Lunedì 03 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Il volantino anti-immigrati non integra il reato di propaganda all'odio razziale PDF Stampa
Condividi

di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 15 settembre 2015

 

Corte di cassazione - Sezione III penale - Sentenza 14 settembre 2015 n. 36906.

Nel necessario bilanciamento tra la "libertà di espressione" ed il divieto di offendere la "pari dignità" degli uomini, la lotta politica gode di una particolare licenza espressiva. Secondo la Cassazione, infatti, non integra il reato di "propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale" il volantino elettorale che, su di un verso (oltre al nome del candidato), rechi la scritta "Basta usurai, basta stranieri", e sull'altro contenga una sequela di vignette in cui i rappresentanti delle diverse etnie sono intenti a commettere ciascuno il proprio reato "tipico". Per la III Sezione penale, sentenza 36906/2015, siamo infatti di fronte ad un "messaggio politico" volto a propagandare "un'avversione non verso i soggetti rappresentati in modo caricaturale ma verso le attività illecite dagli stessi poste in essere", sia pure secondo un pregiudizio non condivisibile.

La vicenda - Nel volantino stampato per le elezioni europee 2013 dal candidato Stefano Salmè (per la Destra sociale - Fiamma tricolore) sotto la scritta "Difendi l'Italia" comparivano dunque sei caricature: un asiatico intento a vendere prodotti "made in China"; Abramo Lincoln contornato da dollari svolazzanti; un uomo di colore intento a cedere droga; un arabo con una cintura di dinamite e infine una rom che allunga le mani verso una bambino in braccio ad una italiana. Per i giudici si tratta di una "generalizzazione" alquanto "grossolana" che "appare una forzatura anche agli occhi del destinatario più sprovveduto" ma che va inquadrata "contestualizzandola" in quel particolare clima in cui si svolgono le competizioni elettorali. Laddove "il linguaggio della polemica politica può assumere toni più pungenti ed incisivi rispetto a quelli comunemente adoperati nei rapporti interpersonali tra privati". Infatti, confrontandosi "concezioni contrapposte", anche la valutazione di comportamenti o giudizi "fortemente critici", verso gli avversari politici, o "l'uso di argomenti forti", per veicolare il programma, "deve essere compiuta tenendo presente il preminente interesse generale al libero svolgimento della vita democratica".

La questione - Il tema, nuovo almeno in questi termini per il nostro "giudice legittimità", è quello dei cd "hate speeches", i discorsi sull'odio pronunciati dagli esponenti politici verso gruppi minoritari, più volte affrontato dalla Corte Edu che ha "quasi sempre" fatto prevalere il diritto alla libera manifestazione del pensiero (salvo che per il negazionismo dello Shoah). Su questa linea si muove anche la Cassazione affermando che la libera espressione può essere compressa "unicamente in presenza di condotte che disvelino una concreta pericolosità" e non dunque sulla base di "una valutazione astratta". Si deve peraltro escludere, prosegue la sentenza citando un proprio precedente, che possa automaticamente ricondursi alla nozione di "odio" ogni e qualsiasi sentimento o manifestazione di generica antipatia, insofferenza o rifiuto, pur se riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità, all'etnia o alla religione.

La decisione - Così, tornando al caso specifico, secondo i giudici, il messaggio veicolato dal volantino è quello per cui va posto un freno alle attività finanziarie riconducibili agli Stati Uniti e alla presenza di stranieri in Italia perché portatori di un aumento della criminalità. Non vi sarebbe perciò un'ostilità pregiudiziale verso determinate etnie ma soltanto un'avversione verso le attività illecite da esse praticate. Mentre affinché la discriminazione sia sanzionabile penalmente occorre che essa sia basata sulle "qualità del soggetto" (zingaro, negro, ebreo, ecc) e non sui "comportamenti". Del resto, conclude la Corte, in assenza di qualsivoglia indicazione violenta perché quel "Basta stranieri" si realizzi, il reato di propaganda all'odio razziale non sussiste.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it