Mercoledì 16 Ottobre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

 

 

Ilaria Cucchi: "Non si può lasciar morire una persona da sola, come un animale" PDF Stampa E-mail
Condividi

Redattore Sociale, 21 maggio 2010

 

Giornata di studio di Ristretti Orizzonti. La sorella di Stefano non accusa le istituzioni, ma chiede delle risposte "perché senza noi non possiamo andare avanti".
"Noi capiamo bene le ragioni della burocrazia, ma pensiamo anche che a volte il cuore debba prevalere. Non si può lasciar morire una persona da sola, come un animale". Sono queste le ultime, pacate, parole della sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, intervenuta oggi al convegno "Spezzare la catena del male" organizzato da Ristretti Orizzonti. In pochi minuti, Ilaria ha raccontato gli ultimi giorni che hanno segnato la vita e dei suoi genitori e che hanno portato alla morte di Stefano. Non accusa le istituzioni, consapevole che l'errore di una persona non debba ricadere su tutta una categoria, ma chiede delle risposte "perché senza noi non possiamo andare avanti".
"Da quel giorno la nostra vita è cambiata drasticamente - ha raccontato Ilaria -. Alla normale difficoltà nell'elaborare il lutto abbiamo dovuto aggiungere la difficoltà nel capire ciò che è successo. Al di là della giustizia, che speriamo possa arrivare, abbiamo bisogno di sapere cosa è accaduto per poter andare avanti". La sorella aggiunge poi che Stefano ha vissuto "un senso di abbandono, solitudine, mancanza di diritti ed è così che è finita la sua vita". E ricorda anche i problemi affrontati dalla famiglia: "Quando l'hanno arrestato abbiamo chiesto se dovevamo chiamare un avvocato, ci è stato detto che non serviva e l'indomani Stefano si è trovato con un avvocato di ufficio. Poi ci avevano detto che avrebbe avuto i domiciliari e così non è stato. C'è stata, insomma, da subito poca chiarezza e assenza di informazioni. In Pronto soccorso, poi, non riuscivamo a parlare con i medici: ci dicevano che Stefano era tranquillo e dopo tre giorni è morto". Schiacciata dal silenzio e dai vincoli burocratici, ora la famiglia Cucchi chiede che "in alcuni casi prevalga il lato umano".
Parlando di ciò che è successo, Ilaria non cerca di incolpare le istituzioni: "È evidente che l'errore è stato di singoli e so che ci sono tantissime persone che fanno questo lavoro con impegno e umanità. Individuando e non coprendo le responsabilità di qualcuno, si eviterà di far passare un messaggio sbagliato e far sì che certi episodi non ricapitino". Un commento alle parole di Ilaria Cucchi viene da Lucia Castellano, direttrice della casa di reclusione di Bollate: "Quando capitano questi fatti le amministrazioni devono andare a fondo per far luce su cosa è successo. Nella nostra realtà esiste purtroppo un mondo violento, da condannare, ma anche un mondo buono, da valorizzare. Per questo, cercando di fare chiarezza sulle responsabilità è possibile far sì che il lato buono prevalga". E conclude: "Come amministrazione dobbiamo delle scuse alla famiglia Cucchi e agli altri famigliari quando non riusciamo a farci contaminare dall'umanità della persona che abbiamo davanti e a rispondere con altrettanta umanità".

 

 

 

 

 


Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it