Mercoledì 16 Ottobre 2019
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Le proposte elaborate nella Giornata nazionale di studi PDF Stampa E-mail
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I rapporti delle famiglie con i propri cari detenuti
 

 

Facciamo qualcosa subito per renderli più "a misura d'uomo"


Trasferimenti


I dati sui suicidi hanno portato il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria a sottolineare che una delle fasi più delicate per il rischio suicidario è quella del trasferimento della persona detenuta. Allora forse è il caso di riflettere se non sia importante dedicare una diversa attenzione al tema dei trasferimenti, e all'assenza di qualsiasi trasparenza su tempi e modi con cui vengono attuati.
I trasferimenti delle persone detenute devono rispettare i diritti e la dignità umana. Spesso si rimedia ai disastri del sovraffollamento con lo sfollamento selvaggio delle carceri attraverso la cosiddetta "redistribuzione" dei detenuti sul territorio nazionale, e tutto questo, non a caso, ha un nome molto efficace: si parla di "sballamenti" come se si trattasse di spostare delle merci.
I criteri usati per i trasferimenti dovrebbero invece essere trasparenti e semplicemente più "umani" e tener sempre conto dei diritti riconosciuti dalla normativa nazionale e internazionale in materia.
Le nostre proposte:
• dovrebbe essere rispettato il principio della territorialità della pena, che prevede che non sia superato il limite di 300 km di distanza del detenuto dal nucleo famigliare;
• non dovrebbero essere sottoposti a trasferimento i detenuti inseriti in percorsi culturali, di istruzione, formazione o lavoro alle dipendenze da ditte esterne;
• l'amministrazione del carcere d'arrivo deve dare immediata comunicazione alla famiglia del detenuto dell'avvenuto trasferimento allorché egli giunge nel nuovo carcere d'assegnazione;
• spesso i colloqui telefonici nel carcere d'arrivo vengono interrotti in attesa di nuova autorizzazione, con conseguenti lunghi ritardi; devono, invece, essere riconosciute e mantenute valide le autorizzazioni del carcere di provenienza, sia in materia di colloqui visivi sia telefonici;
• i ricoveri in ospedale civile o all'O.P.G. sono dei trasferimenti a tutti gli effetti e, pertanto, l'amministrazione deve darne tempestiva notizia alla famiglia del detenuto.

 

Colloqui


Se si tiene presente quanto importanti siano per un detenuto i contatti con i propri famigliari e quanto danno può causare l'allontanamento da loro (in particolare per chi entra in carcere per la prima volta), si può capire che l'aumentare il tempo a disposizione per poter stare con loro può dare sollievo almeno in parte allo stato di disagio che il sovraffollamento sta causando.
La vicinanza alla famiglia e l'intensificazione dei rapporti affettivi costituirebbe senz'altro una "medicina" rispetto agli atti di autolesionismo e ai tentativi di suicidio.
Le nostre proposte:
• in considerazione del sovraffollamento in strutture, pensate e attrezzate per ospitare meno della metà dei detenuti presenti, diventa importante estendere i colloqui a tutti i giorni della settimana, compresa la domenica, anche allo scopo di favorire i rapporti con i famigliari, che spesso per recarsi ai colloqui sono costretti a perdere la giornata lavorativa;
• allo scopo di rendere più saldo il legame con la famiglia sarebbe opportuno portare almeno a otto le ore mensili previste per i colloqui;
• dovrebbero essere migliorati i locali adibiti ai colloqui, e in particolare all'attesa dei colloqui, anche venendo incontro alle esigenze che possono avere i famigliari anziani o i bambini piccoli, oggi costretti spesso a restare ore in attesa senza un riparo (servirebbero strutture provviste di servizi igienici);
• si dovrebbero evitare, specialmente per i bambini, le perquisizioni, che dovrebbero riguardare solo il detenuto all'inizio e alla fine del colloquio;
• dovrebbero essere ampliate le occasioni come la Festa del papà, in cui le persone detenute possono incontrare i figli per alcune ore con modalità più "umane" (pranzare insieme, giocare insieme);
• dovrebbero essere attrezzate e utilizzate al massimo le aree verdi per i colloqui;
• dovrebbero essere concessi con maggior rapidità i colloqui con le terze persone.

 

Telefonate


Attualmente, le telefonate sono organizzate in modo tale per cui spesso è richiesto un iter burocratico lungo, con una trafila di domandine e di attese inutili, come quella necessaria per fare le verifiche se uno ha soldi per telefonare. L'introduzione di un sistema di schede prepagate (già sperimentato in istituti come Roma e Terni) darebbe sicuramente come risultato l'eliminazione di queste lungaggini.
Le nostre proposte:
• consentire ai detenuti di gestire autonomamente i 40 minuti mensili previsti dalla legge (la scheda renderebbe più facile questa modalità per gestire le telefonate);
• raddoppiare il tempo delle telefonate, per arrivare gradualmente a una "liberalizzazione", che già esiste in molti Paesi. E forse telefonare più liberamente ai propri cari, mantenere contatti più stretti quando si sta male e si sente il bisogno del calore della famiglia, ma anche quando a star male è un famigliare, potrebbe davvero costituire una forma di prevenzione dei suicidi;
• studiare l'esperienza francese sui colloqui tramite web, per introdurre anche in Italia questo strumento, utile a facilitare i rapporti dei detenuti (in particolare i detenuti stranieri) con le famiglie che sono impossibilitate a visitare i loro cari in carcere.

 

Rapporti tra l'Amministrazione penitenziaria e le famiglie


I rapporti dell'Amministrazione penitenziaria con le famiglie riguardano situazioni di "ordinaria normalità" e situazioni di particolare "criticità", che si verificano nel caso sia necessario comunicare alle famiglie eventi critici, come una malattia o addirittura un suicidio. Ed è inconcepibile che ancora sia dominante un atteggiamento per cui padri, madri, fratelli, sorelle vengono trattati come se fossero loro autori di reati, e colpevolizzati per la responsabilità dei loro cari.
Le nostre proposte:
• studiare la possibilità che venga offerto ai famigliari un servizio di informazioni, tipo URP (Ufficio relazioni con il pubblico);
• per salvaguardare il diritto alla salute e alla cura degli affetti del detenuto, liberalizzare le visite dei parenti ai familiari detenuti ricoverati in strutture ospedaliere;
• rendere chiare le regole che riguardano il rapporto dei famigliari con la persona detenuta, uniformando per esempio le liste di quello che è consentito spedire o consegnare a colloquio, che dovrebbero essere più ampie possibile;
• richiedere una formazione particolare per gli operatori che devono entrare in contatto con i famigliari, e in certi casi anche comunicare "eventi critici" come una malattia.

 

Una legge per i colloqui intimi


Nel 2002, all'interno di una Giornata di studi nella Casa di reclusione di Padova, è stata elaborata una proposta di legge sui "colloqui intimi", che va ripresa al più presto e sostenuta con una raccolta di firme di operatori, associazioni, famigliari.

 

 

 

 

 


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