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Roma: nel "braccio dei suicidi" a Regina Coeli, solo tre agenti a vigilare su 112 detenuti PDF Stampa
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di Lorenzo De Cicco

 

Il Messaggero, 22 luglio 2015

 

Nella VII sezione si è ucciso il killer di Prati, dopo 24 ore l'omicida del parrucchiere dei vip. La direttrice: "Eventi imprevedibili". Marroni: "L'istituto non è a norma". Chi arriva nel cuore centrale di Regina Coeli, in quella che tutti chiamano "la prima rotonda", non può non accorgersi dei due grandi quadri che dominano lo spiazzo. Rappresentano la Madonna e Gesù in croce, col suo viso rassegnato e sofferente.

La stessa espressione che noti sulle facce dei detenuti. La settima sezione, quella dove domenica notte si è impiccato il killer di Prati e, neanche 24 ore dopo, si è tolto al vita il 18enne romeno accusato dell'omicidio del parrucchiere dei vip a Pineta Sacchetti, è nell'altra rotonda, la seconda. "Qui ci teniamo i detenuti in attesa di convalida", spiega la direttrice del carcere, Silvana Sergi. "Queste due tragedie ci hanno colpito tutti.

Erano tre anni che non accadeva niente di simile. Purtroppo ormai ho imparato che chi vuole fare questo gesto estremo, non lo fa capire a nessuno. A un certo punto nelle loro menti scatta qualcosa, un meccanismo quasi impossibile captare anche per i nostri operatori".

I sindacati puntano il dito sul sovraffollamento. Costantino Massimo, segretario della Cisl Fns, spiega che l'istituto "oggi ospita 839 detenuti sui 624 stabiliti dal ministero della Giustizia". A controllarli sono solo di 449 agenti. "La pianta organica ne prevede 613".

Secondo Angelo Marroni, l'ex garante dei detenuti del Lazio, c'è soprattutto un problema "strutturale" per Regina Coeli. Questo ex convento voluto a metà del Seicento da Urbano VII e poi convertito in carcere nel 1881 dal nuovo Regno d'Italia, "non è adatto ad essere un istituto penitenziario. Non è a norma". Dovrebbe essere un "carcere giudiziario", come è inciso sul frontespizio del portone d'ingresso, vale a dire una struttura temporanea, una "porta girevole" per smistare i detenuti in altri istituti.

"Invece - spiega l'ex garante - molti qui dentro passano anche 4-5 anni". Troppi, per una struttura che "non ha nessuno spazio ricreativo o sportivo e celle spesso degradate". Al piano terra della Seconda sezione, dove sono rinchiusi i malati con disturbi psichici, non ci sono neanche le lenzuola e i letti sono inchiodati al pavimento, per evitare atti di autolesionismo. La Terza sezione ha ancora le docce comuni. Nelle celle dove i bagni ci sono, invece, spesso gli impianti sono rotti o fatiscenti. "La manutenzione la fanno i detenuti", spiega ancora la direttrice. E in alcune celle il bagno e la cucina, sono nello stesso loculo.

Nel "braccio dei suicidi", la settima sezione, spiega la direttrice, sono ospitati in 112. A sorvegliarli in teoria sono 18 agenti. Ma di fatto la turnazione prevede che in ognuno dei 3 reparti ci siano al massimo da 2-3 poliziotti contemporaneamente. Secondo Silvana Sergi però "questi numeri con i suicidi non c'entrano nulla. Sono eventi imprevedibili". Theodor, il 18enne romeno accusato dell'omicidio del parrucchiere dei vip, "era un detenuto modello. Non era sconvolto per quello che aveva fatto, non eccedeva nelle terapie: prendeva solo dieci gocce di tranquillante, succede spesso a un detenuto così giovane". All'inizio era stato con altri detenuti, racconta la direttrice, "poi aveva chiesto di stare da solo. Lo avevano infastidito, anche perché il suo reato era stato consumato in un ambiente gay per una prestazione sessuale. Dall'8 luglio era in una cella da solo, proprio per evitare contatti. Da noi era seguito. Purtroppo non è servito".

 

 

 

 

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