ma parole assai più aspre vengono pronunciate da alcuni amici di Nocchia intercettati dai cronisti. "Una persona che si uccide per non pagare la pena che gli toccava dopo aver avuto il coraggio di commettere un omicidio mi la-

scia indifferente", dice per esempio un'amica d'infanzia del gioielliere al termine dei funerali. "Doveva fare la stessa fine di Giancarlo", commenta un'altra signora che vive nel quartiere Prati. Poi arriva il colpo finale, che come spesso in questi casi viene sparato da Matteo Salvini. Il calibro è 140, come i caratteri del post su twitter: "Suicida in carcere presunto omicida di gioielliere di Roma. Morte è sempre brutta notizia, ma stavolta non sono troppo dispiaciuto".

Sul suicidio di Ludovico Caiazza scattano due indagini. Una giudiziaria da parte della Procura di Roma, affidata al pm Sergio Colalocco, l'altra interna al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Il cui vertice, Santi Consolo, spiega perché Caiazza si trovasse solo nella sua cella, a poche ore dall'arresto: "Dalle prime notizie trapelate Ludovico Caiazza aveva precedenti per violenza sessuale e aveva una situazione personale di forte disagio. Per questo, per tutelarlo, non era stato messo a contatto con altri detenuti". Consolo spiega di essere in contatto con il carcere romano e con i responsabili della polizia penitenziaria per comprendere la dinamica dell'accaduto.

"Gestire in carcere persone che manifestano un forte disagio individuale, come in questo caso, reso ancor più forte dal fatto che il soggetto era accusato di fatti gravissimi, non è semplice. La polizia penitenziaria svolge un compito delicatissimo. È vero che la compresenza di altri detenuti può aiutare a prevenire una situazione come quella che si è verificata. Ma nel caso specifico ha prevalso, in prima istanza e in attesa di più precisi riscontri, la necessità di tutelare il detenuto, visto che le prime notizie indicavano precedenti per violenza sessuale.

E per questo, a sua tutela, si è scelto di lasciare il Caiazza da solo". In carcere chi ha precedenti per reati a sfondo sessuale, specie se su minori, rischia di essere oggetto di ritorsioni da parte degli altri reclusi. È pur vero però che in questo caso difficilmente all'interno del carcere potevano essersi diffusi dettagli tanto precisi sul passato di Caiazza.

Oggi sul suo corpo verrà effettuata l'autopsia. Dovrebbero arrivare conferme sulle notizie che vengono diffuse innanzitutto dal segretario della Cisl-Fns Lazio Massimo Costantino, secondo il quale il detenuto è stato trovato appeso alle lenzuola che aveva legato alle sbarre della finestra "intorno alle 22.50 di domenica, con l'osso del collo già spezzato. I soccorsi sono stati immediati, sette minuti e l'ambulanza era già a Regina Coeli, in sezione vi erano due agenti", è la ricostruzione di Costantino, "per la grande sorveglianza è previsto un giro di controllo ogni 15 minuti.

Questo suicidio rappresenta un doppio fallimento, poiché da un lato non è stata data la possibilità alla famiglia del gioielliere di vedere riconosciuta la giustizia e far espletare in carcere la pena a Caiazza, ma anche per lo stesso, a cui non è stato impedito" di uccidersi. Difficile dire cosa potesse essere fatto. Il presunto killer di Nocchia aveva avuto nel pomeriggio un colloquio con la psicologa. Che non esita ad ammettere: "Era in uno stato di forte agitazione", anche se non si poteva "prevedere un atto così estremo".

L'altro colloquio Caiazza lo aveva avuto con il legale d'ufficio. E come fa notare un altro sindacalista degli agenti penitenziari, Donato Capece del Sappe, "probabilmente solo allora, come avviene spesso in casi del genere, ha realizzato la gravità di quello che aveva commesso". Caiazza aveva un passato di grave tossicodipendenza, aveva passato un anno a San Patrignano. L'illusione di aver cambiato vita rispetto al passato deve essersi infranta con tale violenza, quando ha saputo della morte di Nocchia, da avergli distrutto l'ultima luce nell'anima.

 

 

 

 

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