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Roma: "guardo il soffitto da mesi...", così in carcere i detenuti la fanno finita PDF Stampa
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di Cristiana Mangani e Adelaide Pierucci

 

Il Messaggero, 22 luglio 2015

 

La storia del 18enne accusato del delitto del parrucchiere dei vip: "Sono una nullità". Si è ucciso impiccandosi a Regina Coeli, aveva chiesto e ottenuto il cambio di cella. A trovare il corpo di Theodor Eduard Brehuescu è stato sempre lo stesso agente penitenziario che, un giorno prima, aveva tentato di soccorrere Ludovico Caiazza, l'uomo accusato di aver ucciso il gioielliere Giancarlo Nocchia.

Era nei turni di servizio e non gli è stato risparmiato il nuovo shock. Un particolare che la dice lunga sulla situazione dell'organico nelle carceri italiane: il personale è poco, ci sono anche le ferie, ed è toccato sempre a lui, al poliziotto che a Regina Coeli chiamano "il tedesco" per il suo rigore, tentare di salvare un altro giovanissimo, un altro disperato.

Così le inchieste della procura di Roma sono diventate due e non si sa ancora se i casi verranno unificati. Ma le storie che percorrono "quelle celle oscure" parlano di solitudine, disadattamento, e anche di poca possibilità di riscatto, perché all'Istituto di via della Lungara le iniziative sono scarse.

La storia di Brehuescu ne è un esempio, e la sua condotta non è meno violenta di quella di Caiazza. Stessa ferocia nell'esecuzione di un delitto, stessa incapacità di gestire la detenzione e la presa di coscienza di quanto hanno commesso. Il romeno era finito in carcere per aver ucciso, insieme con u ventunenne Florin Liviu Vlad Axente, il parrucchiere Mario Pegoretti. Lo avevano ammazzato a colpi di pietra, senza pietà. In quei giorni Brehuescu era ancora minorenne e, forse, avrebbe sperato in una detenzione diversa, in un istituto per minori.

Ma quando gli investigatori hanno individuato i presunti assassini, il ragazzo aveva ormai compiuto 18 anni da un giorno e si è ritrovato a Regina Coeli, guardato a vista in strettissima sorveglianza, perché - dietro le sbarre - agli stranieri che uccidono gli italiani, riservano un trattamento non particolarmente di favore. Lui, nel frattempo, ha sempre negato di essere l'autore dell'omicidio, mentre il complice ha continuato a tirarlo dentro.

Poi qualcosa non ha funzionato, Theodor si è sentito minacciato, ha avuto paura: chiede di essere trasferito in un'altra sezione. Lui si trova alla VII, quella dei "nuovi giunti", dove era stato portato anche Caiazza, ed è lì che matura il proposito di farla finita. Nei mesi precedenti il regime di sorveglianza è diminuito: è passato da grandissima a grande, fino a niente.

Brehuescu è, quindi, senza controllo, in una cella da solo, due piani sopra il detenuto Caiazza che ha scelto di morire qualche ora prima di lui. Forse l'altro suicidio gli fa immaginare che non ci sia via di uscita, che la sua vita ormai è persa: tagliuzza il lenzuolo di stoffa e si impicca alle grate della cella.

Che soffrisse di un forte disagio lo sanno bene i suoi legali. Lo aveva manifestato più volte, anche mercoledì scorso, quando ha incontrato uno degli avvocati. "Sono tre mesi che guardo solo il soffitto - si è sfogato - Non ho un libro, ho solo un'ora d'aria, faccio la doccia da solo, non scambio una parola con nessuno. Non so proprio come passare la giornata. Avvocato, mi faccia aiutare da uno psicologo, mi sento una nullità".

Qualche cella più in là il presunto complice è stato ritrovato con alcuni tagli sul corpo. Si parla di atti di autolesionismo, ma, allo stato, non si può escludere che qualcuno all'interno del carcere volesse fargliela pagare. "II problema - dichiara l'avvocato Giovanni Savona che lo assiste con un altro collega - è che nelle carceri c'è la tendenza a trattare male chi ha commesso omicidi contro italiani. E poi c'è poco personale, tanto affollamento. Ci vorrebbe più attenzione ai diritti umani".

Ieri la mamma di Theodor, distrutta dal dolore, si è interrogata a lungo sul perché questa cosa sia successa: "Andava aiutato di più - si è disperata - Andava controllato a vista, perché tutto questo non è stato fatto?" L'agente che ha trovato il corpo, nel frattempo, è stato sentito dalla procura. Volevano conoscere la dinamica dei fatti.

È provatissimo e ancora sotto shock per quanto ha visto nel giro di poche ore. "Non gli hanno neanche risparmiato di continuare a stare in servizio pure il secondo giorno - dice Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria - Quando è morto Ludovico Caiazza era di turno solo lui, insieme con un altro collega che stava alla rotonda. La seconda sera, invece, il turno era stato rinforzato ed erano in tre". Ieri sulla vicenda è intervenuto il ministro della Giustizia Andrea Orlando: "Aspetto che mi arrivi la relazione prima di prendere qualsiasi decisione - ha dichiarato. Ne ho chiesta una amministrativa, già avviata dal Dap, e una penale".

 

 

 

 

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