Lunedì 03 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Vita detentiva, responsabilizzazione, circuiti e sicurezza... PDF Stampa
Condividi

di Carmelo Musumeci

 

Ristretti Orizzonti, 9 settembre 2015

 

"Oggi una guardia mi ha sorpreso a parlare a voce alta da solo. E mi sono giustificato che stando in carcere è un'abitudine che si prende facilmente, quella di discutere con le sbarre e le pareti della propria cella". (Diario di un ergastolano carmelomusumeci.com).

 

Il giorno quattro settembre, nell'ambito degli Stati generali sulla esecuzione penale, i componenti del tavolo due, con il suo coordinatore dottor Marcello Bortolato, magistrato presso l'Ufficio di Sorveglianza di Padova, (assenti però i due funzionari del Dap che ne fanno parte) sono venuti a trovarci nella redazione di "Ristretti Orizzonti". E si sono seduti accanto ai detenuti per ascoltare le nostre testimonianze e stimolare le nostre eventuale proposte. Penso che per la prima volta molti di noi in carcere non si sono sentiti solo cose ma persone. Credo che sia stato un bel dibattito/confronto che forse è stato più utile ai detenuti che a loro, perché abbiamo scoperto che le persone che ci ascoltavano non erano dei "nemici" come molti di noi hanno pensato per colpa di anni passati in isolamento sociale, in carceri malsani, criminogeni e illegali.

Ci siamo subito resi conto dagli sguardi e dall'attenzione con cui tutti ci ascoltavano che i componenti del tavolo due erano venuti dentro per capire come migliorare le nostre condizioni di vita. Ecco alcune cose che si sono dette e credo pensate, perché in quattro ore di dibattito non è stato possibile dire tutto quello che avevamo nella mente e nel cuore.

 

- Ogni carcere è uno stato a sé. E con regole e consuetudini proprie e un personale regolamento interno. Poi dipende in quale circuito/regime sei rinchiuso, che potrebbero essere 41 bis; AS1; AS2; AS3 e media sicurezza. A secondo di questa allocazione e del carcere dove sei sbattuto cambiano le modalità e anche il numero dei colloqui e delle telefonate, dell'ora d'aria ecc. L'universo carcerario è difficile da spiegare perché qui tutto è confuso. È un mondo all'incontrario, quello che è consentito oggi è vietato domani e quello che sarà permesso domani è proibito oggi. Credetemi, è difficile capire il carcere se non ci vivi. E anche se ci vivi poi è difficile descriverlo, forse perché è impossibile spiegare il nulla.

- L'altro giorno ho telefonato alla mia compagna e ci siamo scambiati due coccole, ma non sono riuscito a dirle che le volevo bene come faccio di solito perché era finito il tempo consentito. Adesso devo aspettare per dirglielo la prossima settimana. E mi domando spesso perché le telefonate con i nostri familiari durano solo dieci minuti.

- Sembra che i cancelli delle carceri gemano e strillino solo quando li spalancano forse perché sono abituati a stare sempre chiusi. E quando sei chiuso tutto il giorno in una cella è difficile ammazzare il tempo, forse per questo a volte è il tempo che ammazza noi.

- Di solito i detenuti passeggiano avanti e indietro io invece preferisco girare intorno al cortile perché odio, dopo appena pochi passi, fermarmi davanti ad un muro per fare dietro front. E non capisco perché nei cortili dei passeggi in tutte le carceri dove sono stato non ho mai trovato un albero o un filo d'erba.

- In carcere il tempo sembra non finire mai, forse perché qui il tempo si dilata in un minuto qualsiasi, in un'ora qualsiasi, in un giorno qualsiasi di qualsiasi anno.

- In carcere le persone vivono a stretto contatto come le acciughe perché si è costretti a stare vicini, molto più vicini di quanto sarebbe naturale. E tuttavia ognuno è solo con la sua solitudine nel cuore.

- Il carcere è uno strano mondo pieno di persone strane, ma incredibilmente spesso le persone più mentalmente prigioniere sono proprio certe guardie. Io nonostante che cerco di vedere le cose per quelle che sono, di essere obiettivo e di non avere pregiudizi, faccio molto fatica a capirli specialmente quando vengono a lavorare incazzati neri come se fossimo noi la causa dei loro problemi. Credo che ci vorrebbero meno guardie incazzate e più operatori sociali.

- In carcere è difficile, se non impossibile, scoprire la verità, forse perché anche questa deve rimanere prigioniera.

- L'unica cosa che fa sentire ancora vivi i detenuti è la speranza, ma c'è poco da sperare con un fine pena nel 9.999. Aspettare un giorno che non arriverà mai ti avvelena la vita e può condurre alla follia.

- Il carcere mi ha sempre fatto paura perché ho sempre avuto terrore che mi facesse diventare più cattivo di quando sono entrato. E ancora non so se ci sono riusciti. Spero di no perché ero già abbastanza cattivo fuori.

 

Che altro aggiungere? Spero che altri miei compagni detenuti abbiano l'opportunità di incontrare e confrontarsi con i membri degli altri tavoli degli Stati generali sulla esecuzione della pena, per dare il loro contributo a portare la legalità costituzionale e l'umanità nelle nostre "Patrie Galere".

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it