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Lettere: il buio, il carcere e l'indifferenza di noi fuori PDF Stampa
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di Antonio Padellaro

 

Il Fatto Quotidiano, 22 luglio 2015

 

Ultime notizie dal buio dell'indifferenza. Suicida in cella presunto killer gioielliere, solo due agenti in servizio, aperta inchiesta. Un altro detenuto s'impicca nel carcere di Regina Coeli. Unica reazione dal mondo dei vivi (si fa per dire) quella di Matteo Salvini: a proposito del morto numero uno twitta: "Non sono troppo dispiaciuto". Ecco.

Alcuni mesi fa, in un ciclo d'incontri con giornalisti e scrittori promosso a Rebibbia dall'associazione Antigone e da Giorgio Poidomani, ebbi modo di parlare con un gruppo di detenuti che non si rassegnano ad essere considerati dei numeri, e pure fastidiosi. Con grande franchezza mi dissero una verità incontestabile: grazie di essere qui, ma quando tornerai là fuori quanti articoli scriverai sulla nostra condizione?

Poi, uno di loro, Federico Mollo, che segue un corso di scrittura creativa, mi regalò un suo struggente libro di poesie, Sentimento prigioniero, che ora sfoglio pensando alle ristrettezze delle celle, al caldo insopportabile di questi giorni, e a quei due numeri in meno.

Nel buio carcerario qualche bagliore lo portano Antigone, il lavoro incessante dei Radicali e la vicinanza di Papa Francesco. Stavo per scrivere che tutto il resto è Salvini, ma spero proprio di no. Leggo Federico: "me sento perso, affranto, confuso, penso alla vita che freme lì fuori, ne percepisco gli echi, ne assaporo gli odori".

 

 

 

 

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