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Roma: quella porta aperta due volte sull'orrore, parlano gli agenti di Polizia penitenziaria PDF Stampa
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di Federica Angeli

 

La Repubblica, 22 luglio 2015

 

"Trovarsi di fronte a un uomo impiccato è una scena che difficilmente si dimentica. All'agente che ha soccorso il primo detenuto suicida domenica notte non hanno neanche dato qualche giorno di riposo o prescritto una visita psicologica. Niente. Il giorno dopo era di nuovo a lavorare, malgrado lo shock, e ha dovuto soccorrere il secondo suicida. Siamo sotto organico e pochi sanno cosa vuol dire lavorare in un carcere". Giovanni Passaro, segretario provinciale del sindacato Sappe, ha oltre 20 anni di esperienza alle spalle nel corpo della polizia penitenziaria. Accanto a lui un agente che spiega cosa è accaduto.

 

Due suicidi in 48 ore, nel VII braccio di Regina Coeli, nessuno poteva evitarli?

"Le spiego come funziona. Per quanto riguarda il primo dei due suicidi, era stato stabilito che ci fosse la massima sorveglianza. Ciò significa controlli ogni 15 minuti. La psicologa che aveva visitato quell'uomo aveva deciso così perché era molto agitato. Ogni cella ha due porte: una blindata e la cancellata a sbarre. La prima era aperta per via del caldo, quindi il controllo, passando davanti alla cella era agevolato. Alle 22.30 l'uomo era sulla branda. Al passaggio delle 22.45 era impiccato. Lo abbiamo slegato e poi praticato un massaggio cardiaco".

 

Stessa scena la sera seguente?

"Sì, con la differenza che per il secondo uomo l'unica prescrizione era dì stare in cella da solo per ritorsioni da parte di altri detenuti. Alle 21.30 l'agente di turno addetto al controllo del secondo piano e terzo piano (ovvero di 150 detenuti da solo), l'ha trovato morto, anche lui impiccato".

 

Impossibile per voi agenti penitenziari prevenire gesti del genere?

"E come si fa? Siamo pochi, siamo 25 a turno per 850 detenuti in tutta Regina Coeli, tra la medicheria e i vari bracci. Malgrado questo in entrambi i casi le vittime sono state soccorse a pochi minuti dal gesto, non dopo ore dimenticati in una cella, questo ci tengo a sottolinearlo".

 

 

 

 

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