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Chieti: protocollo di intesa tra carceri e Asl sulla gestione della salute dei detenuti PDF Stampa E-mail
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Il Centro, 30 novembre 2010

 

Sarà siglato mercoledì primo dicembre il protocollo di intesa sulle gestione della salute dei detenuti delle carceri di Chieti, Lanciano e Vasto, in attuazione del decreto del presidente del consiglio dei ministri del primo aprile 2008 che ha trasferito le competenze in materia sanitaria dall’amministrazione penitenziari alle Asl.

Una firma importante che, alla presenza del manager Francesco Zavattaro e dei direttori dei tre istituti penitenziari Giuseppina Ruggero (Chieti), Massimo Di Rienzo (Lanciano) e Carlo Brunetti (Vasto), stabilisce che le prestazioni sanitarie a favore dei carcerati vengano erogate dalla Asl “sempre ovviamente dentro le mura carcerarie”, tenendo conto delle esigenze di sicurezza e attraverso un impegno di risorse economiche e professionali specifiche. “Poiché all’interno degli istituti di pena bisogna comunque garantire le ragioni della sicurezza imposte dalla legislazione vigente, la riforma ha previsto che siano condivise procedure che permettano ai due ordinamenti, quello penitenziario e quello sanitario, di non confliggere tra di loro”, spiega Francesco Paolo Saraceni , il responsabile dell’unità operativa di Medicina penitenziaria della Asl Lanciano Vasto Chieti.
“Con questo protocollo, sia il penitenziario che il sanitario, ciascuno nell’ambito della propria autonomia e potestà organizzativa, si impegnano alla collaborazione interistituzionale per garantire il diritto alla salute di una delle fasce più deboli della società. In particolare”, aggiunge, “la Asl fornirà prestazioni sanitarie efficaci e qualitativamente efficienti che rispondano agli obiettivi di salute previsti dai livelli essenziali di assistenza”.

Un passaggio di competenze, che punta a migliorare lo stato dei detenuti anche in considerazione del sovraffollamento degli istituti penitenziari da cui scaturiscono enormi problemi sanitari. Dal diffondersi di patologie gravi come tubercolosi e malattie infettive, all’aumento del disagio psichico che molto spesso sfocia in suicidi o gesti autolesionistici. “Il protocollo”, conclude Saraceni, “sarà sicuramente un ulteriore elemento di prevenzione”.

 

 

 

 

 


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