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All’Università, il terzo incontro sul carcere, dedicato alle misure alternative PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 5 dicembre 2010

 

Martedì 23 novembre nell’Aula Nievo del Palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova, l’Associazione Volontari Carcerari, la Fondazione Lanza e il Polo Universitario “Due Palazzi” hanno organizzato il terzo e ultimo della serie di “Incontri sul carcere”. Il tema, “Le alternative alla detenzione: previsioni normative e prassi applicative” è stato trattato da Vittorio Borraccetti del Consiglio Nazionale della Magistratura, Marcello Bortolato, Magistrato di Sorveglianza del Tribunale di Padova, Graziella Palazzolo, direttrice Uepe di Padova, Rovigo e Trieste, con il coordinamento di Elisabetta Palermo Fabris, docente di Diritto penale all’Università di Padova. Vittorio Borraccetti ex procuratore capo del tribunale di Venezia e esperto di antimafia, ha sostenuto che il sovraffollamento impedisce di fatto la “rieducazione”, è falsa l’equazione “più carcere = più sicurezza”, il discorso sulle misure alternative va collocato in un ambito (e in una riforma) più ampio, che riguarda tutto il sistema sanzionatorio. Parlando di 4 bis, inizialmente pensato per i soli reati associativi o di terrorismo, abbiamo assistito nel tempo a un aumento dei reati compresi in questa aggravante e a un allargamento del carcere duro anche ai reati di stigmatizzazione sociale: tutto il contrario di ciò che sarebbe il dettato costituzionale che parla di rieducazione. Siamo insomma agli antipodi di un sistema sanzionatorio e penale razionale! La legislazione d’emergenza, che ormai da anni è quasi il solo mezzo per legiferare, salvo poi divenire “normalità”, ha di fatto bloccato una visione coerente e razionale del sistema penale. Marcello Bortolato è intervenuto a lungo, stimolato da alcuni quesiti che la professoressa Palermo gli ha sottoposto e che riguardavano gli stranieri senza permesso di soggiorno e i non collaboratori, condannati per il primo comma del 4 bis, nella concessione di misure alternative al carcere. Bortolato ha spiegato le leggi e le posizioni della Magistratura di Sorveglianza sull’argomento, e si è soffermato su due argomenti particolari: i reati sessuali che, secondo lui non devono rientrare nel 4 bis, e l’impossibilità della revisione critica del proprio reato da parte di chi si professa innocente. In entrambi i casi è giusto, secondo il magistrato, che il condannato non sia escluso dalla possibilità di usufruire delle misure alternative. Nel suo lungo intervento si è fatto un piccolo percorso storico sulle carceri, nate nel rinascimento dopo il crollo del feudalesimo che ha visto riversarsi dalle campagne alle città miriadi di contadini. Il potere per fronteggiare questa “invasione” di gente che viveva per strada e non lavorava aveva creato delle strutture, che potrebbero ricordare le “case-lavoro” di tempi recenti. Il lavoro come mezzo di “recupero” degli sbandati. Anche ora, ha sostenuto il magistrato, le carceri dovrebbero essere posti dove il lavoro (o altre attività) sono garantiti per un percorso di rieducazione, ma così non è. Accennando alla storia delle misure alternative in Italia, ha spiegato come con la loro applicazione anche più ampia, non si risolve il problema del sovraffollamento, risoluzione che invece richiede cambiamenti strutturali, come del resto anche il procuratore Borraccetti aveva sostenuto.
L’intervento della direttrice dell’UEPE è stato più di tipo tecnico, con la spiegazione delle competenze del suo ufficio – la presa in carico di tutti coloro che stanno scontando una pena, sia dentro che fuori, l’indagine socio-ambientale e l’elaborazione di un progetto “di vita” del detenuto; dei suoi mandati – istituzionale, di controllore, e personale e professionale, di aiuto e sostegno; dei metodi di lavoro – l’assistente sociale collabora con altri operatori sul territorio (Ser.T., ufficio casa, Comuni etc), e partecipa ai Piani di Zona. La dottoressa Palazzolo ha fatto altresì notare come sia spesso impossibile applicare una buona legge come la Gozzini per mancanza di lavoro e di casa, ma soprattutto per mancanza di interesse e di collaborazione di alcuni enti territoriali. Infine sono stati dati alcuni “numeri” sulle persone in misura alternativa, numeri da cui si evince facilmente come, rispetto a pochi anni fa, la concessione di misure alternative sia molto limitata. Per finire sono stati posti alcuni quesiti ai relatori da parte del pubblico, composto in gran parte da docenti universitari, da studenti e da addetti ai lavori.

 

 

 

 

 


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