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Ferrara: dossier del Garante dei detenuti; celle strapiene, in aumento le patologie fisiche PDF Stampa E-mail
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di Stefano Lolli

 

Il Resto del Carlino, 14 gennaio 2011

 

Problemi strutturali, carenza di lavoro e spesso di prospettive personali. Disagio psicofisico, e di conseguenza sociale. È la “fotografia” che il Garante dei Detenuti Federica Berti consegna alle istituzioni locali e, di riflesso, alla collettività.

Il dossier che lunedì sarà illustrato in Consiglio comunale, sviscera tutte le difficoltà della struttura dell’Arginone, a partire da quelle determinate dalla popolazione dei reclusi. Al 5 gennaio scorso, i detenuti erano complessivamente 501, dei quali 243 stranieri e 258 italiani. “Va registrato il notevole aumento di detenuti con età inferiore ai 25 anni - scrive la Berti -, che si attestano attorno al 20% della popolazione detenuta, costituita da diversi elementi di difficile gestione”. Ma le professionalità presenti nell’istituto (dai dirigenti agli agenti di custodia, alle figure di supporto) “riescono a costruire rapporti di rispetto reciproco”, afferma il Garante. Resta però il fatto del sovraffollamento, peraltro comune alle carceri italiane: i posti regolamentari sono 235, con una tolleranza di 446. In realtà l’effettiva capienza tollerata è di 383 detenuti, prosegue la Berti, in quanto vanno tolte “4 celle chiuse per inagibilità, i 36 posti della sezione semiliberi attualmente usufruita da soli due detenuti, i 56 posti della sezione collaboratori di giustizia, oggi con 36 presenze”. Queste ultime due sezioni, evidentemente, non possono essere utilizzate per i detenuti comuni: quindi il sovraffollamento oltre la capienza tollerata è di 118 unità in più (e di ben 266 oltre quella regolamentare).

I numeri, pur espliciti, descrivono la realtà in modo arido. E la realtà, nel carcere cittadino, è tale per cui “il sovraffollamento impedisce gli standard idonei a mantenere un buono stato di salute psicofisica - osserva Federica Berti -, gli ambienti in cui i reclusi si ritrovano a vivere non consentono neppure un’attività fisica semplice come la deambulazione nelle celle, impedita dallo spazio insufficiente. Le celle, infatti, predisposte strutturalmente per accogliere una singola persona, attualmente ne ospitano fino a tre”. Questa situazione determina l’aumento del disagio sia di carattere psicologico, sia di patologie fisiche. Un problema emergente riguarda quelle di carattere ortopedico: “C’è grande preoccupazione fra i detenuti - sottolinea il Garante - per l’alta frequenza delle patologie di origine traumatologica”; alle complicanze per la salute si aggiungono quelle burocratiche, visto che “spesso l’ortopedico prescrive cicli di fisiochinesiterapia che il servizio sanitario nazionale fornisce solo previo il nulla osta del fisiatra”. Ma per i detenuti dell’Arginone, “alla difficoltà per la traduzione per la prima visita presso quest’ultimo - prosegue la relazione della Berti, si aggiungono i lunghissimi tempi di attesa per gli eventuali cicli di cura”.
Il sovraffollamento non è peraltro destinato a calare. Anzi nella casa circondariale cittadina è prevista - ma al momento bloccata dalla carenza di fondi - la realizzazione “di un ulteriore blocco per altri 200 posti, che comporterà la riduzione anche degli spazi esterni”. In teoria, questa struttura supplementare sarà conforme ai nuovi criteri dell’edilizia penitenziaria, “quindi ogni cella avrà al suo interno acqua calda e bagno con doccia”. Un sogno, o addirittura un’utopia visto che attualmente “i locali doccia non sono stati adeguati, e risultano insufficienti nelle sei sezioni di 26 celle - sottolinea il Garante; anche i tetti dell’istituto necessitano di restauro; purtroppo, alle segnalazioni fatte non è seguita alcuna azione di intervento. Perciò quattro celle risultano inagibili, aumentando il problema del collocamento delle persone”.

 

Le proposte

Si avvia a conclusione il mandato triennale del Garante dei Detenuti Federica Berti: uno dei 17 in carica sul territorio italiano. Un numero ancora molto esiguo, che evidenzia perciò l’attenzione delle istituzioni ferraresi (la carica è stata istituita di concerto fra Comune e Provincia). Al termine della propria relazione, perciò, la Berti lancia alcune proposte operative; non potendo evidentemente incidere sul numero dei detenuti e sull’organico della polizia penitenziaria, focalizza alcuni aspetti di carattere sociale. Suggerendo ad esempio “l’ampliamento dello Sportello Stranieri, visto che la presenza di detenuti non italiani è sempre più crescente”. Poi, incentivare “la cultura della mediazione socio - sanitaria, riprendere ed attivare progetti sulla genitorialità”. A fronte dell’estrema difficoltà di garantire un lavoro - e di conseguenza qualche piccola forma di reddito - per i detenuti, la Berti propone di “attivare uno Sportello di orientamento al lavoro, per aggiornare e formare i detenuti in previsione del loro futuro ritorno nella società”.

A proposito di lavoro, quello espletato all’interno del carcere è largamente insufficiente: “Attualmente nella Casa Circondariale l’unica attività lavorativa in essere - si legge nella relazione, è quella del riciclaggio degli elettrodomestici, con l’impiego di 4 detenuti in ‘borsa lavorò erogate dall’Azienda Servizi alla Persona, e 2 detenuti in tirocinio formativo, con compenso erogato dalla Provincia. Per tale laboratorio, ha già preso corpo un’ipotesi di ampliamento ad altri settori, quali il recupero ed il riutilizzo dei computer e delle biciclette”. Ancora poco, però: “Il numero delle persone che accedono a questo lavoro è largamente insufficiente ad arginare il problema dell’inoccupazione delle persone recluse”, chiude la Berti. Che chiede, tornando alle proposte operative lanciate alle istituzioni, “di intervenire anche a livello politico sulla territorializzazione della pena, per rispettare il diritto agli affetti del detenuto e dei suoi familiari”.

 

Il personale: delle 192 unità assegnate, solo 153 effettivamente operative

Celle strapiene, ma resta l’emergenza dell’organico anche per gli agenti di custodia. Nel 2010, come si ricorderà, sono stati assegnati al carcere cittadino alcuni agenti in più. Ciò non ha attenuato di molto i problemi, secondo quanto rileva il Garante Federica Berti. L’organico attuale è complessivamente di 192 unità assegnate dal Ministero, ma di queste soltanto 167 sono effettivamente in servizio (altre 17 sono distaccate ad altri istituti e allo stesso Ministero, 8 invece hanno malattie irreversibili riconosciute).

“Dei 167 in servizio, gli operativi sono poi 153 per 501 detenuti - sottolinea la Berti -, in quanto vanno tolti i 14 agenti adibiti al nucleo per le traduzioni dei reclusi, richieste dall’autorità giudiziaria presso i tribunali. Ad esempio, i collaboratori di giustizia spesso vanno accompagnati sino in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia”. La carenza di personale, perciò, è evidentissima: in teoria, a fronte di 250 detenuti, servirebbero 236 unità. All’Arginone oggi c’è esattamente il doppio dei reclusi, e mancano 83 agenti rispetto allo standard ottimale minimo.

La Berti evidenzia la professionalità e la dedizione del personale, dal direttore Francesco Cacciola al comandante della Polizia Penitenziaria Giuseppe Battaglia, sino ai singoli agenti di custodia: ma le condizioni di lavoro sono oggettivamente molto difficili. “Il personale è tuttora di un’unità per sezione, con 90 metri da percorrere e un alto numero di persone da sorvegliare, con estrema responsabilità e stress”. Grandi e piccoli problemi si sommano: “Il personale rimane ancora sprovvisto di un telefono ‘cordless’”, evidenzia la Berti che già peraltro l’anno scorso aveva chiesto di risolvere questo aspetto operativo.

Le prospettive di rinfoltire la schiera degli agenti, come si è visto l’anno scorso quando era esploso il disagio ed erano state attuate anche iniziative da parte del sindaco e dei parlamentari ferraresi, non sono comunque rosee. Anzi. “Cresce la preoccupazione che il personale in servizio non venga incrementato - conclude il Garante - neppure a seguito della costruzione del nuovo padiglione da 200 posti, che comporterebbe un aumento delle sezioni detentive da 7 a 12, con un aumento esponenziale delle esigenze di sorveglianza”.

 

Gli stranieri: oltre 110 solo quelli di fede musulmana

Gli stranieri reclusi all’Arginone sono complessivamente 243. Ciò comporta anche particolari attenzioni sotto il profilo del vitto e delle tutele religiose: nella lista degli alimenti appartenenti al cosiddetto sopravvitto sono presenti le carni macellate nel pieno rispetto dei dettami della cultura musulmana. Sono 100 - 110 i detenuti che professano inoltre questa religione, e che settimanalmente frequentano il locale adibito a moschea, all’interno del carcere.
La percentuale di cittadini stranieri all’interno delle prigioni italiane (il 38% su scala nazionale, quasi il 50% nella casa circondariale di Ferrara), presenta “problematiche molto complesse e di difficile soluzione - sottolinea la relazione del Garante; è in questa fascia di popolazione detenuta che si registra infatti la media più elevata di gesti di autolesionismo, con probabilità in relazione all’assenza della famiglia e degli amici, ed alla mancanza di un sostegno sia affettivo che materiale”. Per quest’ultimo aspetto, la Berti ha parole di apprezzamento per alcune iniziative di supporto, garantite da enti e associazioni; si va dal materiale sanitario e farmaceutico fornito dall’Afm all’inserimento del carcere tra i beneficiari del progetto “Brutti ma buoni” di Coop Estense (che recupera alimentari ancora integri). Fino all’attività dell’associazione “Noi per loro” promossa dal cappellano delle carceri don Antonio Bentivoglio: un negozio di via Adelardi vende oggetti per la casa e piccola bigiotteria, il cui ricavato netto (alcune migliaia di euro nel 2010) è destinato proprio ai detenuti.

 

Chiusa la palestra: “attrezzi deteriorati”

Lo sport è una valvola di sfogo per i detenuti. Ma la palestra del carcere ora è chiusa, molti attrezzi sono inservibili (appello alle palestre per attrezzature dismesse). Anche i campi da calcio hanno bisogno di restauro.

 

 

 

 

 


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