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Castellano: "Stanza dell'affettività per garantire un po' di intimità familiare" PDF Stampa E-mail
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Redattore Sociale, 21 maggio 2010

 

Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti: "Una giornata dedicata alle prove di dialogo tra famigliari, vittime e detenuti, con un occhio di riguardo al delicato tema dell'affettività". La testimonianza della direttrice del carcere di Bollate.
"Abbiamo voluto dedicare questo evento ai famigliari di entrambe le parti in causa perché volevamo far incontrare persone che hanno sofferto, farle avvicinare le une alle altre in modo da favorire una comprensione reciproca. È questo il solo modo per "spezzare la catena del male", espressione con cui abbiamo voluto titolare questo evento". Così Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, commenta la giornata di studi odierna svoltasi all'interno del Due Palazzi di Padova. Una giornata dedicata alle "prove di dialogo" tra famigliari, vittime e detenuti, con un occhio di riguardo al delicato tema dell'affettività e alle buone pratiche per favorire il confronto e la conoscenza reciproca.
Lucia Castellano, direttrice del carcere di Bollate, ha portato la propria esperienza a testimonianza che anche nel carcere si possono favorire i rapporti familiari: "Noi in realtà non facciamo niente di più di quanto non preveda la legge, cercando comunque di sfruttare al meglio le norme - ha riferito -. Questo significa consentire i colloqui nelle aree verdi in primavera e in estate, permettere i pranzi di Natale e di Pasqua in compagnia dei propri cari, garantire un po' di intimità familiare nella stanza dell'affettività". Una linea condivisa e adottata a sua volta a Padova dal direttore Salvatore Pirruccio: "È importante non ostacolare, ma al contrario facilitare, la vicinanza tra i detenuti e i propri cari, per quanto consentito dalla legge - ha commentato -. Oltre ai colloqui nelle aree verdi, a Padova da molto tempo non c'è più il muro divisorio nella sala dove si svolgono gli incontri".
Sulle esperienze di dialogo tra parenti, detenuti di Bollate e cittadini di Garbagnate ha riferito Laura Vaira, criminologa e mediatrice della cooperativa Dike: "Il nostro obiettivo è di sensibilizzare in materia di giustizia riparativa - riassume - attraverso seminari, laboratori e momenti di riflessione. Questa dovrebbe essere la premessa per favorire la costruzione dal basso di significati di giustizia riparativa, facendo sì che il territorio divenga soggetto attivo e di sostegno nei percorsi che coinvolgeranno gli autori di reato e le vittime attraverso, ad esempio, incontri di mediazione".

 

 

 

 

 


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