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Aversa (Ce): la difficile situazione degli Opg italiani, un Forum discute il superamento PDF Stampa E-mail
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La Repubblica, 14 gennaio 2011

 

Si terrà ad Aversa, nel Castello Aragonese presso la scuola di polizia penitenziaria il 14 e 15 gennaio, il VI Forum nazionale sulla salute mentale dal titolo “Strategie e pratiche per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari: il ruolo dei dipartimenti di salute mentale”.

Gli Opg italiani sono sei: Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione dello Stivere, Montelupo Fiorentino e Reggio Emilia. Vi sono internati i criminali dichiarati incapaci di intendere e di volere, in tutto 1.452 persone. 

Il loro scopo dovrebbe essere quello di accompagnare gli internati in un percorso di reinserimento sociale e per questo dal 2008 il servizio sanitario nazionale è entrato nella gestione degli istituti per favorire il trasferimento dei reclusi ai servizi di salute mentale territoriali. La situazione degli istituti però è allarmante e le strutture si trovano spesso in condizioni estreme con internati lasciati quasi all’abbandono e con gli operatori psichiatrici che non vengono messi in grado di lavorare perché le risorse che lo Stato assicura sono minime.

“Gli Opg sono rimasti sostanzialmente estranei e impermeabili alla cultura psichiatrica riformata, e il meccanismo di internamento non è stato influenzato dalla legge 180. Molti giuristi, psichiatri, politici, opinionisti e cittadini attivi nelle associazioni riconoscono che la persistenza dell’Opg e delle stesse procedure per accedervi sono incostituzionali” denunciano infatti gli organizzatori del Forum.
Le inchieste giornalistiche e parlamentari hanno descritto una situazione spaventosa fatta di strutture fatiscenti e detenuti trovati in condizioni estreme: la commissione Marino addirittura ne trovò uno completamente nudo, legato al letto mani e piedi con della garza e con un foro nel materasso per far cadere gli escrementi in un pozzetto. I casi di suicidio poi non sono rari: proprio pochi giorni fa un internato di Aversa, di soli 31 anni, si è tolto la vita in cella, impiccandosi in pieno pomeriggio senza che nessuno si accorgesse di niente. A questa già tragica situazione bisogna aggiungere il fatto che per i malati mentali brevi condanne si trasformano spesso in quello che viene definito “ergastolo bianco”.

Gli internati non hanno infatti una pena fissa come i detenuti comuni, le misure di sicurezza possono essere prorogate al loro termine se un medico rileva ancora pericolosità sociale o se nessun servizio psichiatrico territoriale si prende carico del soggetto. E soprattutto quest’ultima eventualità accade molto spesso, a dispetto della riforma del 2008, con la conseguenza che persone internate anche per reati minori e con condanne di due anni, sono rimasti in Opg anche 25 anni.

 

 

 

 

 

 


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