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Piccoli passi in avanti per riportare un po di civiltà nelle carceri PDF Stampa E-mail
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Il Mattino di Padova, rubrica "Lettere dal carcere", 10 maggio 2010

 

È arrivata nelle carceri in questi giorni una circolare del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, volta a "contenere il disagio esistenziale dei soggetti privati della libertà personale, e a prevenire il compimento di atti autolesivi". La circolare dispone alcune misure per portare un po' di civiltà in galere, rese ormai sempre più incivili dal sovraffollamento, misure che da mesi, anche dalle pagine di questo giornale, chiedevamo venissero attuate. Si tratta di piccole aperture, come la possibilità di chiamare i familiari che non abbiano un telefono fisso anche a un cellulare; l'opportunità per il volontariato di fare attività con orari più ampi; il potenziamento dei colloqui con i parenti e delle telefonate e alcune indicazioni per migliorare l'assistenza sanitaria. Ma sono comunque segnali importanti che qualcosa si deve fare subito, prima che la situazione precipiti, che i suicidi aumentino ulteriormente, che gli atti autodistruttivi vengano vissuti come l'unico modo per far sentire la propria voce. In particolare, sottolineiamo le nuove regole per l'ingresso dei volontari, fondamentali perché quanto più un carcere è aperto alla società esterna, tanto più ci sono garanzie di trasparenza e di umanità.

 

Una telefonata può aiutare molto

 

In questo clima pesante che si vive oggi nelle carceri, da Roma è arrivato quello che molti detenuti si aspettavano: un po' di umanità. Si tratta di un elenco con accorgimenti minimi per migliorare le condizioni di vita, come l'obbligo di informare la persona detenuta sui diritti di cui può fruire e sulle regole di vita nell'istituto penitenziario e di agevolare i contatti con il difensore; in questo senso, è stato invitato anche il personale penitenziario a farsi parte attiva nel recepire segnalazioni circa la sussistenza di eventuali problemi che affliggono la persona appena entrata in carcere, dato che a volte anche un disguido di tipo organizzativo o burocratico può comportare disagi gravi. Ma il documento contiene anche delle straordinarie novità, come la possibilità di telefonare a telefoni cellulari. Credo che questa attenzione dedicata all'esigenza di facilitare i contatti telefonici con i familiari sia la cosa più preziosa, perché riconosce alle nostre famiglie il diritto di sentire la nostra voce, di sapere se stiamo bene o male, e di aggiornarci su ciò che succede a casa; e per far rispettare questo diritto, l'amministrazione concede l'utilizzo di qualsiasi mezzo che i nostri famigliari abbiano a disposizione. Infatti, noi avevamo finora il diritto di telefonare ai famigliari per dieci minuti a settimana, a condizione però che essi fossero titolari di una linea di telefonia fissa. Questo in concreto significa che, solo chi ha un numero fisso può godere del diritto alla telefonata, mentre ci sono sempre più spesso situazioni in cui i famigliari del detenuto non dispongono di un telefono a linea fissa, e allora si può rimanere anche per tutta la durata della condanna in carcere senza mai telefonare a casa. Da questa privazione sono colpiti soprattutto gli stranieri provenienti da zone sprovviste di rete telefonica fissa.
Questa circolare invita le direzioni ad essere più disponibili rispetto alle istanze provenienti dagli stranieri. E da oggi, il detenuto che entra in carcere e non può avere contatti di altro tipo con i propri familiari, potrà indicare il numero di cellulare dei propri congiunti e fornire copia del contratto intestato al familiare. Per quel che riguarda invece chi è già in carcere, può richiedere di telefonare a un cellulare di un familiare chi non ha fruito di colloqui visivi e telefonici per almeno quindici giorni.
Al giorno d'oggi, la comunicazione è uno dei settori più sviluppati e viene fatta attraverso diverse tecnologie avanzate. Qualsiasi persona "normale" può comunicare in qualsiasi momento con i propri cari e nessuno lo considera più un lusso, bensì una necessità, e anche un diritto se si dovesse mettere in discussione la libertà di farlo. Mentre qui dentro, dove siamo stati reclusi perché condannati alla privazione della libertà, la comunicazione è sempre stata considerata un lusso, una concessione compassionevole dello Stato. In realtà, questo provvedimento, autorizzandoci a chiamare su numeri cellulari, compie un passo enorme di civiltà poiché riconosce anche a noi detenuti il diritto di conservare l'unità familiare, e questo restituisce dignità alle nostre famiglie, che non si sentono più considerate famiglie di serie B. Forse per molti di noi la galera continuerà ad essere quella di sempre, ma il gesto è importante perché segna un cambio di rotta, che si allontana dalla politica del carcere duro, per allinearsi a quel processo di civilizzazione e umanizzazione dei luoghi di detenzione, intrapreso dal resto dell'Unione europea.

 

Elton Kalica

 

Favorire i colloqui con i familiari

 

Dopo anni di richieste ed eventi tragici che hanno funestato l'esistenza di numerose famiglie con un loro caro all'interno delle carceri della repubblica italiana, le istanze di molti detenuti e di numerose associazioni sono state ascoltate: finalmente i colloqui visivi dei detenuti con i propri familiari potrebbero essere resi più umani, specialmente per quei nuclei con figli minori di dieci anni, fase della vita in cui la personalità dei più piccoli ha bisogno della presenza costante di entrambi i genitori. Dico "potrebbe" perché il condizionale è d'obbligo. Dopo anni di lotta da parte di operatori che conoscono la drammatica situazione in cui versano le prigioni italiane, il Dap ha emanato una circolare che raccomanda, tra l'altro, ai direttori di tutte le strutture detentive italiane di potenziare quegli strumenti indispensabili per la continuazione dei rapporti dei reclusi coi propri familiari, quali telefonate e colloqui visivi. Secondo me, proprio questi ultimi sono di vitale importanza per mantenere un rapporto stabile con le nostre famiglie. La stessa circolare riconosce che la mancanza di uno spazio idoneo da dedicare ai colloqui con i propri cari è causa molto spesso dello sgretolamento degli stessi nuclei familiari. Le cui conseguenze possono portare anche a decisioni tragiche, come purtroppo testimonia la triste sequela di suicidi che avvengono nelle nostre carceri. Non dimentichiamoci che la famiglia è anche l'unico ponte col mondo esterno e, in quanto tale, permette ai detenuti di sentirsi ancora legati ai parenti, agli amici, a tutte le persone care che sono là fuori. Ecco perché migliorare i colloqui con le famiglie significa aiutarci a mantenere un equilibrio mentale che si riversa su tutto il mondo carcerario, attuando un vero e proprio circolo virtuoso, che genera maggiore vivibilità e attenuazione delle tensioni nell'intera struttura detentiva. Mantenere dei legami saldi e duraturi con le proprie famiglie è anche un deterrente dal commettere nuovamente reati: chi non ha più nulla è un individuo che non ha più niente da perdere, una mina vagante, che può innescarsi in un qualsiasi momento. Ora ci si augura che le direzioni delle carceri attuino nel modo più veloce possibile la circolare e che rendano più vivibile la vita all'interno delle carceri. Un approccio più umano alla detenzione può spingere persone a un cambiamento molto più di quanto possa farlo qualsiasi punizione esemplare. Forse questo è un piccolo passo verso la vera riabilitazione che, come previsto dalla Carta costituzionale all'articolo 27, non può "consistere in trattamenti contrari al senso di umanità".

 

Pietro Pollizzi

 

 

 

 

 


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