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Nel "contratto" tra Lega e 5Stelle l'idea di un carcere senza speranza PDF Stampa E-mail
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di Liana Milella

 

La Repubblica, 17 maggio 2018

 

Sono numerose, nel "contratto", le misure in tema di giustizia e lotta alla corruzione. Sul primo fronte è prevista la legittima difesa domiciliare, l'inasprimento delle pene per violenza sessuale, furto, scippo, rapina e truffa, nonché "una seria riforma della prescrizione dei reati" senza tuttavia specificare come. Oltre a una stretta sulla imputabilità e gli sconti di pena per i minori.

Contro la corruzione si pensa invece di aumentare tutte le pene per i reati contro la pubblica amministrazione vietando il ricorso a sconti e riti premiali alternativi; di istituire il Daspo a vita per corrotti e corruttori; di introdurre gli "agenti provocatori" sotto copertura per favorire l'emersione dei fenomeni corruttivi.

Sappiamo da dove sono partiti, non può meravigliare dove sono arrivati. Sulla giustizia il libro di M5S e Lega era già scritto, e stupisce lo stupore di noti pasdaran di Berlusconi come Gelmini e Costa. La fotografia era lì, in archivio. Quella delle platee grilline che a Roma e Ivrea applaudono entusiaste Davigo e Di Matteo, due pm da anni in battaglia per una lotta alla corruzione seria, leggi severe su chi evade, pene più alte per tenere in carcere i colpevoli (adesso ce ne sono meno di dieci).

Idem per le platee leghiste che hanno sottoscritto la candidatura di Giulia Bongiorno, l'avvocato di cui si ricorda lo scontro con Berlusconi sulle intercettazioni. Lui voleva cancellarle, lei rafforzarle. E certo, proprio sul programma della giustizia, si celebra il funerale del rapporto Salvini-Berlusconi.

Quest'ultimo, fresco di riabilitazione, non potrà benedire la prescrizione bloccata, gli agenti sotto copertura o infiltrati contro i corrotti, il Daspo per l'imprenditore che corrompe, né tantomeno la cancellazione tout court di qualsiasi sconto o indulto (proprio lui che ne ha goduto).

Ma è sulla galera cieca e senza speranza che M5S sbaglia facendosi trascinare dai furori leghisti, come quelli sulla legittima difesa sempre e comunque che, nella versione salviniana, contiene in sé lo scenario del Far West. D'un colpo via tutte le leggi che hanno sì alleggerito le carceri, ma anche dato speranza a chi si ravvede. Costruiamo più celle e sbattiamo tutti dentro. Né Davigo, né Di Matteo, né tantomeno la Bongiorno l'hanno mai chiesto.

 

Testo tratto dal contratto tra Lega e 5Stelle, Area ordinamento penitenziario

 

Per far fronte al ricorrente fenomeno del sovraffollamento degli istituti penitenziari e garantire condizioni di dignità per le persone detenute, è indispensabile dare attuazione ad un piano per l'edilizia penitenziaria che preveda la realizzazione di nuove strutture e l'ampliamento ed ammodernamento delle attuali.

Bisogna provvedere alla preoccupante carenza di personale di Polizia Penitenziaria con un piano straordinario di assunzioni, nonché intervenendo risolutivamente sulla qualità della vita lavorativa degli agenti in termini di tutele e di strutture.

Occorre realizzare condizioni di sicurezza nelle carceri, rivedendo e modificando il protocollo della c.d. "sorveglianza dinamica" e del regime penitenziario "aperto", mettendo in piena efficienza i sistemi di sorveglianza.

È opportuno consentire al maggior numero possibile di detenuti stranieri presenti nelle carceri italiane, di scontare la propria condanna nel Paese d'origine attraverso l'attivazione di accordi bilaterali di cooperazione giudiziaria con gli Stati di provenienza.

È infine necessario riscrivere la c.d. "riforma dell'ordinamento penitenziario" al fine di garantire la certezza della pena per chi delinque, la maggior tutela della sicurezza dei cittadini, valorizzando altresì il lavoro in carcere come forma principale di rieducazione e reinserimento sociale della persona condannata. Si prevede altresì una rivisitazione sistematica e organica di tutte le misure premiali. Occorre rivedere altresì le nuove linee guida sul cd. 41bis, così da ottenere un effettivo rigore nel funzionamento del regime del "carcere duro".

 

 

 

 

 


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