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Alla Corte Ue il nodo penale-amministrativo negli omessi versamenti Iva PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 15 settembre 2015

 

Il doppio binario amministrativo-penale per colpire le infrazioni tributarie torna all'attenzione della Corte Ue. Che questa volta, verosimilmente, non potrà evitare di pronunciarsi nel merito e che, stando ai precedenti potrebbe aprire scenari inediti in una materia tanto delicata.

Ieri dalla Corte di giustizia europea è arrivata la comunicazione sull'introduzione di una nuova causa che riguarda l'Italia. Oggetto, la coerenza con la disciplina comunitaria di una legislazione come quella nazionale che ammette la coesistenza di sanzioni penali e amministrative per l'evasione dell'Iva. A sollevare la questione è stato il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, di fronte al caso di un contribuente che, pur avendo dichiarato di dover corrispondere allo Stato poco più di un milione di euro, per il 2011, non effettuava il pagamento nei termini di legge.

L'Agenzia delle Entrate ha provveduto alla segnalazione alla Procura per il reato di omesso versamento Iva. Il contribuente ha fatto ricorso contro il provvedimento di sequestro preventivo, mentre l'illecito è stato oggetto di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate in epoca precedente. L'Agenzia, oltre a liquidare il debito tributario ha inflitto una sanzione pari al 30% dell'importo dovuto. Questo accertamento tributario è stato poi oggetto di transazione con il contribuente, nella quale l'Agenzia ha rinunciato alla pretesa della sanzione, concordando sul pagamento della sola imposta dovuta. Con la transazione, l'accertamento è diventato definitivo, non essendo stato oggetto di impugnazione.

Ora il tribunale di Santa Maria Capua Vetere chiede alla Corte di giustizia Ue se è conforme al diritto Ue l'articolo 10 ter del decreto legislativo n. 74/00 che punisce chi, per lo stesso fatto (omesso versamento Iva) ha già subito una sanzione amministrativa.

I giudici europei sono in realtà già stati chiamati in causa sul fronte penale tributario, nella prospettiva del mancato rispetto del ne bis in idem, solo pochi mesi fa, dal Gip di Torino. Tuttavia si fermarono prima di entrare nel dettaglio della questione, sottolineando come, ma si fermarono prima di scendere nel dettaglio delle questione, sostenendo la propria incompetenza. Allora, era maggio, non si dibatteva di un omesso versamento Iva (classico tributo comunitario), ma di un mancato versamento Irpef.

Ora la Corte Ue non potrà eludere il tema e dovrà entrare nel merito e, a fare da guida, potrà essere un importante precedente: la sentenza Akerberg Fransson, C-617/10. In quella pronuncia la Corte ammise che "il principio del ne bis in idem sancito all'articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea non osta a che uno Stato membro imponga, per le medesime violazioni di obblighi dichiarativi in materia di imposta sul valore aggiunto, una sanzione tributaria e successivamente una sanzione penale, qualora la prima sanzione non sia di natura penale, circostanza che dev'essere verificata dal giudice nazionale".

Ed è proprio sulla natura della sanzione tributaria che le opinioni divergono, con la Cassazione che ha sinora difeso il connubio penale- amministrativo, mentre il dubbio comincia a farsi sempre più strada nei giudici di merito. Come visto si stanno riproponendo le questioni pregiudiziali alla Corte Ue. Ma non solo: una parola probabilmente decisiva in materia dovrà dirla la Corte costituzionale alla quale, proprio sul fronte degli omessi versamenti Iva, si è rivolto il tribunale di Bologna. A fare da volano c'è stata evidentemente la recente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che, soprattutto con la sentenza Grande Stevens del marzo 2014, ha sancito l'incompatibilità tra misure penale e sanzioni Consob sul market abuse.

 

 

 

 

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