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Com-munitas: prendersi cura delle persone in difficoltà PDF Stampa E-mail
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In Veneto, 5 dicembre 2010

 

Il progetto COM-MUNITAS, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito di “Progetti per il Sociale”, dal C.S.V. e dal Comune di Padova è un progetto nato da una costola di Avvocatodistrada, associazione che si occupa della rappresentanza legale dei senza fissa dimora, e si prefigge di affiancare agli avvocati-volontari alcuni psicologi-volontari per una presa in carico completa della persona che si rivolge allo sportello dell’associazione. Si è capito che il disagio di molte persone che perdono, per motivi differenti – disoccupazione, separazioni, trascorsi carcerari, problemi di tossicodipendenza, problemi psicologici e psichiatrici – casa, lavoro, speranze, capacità di risollevarsi, si affronta, oltre che con assistenza legale, anche con il sostegno psicologico. Molte delle persone che escono dal carcere si ritrovano in tali condizioni, per i motivi più diversi, primo tra tutti la non possibilità di fare i percorsi di reinserimento che l’articolo 27 della Costituzione, “la pena deve tendere alla rieducazione”, ci indica e che la legge Gozzini sulle misure alternative ci permette. Purtroppo il sovraffollamento, quindi la mancanza di possibilità di fare un percorso risocializzante serio all’interno del carcere per mancanza degli spazi e di operatori e il clima generale giustizialista, fa sì che tali misure vengano applicate raramente. C’è poi un altro problema che salta agli occhi di coloro che si interessano dell’argomento: la composizione delle galere divenute ormai una semplice discarica sociale, unica risposta a problemi di tipo più sociale che penale. Tossicodipendenti, persone con patologie psichiatriche, alcolisti, clandestini la cui sola colpa è quella di essere sul suolo italiano senza documenti, insomma “quelli brutti, sporchi e puzzolenti” che infastidiscono la vista dei più fortunati sono i maggiori “fruitori” delle patrie galere.
Quando si parla di questo argomento, comunque, si pensa sempre al detenuto, mai o raramente si pensa che esiste, anche se numericamente molto più esiguo, anche un mondo carcerario femminile. Donne che escono finita la pena, senza aver potuto rientrare in società gradualmente, che si trovano da un giorno all’altro “sbattute” fuori dalla galera, spesso abbandonate dalla famiglia per i motivi più diversi, che non hanno un lavoro, un posto dove andare, ne abbiamo viste tante. Donne entrate in carcere per piccoli reati legati alla tossicodipendenza, appena escono, se abbandonate a se stesse, ricadono immediatamente nel vortice della droga. Donne con problemi psichiatrici o di relazione, che magari prima di entrare in carcere erano in qualche comunità che non le accoglie più per i motivi più diversi, hanno assolutamente bisogno di aiuto. Ma anche donne che tali problemi non hanno, se però non sono sostenute, finiscono o sulla strada o a ricommettere reati anche solo per sopravvivere.
Ultimamente si sono rivolte allo sportello di Avvocato di strada quattro ex detenute con problemi di lavoro e abitazione. Purtroppo i fondi regionali da destinare alle associazioni di volontariato che si occupano di grave emarginazione - senza fissa dimora e povertà estrema, carcere e vittime di tratta - sono stati prima azzerati e poi solo in parte ripristinati dalla Regione Veneto, e tanti servizi non vengono più erogati a chi ne avrebbe bisogno, il servizio gratuito di sostegno psicologico tende a garantire dei diritti e a riempire dei vuoti che le istituzioni non sempre sono in grado di colmare. Un po’ di attenzione in più verso i più deboli renderebbe la nostra società sicuramente migliore.

 

 

 

 

 


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