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Sassari caso di tubercolosi a San Sebastiano, detenuto in isolamento sanitario PDF Stampa E-mail
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La Nuova Sardegna, 20 dicembre 2010

 

L’allarme è scattato all’improvviso, anche se quel detenuto da alcuni giorni aveva manifestato uno strano malessere con dolori in tutto il corpo. E poi, quella tosse: sempre più forte e persistente. I medici del carcere si sono insospettiti e l’hanno messo in isolamento.

Tubercolosi. Una parola che ha fatto il giro di San Sebastiano in un amen e che alcune settimane fa ha seminato il terrore tra gli oltre 200 detenuti. Una parola pronunciata quando ancora non c’era neppure la certezza sul motivo per il quale quel detenuto sardo fosse stato trasferito d’urgenza dall’infermeria di San Sebastiano alla Clinica di malattie infettive. Dove è stato sottoposto a tutti gli accertamenti diagnostici necessari, anche se già dal primo sommario esame il quadro clinico del paziente era sembrato abbastanza chiaro agli specialisti.

La situazione all’interno del penitenziario di via Roma è stata comunque gestita con grande professionalità dalla direttrice Teresa Mascolo con l’equipe medica del carcere, affiancata dagli specialisti della Clinica di malattie infettive dell’università. Tanto che dopo alcuni giorni, l’allarme è rientrato e la vita ha continuato a scorrere tranquilla dentro le mura del carcere. Qualche preoccupazione in più per i parenti del detenuto e per i reclusi che avevano avuto contatti direttamente con lui e che sono ristretti nel suo braccio.

Ma non appena è balenato il sospetto che potesse trattarsi di tubercolosi, tutti i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria sono stati sottoposti alla profilassi prevista in questi frangenti. Naturalmente, il caso di tubercolosi è stato anche segnalato all’ufficio igiene dell’Asl 1 che ha immediatamente provveduto a sottoporre a profilassi anche i parenti del detenuto e gli amici che potevano aver avuto contatti con loro e con il recluso.

Dopo alcuni giorni di preoccupazione, la situazione è comunque tornata alla normalità. Anche perché gli specialisti della Clinica di malattie infettive insieme agli ispettori di igiene dell’Asl 1 avrebbero accertato che la tubercolosi del detenuto risalirebbe a molto tempo prima, almeno per quanto riguarda la presenza nel suo organismo ed è esplosa in occasione di un malessere forse causato dal cambiamento del tempo: il freddo pungente di alcune settimane fa seguito poi da un’anomala ondata di caldo.

Il carcere di San Sebastiano è sicuramente una struttura inadeguata per accogliere detenuti e anche soltanto per lavorarci, ma ormai le sofferenze di agenti, operatori e detenuti stanno per concludersi visto che sono in fase molto avanzata i lavori di costruzione del nuovo carcere a Bancali. Ma dal punto di vista sanitario, San Sebastiano è forse uno tra quelli più all’avanguardia in Italia visto che da anni c’è un equipe della Clinica di malattie infettive che ha predisposto un rigido protocollo di prevenzione sia per i reclusi, sia per le guardie, sia per tutti gli operatori penitenziari. E segue puntualmente tutti i detenuti per evitare l’insorgenza di qualsiasi epidemia. Come è successo in questa occasione. La situazione sanitaria è sempre stata sotto controllo e alcuni momenti di forte preoccupazione sono stati superati con interventi mirati tesi a tranquillizzare la popolazione carceraria.

 

 

 

 

 


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