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Giustizia: "i miei stupratori assolti dai magistrati, ma il vero processo lo hanno fatto a me" PDF Stampa
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intervista realizzata da Laura Montanari

 

La Repubblica, 22 luglio 2015

 

"Hanno giudicato me e la mia vita, non quello stupro. A loro interessava che fossi bisessuale o che genere di mutandine indossassi quella notte, non quello che avevo subito". Ha scritto una lettera a un blog "Non ho più niente da perdere".

Li hanno assolti in appello, tutti e sei, quelli che erano stati condannati in primo grado a quattro anni e mezzo per violenza sessuale e la procura generale di Firenze non ha presentato ricorso in Cassazione. Ora i termini sono scaduti, lo stupro per la giustizia non c'è stato.

"Non mi hanno creduto" dice lei, la "ragazza della Fortezza" che aveva 23 anni quando denunciò, nel 2008, di aver subito una violenza di gruppo alla fine di una festa, da ragazzi fra i 20 e i 25 anni. Adesso parla al telefono da un altro Paese e le parole si muovono ancora fra le ferite: "Ho provato a vivere in un'altra città, poi a tornare a Firenze con risultati pessimi. Ero ossessionata, inseguita dalle ombre di quella notte di luglio o da ciò che la gente poteva pensare di me. Ho vissuto per anni fra terapie e paure, fra gli psicofarmaci e la voglia di dire basta, arrendersi, farla finita. Devo andare avanti, esisto: me lo ripeto tutti i giorni".

 

Il suo primo pensiero quando ha saputo dell'assoluzione degli imputati?

"Come possono aver pensato che volessi concedermi a sette ragazzi, non sei, per me sono stati sette (uno è stato però assolto fin dal primo grado ndr) in una notte su un piazzale, dopo una festa, dentro a un'auto parcheggiata? Come possono aver pensato che quella violenza non sia mai esistita se da sette anni vivo di nevrosi, di dottori e di fughe?".

 

Dove si trova ora? Si è laureata? Lavora?

"Sto all'estero, ma per pensare di ricominciare dovevo andare in un posto lontano dove nessuno sapesse la mia storia. Ma anche qui non è facile, se mi spuntano lacrime all'improvviso devo trovare una giustificazione perché il mondo è dei forti, le fragilità non sono comprese. E poi mi pesa essere andata via, mia madre è malata e io non riesco a starle accanto nella mia città. Quanto all'università, sì mi sono laureata, da poco. Il lavoro spero di trovarlo, per anni non sono riuscita a sostenere nemmeno un colloquio, mi prendevano crisi di panico, mi ricordavo gli interrogatori della polizia. Faccio molto volontariato in campo artistico e sociale".

 

Lei ha scritto che la violenza non è stata soltanto quella notte, ma pure quella che una donna deve subire nelle indagini della polizia, "e le 19 ore di processo in cui è stata dissezionata" la sua vita.

"Devi convincerli di essere credibile. Se hai girato un film con un amico in cui facevi il personaggio della prostituta vogliono sapere come mai. Così indagano sui tuoi gusti sessuali, con chi sei stata prima, per quanto tempo. Sul fatto che sei femminista, che lotti per le battaglie lgbt o se hai partecipato a una manifestazione. Al processo un avvocato ha tirato fuori una foto postata tre anni dopo su un social in cui sorridevo a un concerto, per dimostrare che non stavo poi così male". I giudici hanno scritto "che ho una condotta sregolata, confusa, che avevo bevuto e che quei ragazzi avrebbero mal interpretato la mia disponibilità. Guardi io non capisco niente di processi e dei cavilli a cui si attaccano, io sento solo il male che ho ancora dentro e che da quel male vorrei guarire, tornare a una vita come le altre. Invece sono piena di ricadute. È come un elastico quella notte, mi riporta ogni volta indietro appena cerco di andare avanti".

 

Cosa prova nei confronti degli imputati, uno lo conosceva, eravate amici...

"Non provo odio, non ho mai pensato alla castrazione chimica. Invidio le loro vite composte, i loro buoni avvocati, quello che fa il regista, quello che si è sposato, quelli che si sono laureati e hanno messo ordine nelle loro esistenze che io vedo da così lontano. Cerco ogni giorno di riprendere fiducia nel genere umano, è stato orribile non fidarsi di nessuno, non riuscire ad avere una relazione, fuggire per al contatto fisico perché anche una carezza, una mano che ti sfiora ti riporta al passato. È come avere davanti un muro. Vorrei dire una cosa".

 

Quale?

"Vorrei che qualcuno mi aiutasse a non arrendermi e a credere nella giustizia... ma cosa succede se non ci sarà la Cassazione? È finita?".

 

Quattro deputati del Pd hanno annunciato un'interrogazione al ministero di Giustizia "affinché valuti se non sia opportuno chiedere una relazione alla Procura generale di Firenze sul perché non sia stato presentato ricorso contro l'assoluzione" e se "inviare un'ispezione". Qualche giorno fa, Lisa Parrini, legale della giovane, ha definito la motivazione della sentenza di secondo grado "densa di giudizi morali".

 

 

 

 

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