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Pescara. i medici Asl al lavoro in un carcere sovraffollato al limite del disumano PDF Stampa E-mail
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Il Centro, 3 dicembre 2010

 

Vicino ai detenuti che affrontano una malattia come pochi carceri in Italia. È il doppio volto del San Donato: un luogo di sofferenza capace, però, di garantire ai carcerati un’assistenza sanitaria identica a chi è in libertà. La casa circondariale di Pescara ha stipulato un protocollo di intesa con l’Asl per garantire il diritto alla salute dei detenuti. “Siamo tra i primi penitenziari in Italia ad aver portato a termine l’accordo con una Asl”, spiega il direttore Franco Pettinelli.

“Una normativa del 2008 ha stabilito che la sanità penitenziaria sia gestita dal servizio sanitario nazionale. Quello tra il San Donato e l’azienda sanitaria di Pescara è uno dei primi protocolli stipulati a livello nazionale”. Il carcere di San Donato è in una situazione limite per il sovraffollamento. “Nel reparto giudiziario”, ha denunciato la Uil pubblica amministrazione penitenziari, “la popolazione carceraria supera del 100 per cento i posti disponibili”.

Così il protocollo firmato da Pettinelli e dal direttore generale della Asl di Pescara, Claudio D’Amario , rappresenta una svolta. I detenuti del San Donato hanno raccontato più volte al Centro il dramma delle malattie in carcere. Sono le paure di uomini che hanno sì sbagliato, ma che devono scontare una pena in un luogo senza assistenza medica. L’accordo con la Asl prevede che al San Donato ci sia un presidio sanitario di base. Questa struttura sarà in grado di assicurare interventi di medicina generale in un arco di tempo di quasi 24 ore.

Il presidio sarà diretto da Valeriano Santurbano, affiancato da personale medico e infermieristico. Il servizio di medicina di base fa parte dell’Unità operativa di medicina penitenziaria diretta da Gianfranco Ricci. Al medico della Asl pescarese spetterà il compito di coordinare gli altri servizi. In particolare quelli destinati ai detenuti alcolisti, tossicodipendenti o con problemi di salute mentale. Non a caso una parte integrante del protocollo sono gli accordi stipulati con i responsabili del SerT, Pietro D’Egidio , del Servizio di Alcologia, Speldora Rapini, e del dipartimento di Salute mentale, Enrico Di Fonzo . Il protocollo prevede anche interventi per i detenuti disabili. Per loro sarà attrezzata una palestra fisioterapica e un servizio di fisiokinesiterapia.

 

 

 

 

 

 

 


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